Napule è

di Simone Borri

FedericoChiesa180916-001

Dice che manca la cattiveria. E compriamola, che diamine, Cognigni! Quanto costerà mai, più di Manto Erboso?

Scherzi a parte, passano gli anni, e la solita Fiorentina finisce per perdere dal solito Napoli, grazie ad un gol del solito Insigne. Partita già vista e rivista, partita che presentivamo già prima di vederla giocare ai nostri eroi, per i quali qualcuno ha forse un po’ troppo presto intonato cori che parlano di scudetti già cuciti e coppe già vinte.

Niente di tutto questo. La Fiorentina è una buona squadretta che va a rendere visita ad una squadra forte, il Napoli, che l’aspetta perdipiù con il dente avvelenato per il presunto torto, lo sgarbo subito nella stagione scorsa allorché il 3-0 firmato da Giovanni Simeone chiuse per i partenopei qualsiasi discorso di scudetto, vanificando la bella rimonta sulla Juventus. Sognava una vendetta sportiva il Napoli, quasi che la Fiorentina dello scorso anno avesse dovuto farsi da parte, quasi che l’aver giocato quella partita al proprio meglio fosse stato da parte dei viola uno sgarro intollerabile.

Sognava una vendetta e la sognava assai più facile, il Napoli, anche per l’intenzione neanche tanto segreta di mostrare a Federico Chiesa che alle pendici del Vesuvio si sta meglio che in riva all’Arno, sotto tutti i punti di vista. Invece, la Fiorentina compatta e provvista del fiato necessario nel primo tempo gli ha messo di fronte un film diverso. Poco spazio per i giocolieri Insigne, Maertens e Callejon, marcati a dovere dalla difesa gigliata, Napoli che deve procedere per linee orizzontali senza sbocco proprio come la Fiorentina di qualche anno fa.

Napoli che è quello degli ultimi anni, forte ma non fortissimo, A De Laurentiis si può fare tanto di cappello, perché ci prova con una intensità e una costanza che a Firenze ormai sono soltanto un ricordo. Ma i difetti sono gli stessi, come i pregi. Di fronte ad una squadra in salute atletica che sa difendersi, gli azzurri fanno una fatica enorme, e non sempre la sfangano.

Rischiano anzi qualcosa, sulla gran botta di Eysseric deviata a stento da Karnezis e poi sulla rapina di Chiesa, che a quanto pare a Firenze ci sta bene e vuole segnare ancora tanti gol in viola. Ci va vicino rubando palla ad Allan e mancando il bersaglio di pochi centimetri, a Karnezis stavolta battuto.

Il gol che ha deciso la partita

Il gol che ha deciso la partita

Primo tempo che si chiude con un pareggio sostanzialmente giusto. Occasioni serie, due noi, due loro. Nella ripresa, nodi al pettine. Il Napoli non è solo Insigne, che si dà da fare come una tarantola, ma tutti i suoi attaccanti cominciano a far girare palla a velocità superiore a quanto le risorse viola in calo consentano di controllare, affondando sempre più spesso il colpo improvviso come una lama di coltello nel burro. La Fiorentina, oltre la metà campo, è sempre più soltanto Chiesa, e poco altro. Il centrocampo che pur beneficia del rientro di Veretout è fatiscente, tutto ricade sulle spalle dei quattro difensori, Milenkovic, Pezzella, Hugo e Biraghi, sempre meno a loro agio di fronte alla rapidità di gambe degli avanti di Ancelotti, che sembrano averne di più in quantità e qualità.

E’ questione di pazienza, di insistenza, e di Lorenzo Insigne. Che quando vede viola, vede regolarmente rosso come un toro della Corrida. Oggi poi, che le maglie da trasferta gigliate sono rosse, per lui sembra tutto più facile. Insigne è da sempre il giustiziere dei sogni viola, al cospetto di quelli napoletani. Passano gli anni, passano i difensori, e nessuno a Firenze ha mai capito come marcarlo. Un po’ come succedeva per Totti. Ci prova dovunque e comunque il piccolo centravanti inventato da Ancelotti, e ci riesce addirittura di testa, lui che nell’area di rigore viola dovrebbe essere sotterrato dai nostri baldi difensori. La palla va fuori di poco, ma sarebbe stato un gol bellissimo e beffardo.

E’ il ’79 quando la Fiorentina deve inchinarglisi per la prima volta in questo sabato di campionato, e per l’ennesima da quando lo scugnizzo è al centro dell’attacco partenopeo. Il risultato è giusto, nel secondo tempo ha attaccato solo il Napoli, la Fiorentina si è difesa e anche male. Alla vigilia tutti i commentatori avevano detto che si trattava del primo esame serio per le ambizioni dei ragazzi di Pioli. E’ andata come si prevedeva. Siccome non ci si inventa presidenti di società di calcio così come non ci si inventa in nessun altro ruolo, anche quest’anno il Napoli ha qualcosa in più della Fiorentina, non è per caso e non si tratta solo dei guizzi dell’inmarcabile (per noi) Insigne.

La Fiorentina torna dal San Paolo giustamente ridimensionata, anche se l’assurda vendetta cercata dal Napoli non ha luogo. Anche se non saranno mani azzurre a toccare Chiesa, per bocca di suo padre e per quanto si vede in campo. Ma la sconfitta ci sta, come il risultato di una equazione matematica a scuola.

Peccato. Non per il fatto di aver perso, ma per aver onorato così male quella fascia nera al braccio. Al San Paolo un Giancarlo Galdiolo avrebbe fatto un gran comodo. Riposa in pace, Badile. Ieri per almeno un tempo si sono riposati anche i tuoi eredi.

Sotto con Genova adesso. Sampdoria che non è solo l’altro inmarcabile (per noi) Quagliarella. Sotto con un altro esame. Avanti con il progetto.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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