La Coppa Davis è viola

di Simone Borri

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FIRENZE – Vai a vedere l’esordio in campionato della Fiorentina e ti ritrovi a commentare la prima giornata di Coppa Davis. I viola vincono il primo set e si portano in vantaggio in attesa del doppio, che dovrebbe – sempre qui al Franchi – dire qualcosa di più concreto sulla solidità dell’ossatura di questa squadra. Avversaria l’Udinese, un po’ più consistente di questo Chievo che è sembrato decisamente lo sparring partner ideale per chi organizza un debutto spensierato e di grande effetto davanti al proprio pubblico, in una stagione sulla quale molti investono grandi aspettative.

Sei gol sono impegnativi. Se ti fai prendere dall’entusiasmo, contagiato da quello messo in campo dalla Fiorentina di Pioli per la quale qualcuno già rispolvera il vecchio glorioso aggettivo ye-ye, rischi quello che si rischia in questi casi: deprimerti non appena sotto le gengive ti capita qualche osso più duro (e in questo campionato francamente ce ne dovrebbero essere diversi). Se li sottovaluti dicendo che l’avversario era scarso (ma è lo stesso che ha fatto dannare l’anima alla Juventus fino ai minuti di recupero, vacci a capire qualcosa), rischi di passare per quello che non si accontenta mai. Il Rowenta della situazione.

Ma come? Nel giorno che la Fiorentina compie 92 anni e sembra portarli benissimo, più giovanile che mai; nel giorno in cui la città si riconcilia con la proprietà (dicono almeno le voci ufficiali, ma dentro lo stadio quelle voci finiscono sommerse da cori di ogni genere); nel giorno che fai una scorpacciata di gol che ne bastavano mezzi, come si dice; tu cosa fai, ti metti a spaccare il capello in quattro, anzi in sei?

Non spacchiamo nulla, lasciando che la gente viola si goda quest’ora di vittoria, senza fare pronostici su quelle di sconforto che sono sempre in agguato, anche in annate in cui si sono fatte scommesse meno impegnative di quelle di quest’anno. La squadra più giovane del campionato ha già fatto vedere molto delle sue caratteristiche in questa sua prima uscita. Travolgente quando si lascia andare all’entusiasmo, come tutti i ragazzi. Meno convincente quando deve usare la testa e gestire, come tutti i ragazzi. Appena la Fiorentina si siede, il Chievo esce fuori e mette i brividi, e non dovrebbe essere così, tanto più con il corredo di errori da parte di alcune delle nostre individualità su cui è lecito fare il maggior affidamento. Appena la Fiorentina si ringalluzzisce, il Chievo sparisce e finisce per assomigliare alla Selezione della Val di Fassa.

La verità come sempre è facile che stia nel mezzo. Questa pare una squadra tecnica e veloce sulla cui solidità è lecito tuttavia attendere test più probanti. Una squadra che, se le cose girano per il verso giusto (e non sempre purtroppo, come ben sappiamo per esperienze recenti e recentissime, lo fanno) potrebbe ripetere l’ottavo posto dell’anno scorso a prescindere da cosa faranno le altre, dirette concorrenti o sulla carta fuori portata.

E’ una squadra capace di gesti tecnico-atletici gratificanti, così come di errori disarmanti. Va presa così, la stagione è già cominciata, il mercato è finito e almeno fino a gennaio bisogna che Pioli faccia con questo, e che la fortuna quantomeno non si metta di traverso. I perché e i percome li abbiamo sviscerati fino all’esaurimento nervoso in sede di commento sempre al mercato e non vogliamo proprio ripeterci ancora.

E’ una giornata di spensieratezza, una sera di fine estate che fa tornare in mente atmosfere come quelle del Pupi Avati di Una gita scolastica. Ragazzi che si affacciano ad una stagione della vita che promette tutto e chissà cosa manterrà. Momenti che uno ricorderà più avanti, con nostalgia mista a orgoglio o a tristezza a seconda di come saranno andate tante cose. Uscita dallo stadio in allegria, alla fine, malgrado non tutto sia andato per il verso giusto (in città il clima è diverso da quello che la presentazione ufficiale del match e della stagione vorrebbe dipingere, a prescindere dai 20.000 abbonamenti e dalle diatribe consuete tra Fiesole e Maratona). Ma il tifoso è tifoso proprio – e in molti casi soltanto – per vivere questi momenti.

Semmai, uscendo dallo stadio, si trova confortante la lungimiranza con cui ci siamo portati dietro una felpina, un K-way, qualcosa da mettersi addosso, perché l’estate sta finendo e già si insinua nell’aria quel freddolino pungente che annuncia stagioni più rigide. Così come campi più pesanti e avversari più tosti, da o palla o gamba o da altissima classifica. Roba che, in entrambi i casi, per mission aziendale non dovrebbe riguardarci. Il progetto viola è il quieto vivere, con botte di giocosa spensieratezza come quella di stasera. Non alzeremo trofei come cinquant’anni fa, non dovremmo stare neanche incollati alle radioline tremebondi come sedici anni fa, quando eravamo aggrappati ad un altro Chiesa, il padre. E quando si fece male lui, buonanotte.

Vita tranquilla, senza scosse. A Firenze funziona così, ai fiorentini l’ardua sentenza. Per adesso ci teniamo alcune belle immagini, fotogrammi piacevoli o addirittura struggenti a ricordo di una bella serata: il contropiede di Gerson che innesca il quarto gol, quello di Chiesa figlio; le due mani sollevate di Nenad Tomovic dopo il suo gol della bandiera e dell’ex, a mimare quell’1 e quel 3 che sommati fanno 13 (e ognuno sa cosa vuol dire); gli abbracci scambiati da lontano tra il Cholito che segna il sesto gol ed il Cholo che è venuto a vederlo e gongola in tribuna.

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Buon compleanno, Fiorentina. Che siano più i momenti di vittoria che quelli di sconforto. Di doman non v’é mai stata certezza. Ora meno che mai.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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