1. Le origini

di Simone Borri

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L’A.C. Fiorentina nel 1926 giocava con i colori del Comune, in maglia biancorossa

In principio era il football. Nato in Inghilterra attraverso varie evoluzioni di un gioco a sua volta nato proprio qui a Firenze diversi secoli prima, arrivò in Italia con le navi inglesi che nel tardo ottocento venivano ad attraccare nei porti italiani, Genova in primis, e a commerciare e investire nella nascente industria italiana.

Il campionato italiano di calcio nacque dunque nel triangolo industriale Genova-Milano-Torino. Il primo scudetto fu vinto dal Genoa Cricket and Football Club nel 1898, squadra in cui giocavano marinai inglesi e pionieri italiani. Negli anni successivi si affermarono il Milan (nome anglosassone del capoluogo lombardo) e poi una squadra nata sulle panchine del Parco del Valentino a Torino, ad opera di un gruppo di studenti affascinati da questo nuovo gioco d’importazione britannica. Siccome ancora l’inglese non aveva soppiantato del tutto il patrio latino, le misero nome Juventus.

Nei successivi vent’anni, la febbre si diffuse, finché ogni città italiana almeno a livello di capoluogo di regione ebbe la sua rappresentativa nel campionato di calcio. Noi a Firenze arrivammo quasi per ultimi. Abituati per secoli ad essere i primi in tutto ciò che era all’avanguardia in campo culturale e sociale, fummo ultimi nel dare risalto a quello che è stato definito the game of the century, che poi era una variante di un gioco che avevamo inventato noi tempo addietro, quando ancora nella Britannia Felix il passatempo principale erano i tornei di mazza ferrata.

Il grande calcio arrivò a Firenze nel 1926, quando dalla fusione delle squadre rionali esistenti in città nacque l’Associazione Calcio Fiorentina che ebbe come primo storico presidente il marchese Luigi Ridolfi Way da Verrazzano, ex medaglia d’oro della Prima Guerra Mondiale, ex Futurista, ex fascista ante Marcia su Roma, personaggio eclettico che oltre alla Fiorentina fondò l’ACI regionale, il Maggio Musicale Fiorentino, gli Assi Giglio Rosso e finì per diventare un personaggio importante della nascente Federcalcio italiana, al punto da collaborare strettamente col tecnico bicampione del mondo Vittorio Pozzo.

La Fiorentina di Ridolfi nacque in una città ancora all’avanguardia culturale, ma ormai tristemente indietro da un punto di vista economico-industriale. La storia moderna si scriveva ormai al Nord.

In più, il Fascismo trionfante di quegli anni capì subito l’importanza propagandistica di uno sport diventato subito di massa come il Calcio, e non mancò di sfruttarlo. E così, se in campo internazionale fu dato il massimo impulso e risalto alle imprese dei campioni di Vittorio Pozzo, che arrivarono a tenere testa ai maestri inglesi, in campo nazionale si usò largamente il campionato come strumento di elargizione alle masse di panem et circenses. La logica voleva quindi che, a parte sporadiche concessioni a realtà politiche particolari (leggasi a Ras locali come Arpinati di Bologna o alla plebe romana che nel 1942 dava vistosi segni di insofferenza per la guerra che non stava andando bene), il Regime di Mussolini permettesse al Nord di fare quella parte del leone a cui aspirava già allora.

E così già negli anni ’30 dominava la Juventus, e c’è chi dice (dei commentatori dell’epoca) che per quanto la squadra fosse già allora molto forte, anche gli aiuti politici furono forti e cominciò a quel tempo ad alimentarsi la fama dell’influenza della famiglia Agnelli, allora rappresentata dal nonno di colui che sarebbe stato conosciuto come l’Avvocato.

(continua)

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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