Sedici anni zero titoli

di Simone Borri

Leonardo Domenici e Diego Della Valle

Leonardo Domenici e Diego Della Valle

Per sedici anni ci hanno raccontato la storia di come morì la vecchia Fiorentina, quella del 1926, e nacque la nuova, quella del 2002, che all’inizio si chiamava Florentia Viola per non essere macchiata del peccato originale, i debiti lasciati dall’assassino Vittorio cecchi Gori.

Per sedici anni ci abbiamo creduto, o fatto finta di crederci, facendo buon viso a cattivo gioco per non ritornare più a spalare la neve a Gubbio, o ad aspettare un bonifico da una banca colombiana, o a retrocedere, fallire, sparire come era già successo quella volta.

Per sedici anni ci siamo illusi che alla stagione del salvataggio succedesse, come promesso dai salvatori, quella delle vittorie. Scudetto entro il 2011, Fiorentina all’altezza di Firenze, che tanto ha avuto dai nuovi padroni ma tanto ha anche dato, e non si merita di veder soggiornare nessuno a bivaccare, tra i suoi monumenti.

Per sedici anni ci siamo accontentati invece di vivacchiare, proprio così, all’unica condizione di avere il bilancio a posto, le coronarie in sicurezza, la permanenza nei quartieri tranquilli della serie A, quelli che danno diritto al primo posto non utile per disputare le coppe europee ma che almeno mantengono una distanza confortante (o quasi) dalla zona in cui non vogliamo più ritornare.

Dopo sedici anni, e zero titoli – proprio così, zero, la più lunga gestione proprietaria dopo quella del fondatore Ridolfi e la più povera di vittorie, due tornei amichevoli estivi, uno nel 2014, uno pochi giorni fa – non sappiamo più cosa siamo, e cosa vogliamo. Come malati di Alzheimer, vecchi tifosi ormai assuefatti, dimentichi di quando facevamo tremare il Real Madrid al Bernabeu o vincevamo lo scudetto in casa della Juve. Come bambini autistici, nuovi tifosi convinti che la Fiorentina sia nata veramente nell’agosto del 2002, e non in quello del 1926 com’é scritto negli annali.

Ma chi li guarda più gli annali? Ormai si vive sui social networks, e sui social networks uno come Eugenio Giani può raccontare tutte le storie che vuole. Compresa quella rispolverata ieri, mandata a memoria da tutti, volenti o nolenti. Il sindaco coraggioso e l’assessore allo sport fantasioso che nella notte drammatica in cui muore la Fiorentina hanno l’intuizione geniale per farla rinascere, montano in macchina e vanno fino a Cannes, o Portofino, o dove diavolo Diego Della Valle è ormeggiato con il suo yacht ereditato da John Fitzgerald Kennedy, gli propongono a bruciapelo di acquistare (si fa per dire, il costo di entrata in quel momento è zero, o spiccioli) la Fiorentina il cui titolo sportivo secondo le carte federali dalla mezzanotte del giorno precedente è tornato in possesso della città, e quindi giustappunto del Comune. Ed il grande imprenditore, con la prontezza di riflessi e lo scatto immaginifico che contraddistingue i grandi imprenditori, decide su due piedi, dice sì, nel giro di 24 ore firma le carte, mette su dal nulla una società, nel giro di 20 giorni mette su una squadra, e il resto è storia.

EugenioGiani e Andrea Della Valle

Eugenio Giani e Andrea Della Valle

La leggenda della Florentia Viola è questa, ed è ormai passata appunto nella storia. Per sedici anni ci siamo immaginati, almeno chi ha ancora una immaginazione e voglia di usarla, che le cose magari non erano andate proprio così. Che il Comune a guida PD aveva già messo gli occhi sulla moribonda società di Cecchi Gori. Che si guardò bene da darle una mano lavorando anzi ad una successione che si sarebbe resa possibile e necessaria di lì a non molto. Che assistette impassibile alle manfrine della Co.Vi.Soc. ed a quelle della banca colombiana e del famigerato bonifico. Che nel frattempo aveva trovato una soluzione gradita alla propria parte (il mastelliano Della Valle) e che escludeva l’altra: Forza Italia, Silvio Berlusconi, e qualche imprenditore a lui legato da amicizia, simpatia, contiguità di interessi.

Non si mette in piedi una società in un giorno e mezzo, così come non si mette in piedi una squadra in 15 giorni. Magari i bravi Gino Salica e Giovanni Galli avevano in tasca un foglietto con una lista di giocatori già a luglio, magari Diego Della Valle aveva ricevuto la fatidica proposta di Domenici e Giani sempre a luglio. Magari a pensar male, come diceva un tale che si chiamava Giulio Andreotti, si fa peccato ma ci si indovina?

Sedici anni dopo, ecco il lapsus freudiano di Eugenio Giani, che nella foga autocelebrativa si lascia scappare quel buon compleanno Fiorentina il giorno 1° agosto. E’ il momento in cui, se questo fosse un telefilm poliziesco americano, i due detective che lo stanno interrogando si guardano negli occhi e si dicono: ecco, è fatta, l’abbiamo fatto cantare. E’ il momento dell’ammissione, magari involontaria ma pur sempre ammissione. Il sospetto ha confessato, la Fiorentina era di Della Valle già alla mezzanotte ed un minuto del giorno 1 agosto 2002, su quella barca Giani e Domenici c’erano già stati, loro o chi per loro. La favola della buonanotte era già confezionata quando Cecchi Gori cercava ancora di convincere la Co.Vi.Soc. a lasciare in pace Firenze e la sua squadra. Che fallì per una cifra che dopo sedici anni fa ridere, visto che il CdA dell’attuale A.C.F. Fiorentina dichiara un passivo almeno doppio ogni volta che c’é da spiegare ai tifosi che il tesoretto dell’anno prima è andato a ripianare una buca. A far pari.

Quel buon compleanno di Giani – non ce ne voglia il presidente del Consiglio Regionale – stona parecchio. Da buon PD filodellavalliano non si è accorto che a volte è meglio tacere piuttosto che autocelebrarsi in maniera renziana, lanciando boomerang che poi ritornano indietro, in faccia. A parte il fatto che la Fiorentina il compleanno lo fa a fine mese (giorno 26 o 29, lasciamo la questione ai masturbatori degli archivi storici), retrocedere quello della Florentia Viola dal 3 all’1 ci conferma sedici anni dopo quello che immaginavamo sedici anni fa. E che da sedici anni non ci convince, a dirla tutta.

A.C. Fiorentina (26.8.1926 - 31.7.2002)

A.C. Fiorentina (26.8.1926 – 31.7.2002)

Sedici anni e zero titoli. C’é poco da aggiungere, ancor meno da festeggiare. E da tifosi di quella Fiorentina nata nel 1926 ci auguriamo che nella stagione che va a cominciare non ci sia almeno da rammaricarsi. La passione e l’orgoglio viola sono spariti da tempo, come il tutto esaurito allo Stadio Franchi. Sedici anni dopo, non resta altro che vivacchiare.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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