Più Semplici di così….

di Simone Borri

L'abbraccio di Federico Chiesa al fratello Lorenzo dopo il gol

L’abbraccio di Federico Chiesa al fratello Lorenzo dopo il gol

FIRENZE – E’ un campionato strano, le grandi stentano e almeno per ora c’è spazio ad alta quota per le meno grandi e le cosiddette provinciali. Leonardo Semplici è un bravo allenatore, ed in futuro diventerà anche qualcosa di più. Magari addirittura un profeta in patria. Ma questa sua Spal 2.0 ha molte cose da mettere a punto se vuole concludere la sua seconda stagione in serie A in modo altrettanto positivo della prima. Quella che si presenta al Franchi per testare le ambizioni vere o presunte della Fiorentina assomiglia più ad uno di quegli sparring partners che nella boxe vengono scelti per testare lo stato di forma dei presunti campioni, con il compito di impegnarli duramente ma non troppo. A volte, se il campione vive un momento di entusiasmo, lo sparring finisce subito al tappeto. L’allenatore, se è in gamba, in genere in quei casi non si esalta troppo, poiché avrebbe preferito un test più impegnativo per il suo assistito.

E’ il caso della Spal vista ieri, e alla fine è il suo stesso allenatore a riconoscerlo: la differenza è stata fatta più dai demeriti degli emiliani che dai meriti dei padroni di casa. Anche se questi ultimi di meriti ne hanno, e innegabili: giocano sulle ali dell’entusiasmo, e finalmente con schemi che cercano di mettere in condizione di far male all’avversario gli uomini sulla carta migliori.

Come quel Pjaca che sente arrivare il momento della sua presentazione ufficiale alla città di Firenze, vuole vederlo arrivare con tutte le sue forze. E dopo una serie di occasioni mancate un po’ da tutti i suoi compagni (compreso un gol annullato a Milenkovic per fuorigioco) si fa trovare al posto giusto quando Fares decide di mettere in discesa la partita alla Fiorentina svirgolando completamente su cross di Biraghi e lasciando il numero 10 croato libero di calciare comodamente a rete.

La Spal della scorsa stagione trovava il suo punto di forza principale nella capacità di alzare muri invalicabili dai quali partiva per improvvisi e spesso fulminanti contropiedi. Non per nulla qui al Franchi fece 0-0, interrompendo addirittura quella serie positiva di vittorie a ripetizione che la squadra viola aveva infilato dopo la disgrazia di Davide Astori. Ieri i tifosi emiliani sono stati i primi ad intonare cori in memoria dello scomparso capitano viola al fatidico minuto 13. Ma la Fiorentina non era in vena di sentimentalismi, né la Spal in grado di imporglieli. Come detto, la squadra ferrarese ha molte cose da sottoporre a revisione, a cominciare dalle svirgolate di alcuni suoi uomini chiave.

Come quell’Antenucci a cui affida le sue uniche reazioni al gol di Pjaca, un colpo di testa diretto verso il campo del Firenze Rugby 1931 ed un tiro che il rientrante Lafont ha visto partire prima che la Spal scendesse dal pullman. Lafont – unico cambiamento rispetto a Marassi operato da Pioli – che ieri è stato quasi inoperoso. La Spal in attacco non è esistita.

Poco anche in difesa. La Fiorentina raddoppia con un altro dei suoi uomini che più desiderano il gol davanti al pubblico amico. Sono passati 10 minuti dal vantaggio, la Fiorentina batte il suo secondo calcio d’angolo, né il portiere ospite Gomis né altri della retroguardia ferrarese si peritano di marcare Milenkovic, che salta altissimo e deposita un gol apparentemente facilissimo nella porta sguarnita.

ChiesaBoys180923-002La Fiorentina potrebbe chiudere il tempo con un risultato ancora più rotondo, con Pjaca prima e poi con Chiesa, che comincia il suo show sentendo che è la giornata in cui c’è gloria a buon mercato. C’è spazio anche per una ammonizione a Biraghi, che obbliga Pioli a far esordire il giovane slovacco Hancko, il quale alla fine risulterà autore di una buona prova, mostrando personalità. Il ragazzo si fa vedere subito sia in attacco che in difesa, e su un suo suggerimento Chiesa potrebbe già andare in gol al 51’.

Il gol del figlio d’arte è rimandato solo di cinque minuti. Federico segue un bel contropiede di Pjaca, che gli serve un comodo pallone a centro-area, da insaccare all’angolino destro del portiere Gomis. La cosa più bella della giornata è la corsa di Federico ad abbracciare il terzo Chiesa presente al Franchi, il fratellino Lorenzo che fa il raccattapalle a bordo campo.

ChiesaBoys180923-003Da quel momento è accademia viola. L’episodio più interessante è l’intervento del Var a venti minuti dalla fine, per tramutare un rosso diretto ai danni dell’ex Kurtic (fallaccio su Pezzella) in un giallo che sembra in effetti più equo. Proprio Kurtic, rimasto in campo, potrebbe segnare nel finale il gol della bandiera ferrarese, ma la sua punizione esce d’un soffio al lato sinistro di Lafont, che comunque sembrava esserci.

Fiorentina seconda in classifica, almeno per ora, in attesa che lo spezzatino a cui è ridotta la nostra serie A sia completamente cucinato. Fiorentina che indubbiamente diverte, ed alla quale non bisogna caricare sulle spalle troppe responsabilità. Non sono queste le partite che danno la caratura di una squadra, ne arriva una già martedi. Il folle redattore del calendario ci spedisce a San Siro, in casa dell’Inter che ha cominciato la sua stagione accreditando una volta di più l’aggettivo pazza che la qualifica da sempre.

Ai ragazzi di Pioli va dato atto per ora di aver fatto tutto ciò che era alla loro portata. Quello che viene in più, quello che dovesse portarci, per avventura, più su dell’ottavo posto della stagione scorsa, è – programmi alla mano – tutto trovato.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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