Emiliano Mondonico nel Viola Club Paradiso

di Simone Borri

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Nel Franchi in festa, Riganò abbraccia un Mondonico sopraffatto dall’emozione, la notte dello spareggio con il Perugia per la serie A

E’ stato un annus horribilus, ci ha portato via anche lui. Emiliano era uno di noi. Ancora prima di arrivare finalmente ad allenare la sua Fiorentina. Nel momento forse più difficile della sua storia, l’allenatore tifoso non si era tirato indietro rispondendo alla chiamata dei Della Valle che all’epoca ci tenevano soprattutto a vincere e non volevano mancare il pronto ritorno in serie A, come promesso.

Era di Rivolta d’Adda, e per uno di quei giochi strani che fa la vita (come direbbe Guccini) si era appassionato al colore viola. Non quello del Real Madrid, ma quello della Fiorentina, che ai tempi in cui lui era ragazzo vestiva gente come Julinho, Montuori, Virgili, Chiappella, Hamrin e compagnia bella.

La Fiorentina non l’aveva mai incrociata, né da giocatore né da allenatore. Non aveva mai fatto mistero che gli avrebbe fatto molto piacere farlo, anche se forse si era augurato lui stesso che avvenisse il più tardi possibile. Nessuno è profeta in patria, dice un vecchio proverbio di quando il calcio era quello storico, giocato dai legionari romani in riva all’Arno nell’accampamento che sarebbe diventato Florentia.

Era un grande allenatore, e fece grandi prima l’Atalanta e poi il Torino. I nerazzurri di Bergamo arrivarono con lui a disputare una semifinale di Coppa delle Coppe nel 1989, persa contro i belgi del K.V. Mechelen che poi avrebbero vinto il trofeo contro l’Ajax. I granata, che non avevano più avuto momenti di gloria dopo Radice e i gemelli del gol, arrivarono invece in finale di Coppa UEFA con lui nel 1992, sempre contro l’Ajax. Malgrado uscissero imbattuti dal doppio confronto a Torino e ad Amsterdam, i ragazzi di Mondonico dovettero assistere alla premiazione finale degli avversari grazie anche e soprattutto ad un arbitraggio casalingo. E’ rimasta celebre la scena del Mondo che agita la sedia contro l’arbitro, gesto per cui si beccò una giornata di squalifica che non ha mai potuto scontare. Le sue squadre non sono più tornate a disputare una competizione europea.

Nel 2003, la Fiorentina si trovava a disputare un campionato di serie B per la quale non aveva potuto attrezzarsi in tempo, grazie alla vicenda del Catania di Gaucci. Cavasin annaspava, e allora i Della Valle chiamarono lui, che arrivò entusiasta e portò di peso Riganò & c. alla qualificazione allo spareggio contro il Perugia, sempre di Gaucci. Mondo era un mister che cavava il sangue anche dalle rape, in senso buono, e fece di giocatori come Enrico Fantini eroi immortali. La Fiorentina tornò in A a tempo di record, anche se la aspettava una nuova impresa: rimanerci, a discapito dei cattivi pensieri.

Mondonico con Giovanni Galli, all'epoca direttore sportivo della Fiorentina

Mondonico con Giovanni Galli, all’epoca direttore sportivo della Fiorentina

Già al termine dello spareggio Emiliano aveva percepito che il prosieguo di quell’avventura non era destinato a toccare a lui. Il Riga che lo abbraccia e lo scuote, invitandolo a tenere duro (come del resto stava facendo lui) è un’altra celebre immagine che nessuno dimenticherà, di quella notte di gioia del Franchi. L’anno dopo, sia il Mondo che il Riga sarebbero durati poco, sopraffatti da un clima di sfiducia nei loro confronti. I padroni si sentivano arrivati nell’Olimpo, e volevano testimonial secondo loro più all’altezza. Gli eroi di Perugia erano visti ormai come superati.

Mondo uscì di scena da signore. Tornò in provincia, nella sua Cremona, a fare l’allenatore e poi l’opinionista. Alla sua Fiorentina non ha mai fatto mancare consigli e opinioni preziose, e per una volta il tifoso e l’allenatore hanno potuto convivere in equilibrio, dentro un gran cuore ed una grande mente.

Firenze non ha mai ringraziato a sufficienza il suo cittadino e tifoso onorario. Sarebbe il momento di farlo adesso, tributandogli onori non inferiori ai grandi della storia viola.

Non è mai troppo tardi. E anche Mondo era uno di noi.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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