I Borgia

di Simone Borri

Jeremy Irons nei panni di Rodrigo Borgia in un celebre sceneggiato

Jeremy Irons nei panni di Rodrigo Borgia in un celebre sceneggiato

Il 10 agosto 1492 il Conclave che doveva eleggere il successore di Papa Innocenzo VIII dette fumata bianca. Era il primo che si svolgeva nella Cappella che da allora in poi tutti avrebbero conosciuto come Sistina (e che già artisti come Botticelli avevano cominciato ad affrescare), e fu anche uno dei più brevi. Scottato dalla precedente esperienza di otto anni prima, il nuovo Papa si era premunito per tempo, stringendo accordi con i Cardinali convocati per l’elezione. Quel genere di accordi che la Chiesa Cattolica stigmatizzava da tempo immemorabile come simonia, ma di sicuro non quella volta.

Roderic Llançol de Borja, spagnolo di Xativa (anzi, catalano, anche se oggi la cittadina ricade nel territorio della Comunità Autonoma di Valencia) era arrivato a Roma senza scrupoli, aveva italianizzato il proprio nome in Rodrigo Borgia e si era dedicato – come un qualsiasi principe rinascimentale – all’unico articolo di fede che gli fosse mai interessato: quella nell’accrescimento del proprio potere personale e della propria famiglia.

Non era il primo spagnolo e neppure il primo Borgia a salire al Santo Soglio. Nipote di Callisto III, la sua elevazione al cappello cardinalizio non inaugurò ma di sicuro rese emblematica la pratica cosiddetta del nepotismo. Che lui stesso avrebbe praticato, implementato e codificato beneficiando alcuni dei figli illegittimi che non ebbe problema a mettere al mondo e poi riconoscere, in barba al voto di castità.

Papa Alessandro VI Borgia in un dipinto dell'epoca

Papa Alessandro VI Borgia in un dipinto dell’epoca

Fu a suo modo un uomo del destino, nel senso che il destino volle che il suo pontificato coincidesse con una fase storica tra le più importanti dell’età moderna, anzi con la sua stessa nascita. Il 10 agosto 1492 il mondo era cambiato o stava cambiando, dopo un lungo periodo che era vissuto su antiche credenze e precari equilibri. La Spagna stava concludendo vittoriosamente quella particolare Crociata che fu la Reconquista, la cacciata dei Mori dal proprio territorio nazionale, al cui episodio finale, la presa di Granada, lo stesso Cardinal Rodrigo aveva dato un contributo consistente in qualità di Messo Pontificio presso le loro Maestà cattoliche Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia. Al cui matrimonio (essenziale per l’unificazione della nazione spagnola così come la conosciamo oggi) il Borgia aveva dato una mano non indifferente.

Conclusa la Reconquista ai primi di quel 1492, la Spagna si ritrovò dai margini della storia europea a diventarne di colpo l’astro nascente. La scomparsa di Lorenzo il Magnifico privò la prospiciente penisola italiana di colui che era stato l’ago della bilancia della sua politica e in ultima analisi la garanzia della sua fragile indipendenza, ed aprì ai tercios spagnoli – addestrati dalla guerra contro i Mori fino a diventare l’esercito più potente del mondo all’epoca – le porte della sua conquista.

Negli stessi giorni in cui il simoniaco Borgia comprava la sua elezione a Papa, le Caravelle di Cristoforo Colombo, armate dai Reali di Spagna, veleggiavano verso il Nuovo Mondo apprestandosi a schiudere al paese che aveva creduto nei sogni dell’ammiraglio genovese (malgrado le superstizioni e gli anatemi religiosi) le porte della conquista di un impero assai più grande, finché il sole non vi avrebbe tramontato più sopra.

I formidabili Tercios de España

Sarebbe toccato proprio al Papa Borgia benedire e regolamentare quell’impero, tirando a Tordesillas quella famosa linea sul mappamondo che per secoli ne avrebbe limitato per diritto divino la giurisdizione a Spagna e Portogallo: tutto ciò che ricade ad est – Africa e Brasile – ai Lusitani, tutto ciò che è a ovest – il resto delle Americhe – ai suoi connazionali.

Rodrigo Borgia avrebbe dettato canoni destinati a durare anche per altre cose. Come detto, fu un principe rinascimentale più che un principe della Chiesa. Il suo figlio Cesare sarebbe stato individuato come l’archetipo a cui avrebbe fatto riferimento Niccolò Machiavelli per la stesura del suo trattato di scienza della politica, Il Principe, ma in realtà il modello di riferimento era stato il padre. Che avrebbe lasciato, nella pratica, l’Italia a soqquadro, la Chiesa screditata ed i figli in qualche modo sistemati.

Cesare Borgia, il Duca Valentino

Cesare Borgia, il Duca Valentino

Mentre il padre Rodrigo scherzava con il fuoco fino a farlo accendere sotto la pira del rogo di Fra Girolamo Savonarola a Firenze, il figlio Cesare fu – o provò ad essere finché la sorte gli arrise – un conquistador della Pianura Padana, arrivando a ritagliarsi un regno in Romagna e a diventare una figura politico-militare di riferimento assoluto (anche grazie all’assenza di scrupoli con cui aveva fisicamente eliminato gli avversari). Divenne quasi una figura romantica, guadagnandosi l’appellativo di Duca Valentino. Finché, dopo aver fatto addirittura eleggere il successore del padre alla sua morte, il destino gli rovesciò il gioco facendo durare quel successore poco tempo. Il successore del successore, Papa Giulio II Della Rovere, non dovendogli nulla lo vide per quello che era, un pericoloso avventuriero, facendolo imprigionare dal re di Spagna nelle cui carceri sarebbe morto.

Di fama non migliore era accreditata durante la sua epoca l’altra figlia famosa di Rodrigo, Lucrezia Borgia, accreditata per tutto il Rinascimento della fama di donna dissoluta e dagli scrupoli non superiori a quelli di ogni altro membro della famiglia. A guadagnarle tale fama, molto giocò quella del fratello, che le fece fuori i primi due mariti per motivi di rivalità politica. Andò meglio al terzo, Alfonso d’Este, che sopravvisse al temibile cognato, e che a gioco lungo si ritrovò soddisfatto delle nozze combinate con la figlia del Papa.

Lucrezia Borgia duchessa d'Este

Lucrezia Borgia duchessa d’Este

La Lucrezia Duchessa d’Este passata alla storia locale fu una moglie (quasi) irreprensibile, una madre affettuosa, una sovrana benvoluta dal popolo, una mecenate che fece di Ferrara una delle capitali del Rinascimento italiano, una filantropa dedita ad opere di carità ed alla creazione di strutture ospedaliere ed assistenziali. Terziaria francescana, morì di parto nel dare alla luce l’ultimo dei suoi sette figli, senza riuscire a scuotersi di dosso la sua fama di femme fatale intorbidita dal pessimo nome che la sua famiglia aveva acquistato.

Il padre l’aveva preceduta nella tomba nel 1503, quando ormai il Mondo Nuovo stava prendendo forma, il Medioevo era finito e l’Età Moderna si stava dispiegando offrendo a principi sempre più machiavellici possibilità ed occasioni che avrebbero fatto impallidire perfino il ricordo delle azioni di Rodrigo Borgia, Papa Alessandro VI. Il Pontefice destinato ad incarnare per sempre tutto ciò che la Riforma Protestante sarebbe di lì a poco arrivata ad esecrare e spazzare via.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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