Feriae Augustanae

di Simone Borri

Rappresentazione delle Ferie Augustanae nell’Antica Roma, pavimento di una sala della villa romana di Piazza Armerina.

Ci sono cose che non mutano attraverso il tempo. Il ritmo delle stagioni, il lavoro della terra. I contadini che festeggiano la fine della mietitura, riposandosi, banchettando e cominciando a rivolgere i primi pensieri a quell’inverno che fa capolino da lontano con i primi temporali estivi.

In principio erano i Consualia, festività della Roma Antica così dette perché si tenevano in onore del dio Conso, una divinità minore ma non di scarsa importanza, in quanto sovrintendeva ai granai ed alle provviste per l’inverno. Un dio dal cui capriccio dipendeva insomma nientemeno che la sopravvivenza.

Erano genti superstiziose i contadini romani, e lo sono rimasti attraverso i secoli. Sono cambiati semmai i calendari, la lingua, i nomi che si danno alle cose, alle divinità, alle speranze di sopravvivenza.

Alla fine dell’Età Repubblicana, Giulio Cesare dette a Roma un nuovo regime, una specie di repubblica che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere presidenziale, ed un nuovo calendario. Il suo successore Ottaviano Augusto, chiamato in causa dalle Idi di Marzo e intenzionato a fare della repubblica presidenziale un Impero senza mezzi termini, dette un nome ai due mesi aggiunti dal predecessore al calendario, Luglio e Agosto (Julius et Augustus). E stabilì che il primo giorno del secondo mese aggiunto fosse di festa, per consentire agli agricoltori dell’Impero di festeggiare il meritato premio alla loro fatica.

Il Palio di agosto dipinto dal pitore belga Charles Szymkowicz

Il Palio di agosto dipinto dal pitore belga Charles Szymkowicz

Nacquero così le Feriae Augustanae, o Feriae Augusti, il Riposo di Augusto. Giunte ai giorni nostri con un nome non troppo dissimile, Ferragosto. La Chiesa Cattolica le spostò al 15 del mese, le vecchie Idi, affinché coincidessero con la celebrazione dell’Assunzione in cielo di Maria. Ai banchetti sull’aia ed alla festa contadina, di cui beneficiavano anche gli animali da tiro e da soma ai quali era concesso lo stesso riposo accordato ai loro padroni umani e che venivano agghindati per l’occasione con ghirlande di fiori, si aggiunsero col tempo giochi e corse dei cavalli. Una delle quali è giunta fino ai giorni nostri. Il Palio di Siena del 16 agosto, il Palio dell’Assunta, pare affondare la propria origine nella notte dei tempi e risalire ad una di queste feriae. Il Pallium era un drappo di stoffa pregiata che già all’epoca si offriva in premio al vincitore.

L’usanza della gita fuori porta, o addirittura in luoghi di villeggiatura risale invece al Fascismo. Il regime ideò la possibilità per una popolazione che in stragrande maggioranza non aveva mai beneficiato di un giorno di ferie dai tempi immemorabili dei secoli bui del Medioevo, di trascorrere uno o più giorni di vacanza in località di mare o di montagna. Le ferrovie dello stato e le strutture ricettive dell’epoca in quelle circostanze facevano forti sconti a chi volesse viaggiare per Ferragosto e nei giorni seguenti. Al vettovagliamento dovevano provvedere le famiglie, da cui nacque l’usanza del pranzo al sacco.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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