Date a Pamela ciò che è di Daisy

di Simone Borri

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Quarantott’ore dopo, i magistrati inquirenti confermano ufficialmente la versione data quasi subito dai Carabinieri in merito alle indagini sull’aggressione a Daisy Osakue, la campionessa italiana di lancio del disco, escludendo il movente razziale. La Osakue, nonostante la sua iscrizione al PD, aveva già mostrato peraltro onestà intellettuale pari al carattere, accettando una formula quantomeno dubitativa rispetto a quanto accadutole e tornando a concentrarsi sugli Europei di Berlino, e non sulle Europee dell’anno prossimo come avrebbe voluto qualcuno del partito a cui è iscritta.

Quarantott’ore dopo, l’Italia – o perlomeno quella parte dell’opinione pubblica italiana che non ha portato il cervello all’ammasso democratico – aspetta ancora le scuse e le smentite dei vari Enrico Mentana, Mario Calabresi, Ezio Mauro e compagnia bella, che continuano invece con imperterrita nonchalance a battere sulla grancassa dell’allarme antirazzista. Non avremo mai quelle scuse e quelle smentite, lo sappiamo, e nel frattempo i prodi direttori della stampa di regime sono già sulla notizia successiva, per addomesticarla alla bisogna del loro editore di riferimento: quel mondo affaristico pseudo-solidaristico che fa capo al partito democratico ed alle sue lobbies nazionali ed internazionali.

Enrico Mentana

Quarantott’ore dopo, si accende la radio o la televisione ancora a rischio e pericolo della digestione. Giornalisti e opinionisti si affannano a gettare dentro la discussione quei sì, ma, però…. come ossi al cane. A Moncalieri – è il messaggio neanche tanto subliminale – sarà anche stato un imbecille, o più di uno, a lanciare l’uovo, ma la colpa è sempre e comunque di Matteo Salvini. Dell’odio che semina. Del clima che crea. Delle Leggi Razziali che vorrebbe reintrodurre. Qualcuno sdammatizza, con la boutade secondo cui l’aggressione alla Osakue è da ascrivere a Forza Uova. Qualcuno guarda nervosamente l’orologio e la foto del Quirinale, non gli hanno spiegato che nel Piano Solo riadattato ai tempi non si fa nulla prima di settembre. Bisogna dare tempo a Maurizio Martina di mobilitare le masse per la grande manifestazione antirazzista di fine estate, se no finisce come a Trento dove hanno fatto una prova estemporanea, e ad affollare la piazza c’erano circa 4 persone. Anche il PD ha una soglia del ridicolo, a quanto pare.

Quarantott’ore dopo, il consiglio di amministrazione della RAI non ha ancora un presidente, perché Marcello Foa non raggiunge la maggioranza dei due terzi della commissione di vigilanza. Forza Italia vota assieme al PD e a LeU, Berlusconi pensa ormai all’azienda, e ha dimenticato il partito-azienda. La RAI continuerà ancora per qualche tempo ad essere l’organo del Partito Democratico, come l’Unità lo era di quello comunista, e impiegherà il canone estorto ai contribuenti a spiegare che Salvini è razzista (a cura del Dipartimento Scuola Educazione) a quel 60% dell’elettorato (in crescita costante) che non ne può più di tante cose – compresa la RAI – e non vede l’ora di poter tornare a rivotare (o votare per la prima volta) Matteo Salvini, la Lega e le altre forze dell’attuale governo. Con buona pace dell’intellighenzia di Capalbio, dei suoi reportages e dei suoi editoriali. E di quei cimiteri degli elefanti RAI che sono diventate le principali reti commerciali.

Il mostro di Macerata, Innocent Oseghale

Il mostro di Macerata, Innocent Oseghale

Quarantott’ore dopo, la OPEN ARMS denuncia ancora una malversazione dell’Italia fascista, dopo che la nave mercantile italiana ASSO 28 riporta in Libia l’equipaggio di 101 migranti raccolto da uno dei pochi gommoni che solcano le acque del Mediterraneo in questi giorni. La ONG spagnola ed il parlamentare fiancheggiatore Nicola Fratoianni, imbarcato sulla sua nave, parlano di respingimento collettivo come se fosse un reato, oltre che un abominio. Non lo é. Perché uno Stato, una nazione, hanno tutto il diritto di decidere se accogliere o non accogliere. Perché una nave mercantile fa ciò che ritiene opportuno, nei limiti del diritto internazionale, e non è soggetta alle direttive dei trattati internazionali che limitano l’azione della Marina Militare e della Guardia Costiera. Perché è stata la Libia ad acconsentire al rientro dei 101 migranti. Perché il vento è cambiato, nello stesso periodo estivo l’anno scorso erano sbarcate 35.000 persone, quest’anno siamo a 5.000. E non sono in vigore Leggi razziali, ma solo direttive governative più conformi all’interesse nazionale. E se anche non si può spedire a casa Fratoianni come non si è potuto spedire a casa il parlamentare off-shore Andrea Mura, perlomeno si possono mettere in condizione di non nuocere ignorandoli, e pazienza per i 20.000 euro al mese che percepiscono. Soldi ne buttiamo via tanti.

Facce da PD, Maurizio martina e Graziano Delrio

Facce da PD, Maurizio martina e Graziano Delrio

Ma soprattutto, quarantott’ore dopo, mentre viene messo alle strette dal PM di Macerata il mostro (per sua stessa ammissione) Innocent Oseghale che racconta i particolari agghiaccianti dello scempio a cui ha sottoposto i resti a quel punto mortali di Pamela Mastropietro, l’opinione pubblica italiana già abbastanza disgustata da tutto quanto sopra elencato non ha ancora sentito una parola da parte degli stessi opinion leaders che concionano di razzismo da giorni a proposito di quanto è successo alla ragazza italiana che probabilmente ha avuto la sfortuna – tra le altre – di avere la pelle bianca. Il suo scempio è stato un atto orribile, per gentile concessione dei mass media, ma guai a chiamarlo razzismo. Guai. Né Martina né Del Rio organizzeranno mai neanche un apericena per la povera ragazza di Macerata. E per tutti quegli italiani che ormai hanno paura a veder uscire di casa le proprie compagne, le proprie figlie, le proprie donne, per il timore di non rivederle più, o di rivederle a pezzi. Con i loro violentatori e assassini impuniti e con sulla faccia quel sorrisetto beffardo che deriva loro dalla consapevolezza di essere in un paese dove la legge non può toccarli.

Quegli italiani che ormai, quando vedono le facce dei Martina, dei Del Rio, dei Renzi, dei Calabresi, dei Mentana, dei Mauro, e tutte le altre facce da PD, cambiano canale. Perché non si può cenare ormai ogni sera in preda alla nausea, al disgusto. Ed alla consapevolezza che se non ce la fa questo Salvini dipinto come così malvagio, dopo non ci resta veramente più niente.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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