2. Guerra e dopoguerra

di Simone Borri

Uno dei primi Fiorentina-Juventus, anni 40

Uno dei primi Fiorentina-Juventus, anni 30

La maglia biancorossa diventò ben presto una maglia viola. Narra la leggenda che il magazziniere della squadra verso la fine degli anni Venti sbagliasse candeggio, ed il bianco ed il rosso del Comune si stemperassero in quel colore che, dopo la perplessità iniziale, sarebbe stato mantenuto con convinzione e crescente affetto, fino a diventare nel tempo il colore stesso di Firenze.

Nel frattempo, per la neonata Fiorentina cominciavano gli scontri al vertice. Quando affrontò per la prima volta la Juventus, questa era già uno squadrone abituato a dominare. Non fa piacere rievocare il risultato di quel primo incontro: 11-0 per i bianconeri, e c’è caso che già allora qualcuno dei nostri nonni o bisnonni cominciasse a provare per i rivali qualcosa che almeno a livello embrionale assomigliasse ad un cordiale odio. Che negli anni successivi avrebbe perso del tutto la cordialità.

Negli anni Trenta ci fu poca gloria per gli avversari della Juventus, nel frattempo gratificata degli epiteti di zebra, Vecchia Signora, o Gobba (con autocompiacimento tipico dei piemontesi, che non capiscono mai dove finisce la propria prosopopea e dove comincia la presa in giro da parte degli altri). In quegli anni, la Fiorentina del nobile, eroico ma evidentemente squattrinato Ridolfi trovò modo di fare conoscenza per la prima volta con la serie B. Neanche a quell’epoca si combatteva ad armi pari con gli squadroni del Nord, e al di sotto del Po per le società di calcio la vita era già dura.

Ma fu proprio in quell’ora di sconforto che si posero le basi per la successiva fuga per la vittoria. Dopo il pronto ritorno in Serie A, la Fiorentina cominciò a farsi valere proprio nell’Italia disastrata dalla Guerra Mondiale. E siccome a Torino la domenica (e gli altri giorni) il calcio stava lasciando il posto alle bombe alleate come passatempo, le sorti cominciarono a riequilibrarsi.

Il 19 gennaio 1941, i viola conquistano il primo storico successo nella lunga serie degli scontri con colei che sarebbe diventata la sua più acerrima rivale. Due storici successi per la verità, all’andata e al ritorno. A Torino la sfida tra gli juventini guidati da Gabetto e dall’albanese Lustha e i viola Griffanti, Menti e Valcareggi si concluse con questi ultimi che espugnarono il capoluogo piemontese con uno storico 3 a 2. Il successo fu bissato al ritorno a Firenze con una vittoria dilagante per 5 a 0.

Sulla scena di un’Italia che si stava pian piano risollevando negli anni successivi all’ultimo grande conflitto mondiale, si riprendeva a correre veloci sull’erba verde degli stadi. Non eravamo più campioni del mondo, ma il nostro calcio decollava faticosamente grazie a una squadra da leggenda, che ha avuto pochi uguali nei decenni successivi: il Grande Torino. Ricordo i racconti di mio padre, da sempre tifoso viola, che mi spiegava come mai un paese in ginocchio ritrovò orgoglio e speranza nelle imprese di Valentino Mazzola & C. Sentimenti che la tragedia di Superga non riuscì a spezzare. E che passarono per osmosi in tutto il calcio (e il popolo) italiano.

Passato nella leggenda il Grande Torino, fu poi negli anni ’50 che cominciarono a prendere forma le battaglie più avvincenti ed emozionanti tra le due ex capitali d’Italia. Anni che videro una Juve di nuovo fortissima, ma che furono degni di essere ricordati anche per la Fiorentina che fece dei vari Cervato, Chiappella e Pandolfini i suoi alfieri. Fino alla prima apoteosi.

(continua)

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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