7. Il ragazzo che giocava guardando le stelle

di Simone Borri

Giancarlo Antognoni e Gianni Rivera

Giancarlo Antognoni e Gianni Rivera

Fino alla metà degli anni Settanta, la Fiorentina si tolse poche soddisfazioni. Praticamente una sola, quella di essere la bestia nera della Juventus.

Nel 1972-73 la sconfitta per 2-1 a Firenze complicò molto la corsa scudetto della Juve, che solo all’ultima giornata riuscì a sorpassare il Milan andato a suicidarsi a Verona. Nel 1973-74 la sconfitta per 2-0 a Firenze contribuì in modo determinante a favorire la corsa della Lazio di Chinaglia verso il suo primo scudetto, ai danni proprio della Juve.

Nel 1974-75 infine, alla penultima giornata di campionato la Juve venne a Firenze in cerca del punto che le mancava per la conquista matematica dello scudetto. Per i bianconeri poteva essere oltretutto la vendetta rispetto a quell’11 maggio 1969 in cui a parte invertite erano stati i viola a salire al Comunale di Torino. Finì in un’apoteosi, ancora per i viola. La Juve ne prese quattro e dovette rimandare la festa all’ultima giornata. 34′ Zoff aut. (F), 39′ Antognoni (F), 61′ Rosi aut. (J), 73′ Casarsa rig. (F), 78′ Caso (F), questo lo score di una delle più belle e plateali vittorie di sempre sui bianconeri.

Poi, dopo una Coppa Italia vinta sul Milan per 3-2 nel 1975, il buio. Anni di poco gioco e di ancor più scarsi risultati.

Ugolino Ugolini con la moglie Wanda

Ugolino Ugolini con la moglie Wanda

Eppure non si può dire che il suo proprietario di allora, Ugolino Ugolini, non avrebbe meritato egual fortuna rispetto ai suoi due scudettati predecessori. Era nato a Firenze nel 1924, due anni prima della Fiorentina. Era uno di quei fiorentini che aveva avuto successo. La sua impresa, la Gover Gomma (forniture per edilizia e abbigliamento), fondata nel 1952, era diventata ben presto una delle imprese toscane più importanti.

Era entrato nella Fiorentina allorché ne era uscito Befani, nel 1961, diventando uno dei membri del consiglio d’amministrazione durante la Presidenza di Longinotti. Con Baglini era poi diventato amministratore delegato, per rilevare poi da lui proprietà e presidenza quando il presidente del secondo scudetto aveva detto basta, stressato dal durissimo campionato del 1971 conclusosi con una salvezza conquistata all’ultimo tuffo.

Ugolini aveva condiviso molto con Baglini, oltre alle gioie e ai dolori, soprattutto la filosofia imprenditoriale applicata al calcio fiorentino. Pertanto proseguì (o cercò di farlo) sulla strada della linea verde che aveva così ben pagato con il suo predecessore. Anzitutto individuò l’allenatore giusto per il nuovo ciclo in Nils Liedholm, valorizzatore di talenti e fautore del bel gioco come pochi altri mister. Baglini non lo aveva amato, ritenendolo troppo prudente, un non vincente. Ugolini invece gli si affidò senza riserve, e in un primo tempo sembrò aver avuto ragione. Con Liddas (così era stato soprannominato al suo arrivo in Italia), Ugolini cercò di impostare una nuova Fiorentina ye ye cercando talenti in casa propria e a giro per l’Italia sotto la supervisione del mago Pandolfini e dei suoi osservatori.

Giancarlo Antognoni e Marco Tardelli

Giancarlo Antognoni e Marco Tardelli

Inizialmente il progetto ebbe fortuna. I nuovi baby viola arrivarono progressivamente a sostituire gli eroi del secondo scudetto, a mano a mano che questi se ne andavano o appendevano le scarpe al chiodo. Alcuni di questi erano considerati delle vere e proprie promesse al pari dei loro predecessori, e qualcuno arrivò anche a vestire una meritata maglia azzurra (erano gli anni di Bernardini – altro estimatore dei piedi buoni – e della sua rifondazione della Nazionale). Ma soprattutto i nomi di Ugolini e di Liedholm sono consegnati per sempre alla leggenda viola per aver regalato alla città di Firenze quello che è stato e resterà sempre uno dei suoi artisti più grandi, al pari di Michelangelo e del Brunelleschi: Giancarlo Antognoni da Marsciano, in provincia di Perugia.

Da tempo Pandolfini aveva segnalato a Liedholm questo ragazzo magro come uno stecco (lo chiamavano canna d’organo) ma dal talento straordinario. Lo svedese lo vide giocare con una selezione azzurra giovanile, e da subito non ebbe dubbi: «se non diventa un campione questo, non ci diventa nessuno». Antognoni non avrebbe disatteso le speranze di Liedholm e di Firenze.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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