Россия 2018 – La morte del calcio

di Simone Borri

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MOSCA – Come in un racconto di Anton Čechov (a cui stavolta rubiamo per parafrasi il titolo), raramente nel calcio moderno i protagonisti si rivelano realmente essere quello che pensavamo che fossero. La colonna sonora delle semifinali è quella di Atto di forza. Francia e Croazia si qualificano alla finale in virtù di una superiore prestanza fisica, di un gioco che una volta si definiva maschio, della sprovvedutezza avversaria, di un po’ di fortuna e di poco, pochissimo altro. Del gioco discreto (bello è, d’ora in avanti, una parola grossa) che aveva fatto illudere una platea ormai abituata peraltro dall’indigestione di calcio alla quantità a scapito della qualità, non rimane purtroppo traccia. Belgio e Inghilterra possono recriminare soprattutto su se stessi, ma le avversarie che vanno avanti lasciandosele indietro non sono state migliori di loro. Soltanto un po’ più smaliziate.

La gioia di Samuel Umtiti per il gol che vale la finale di Russia 2018

La gioia di Samuel Umtiti per il gol che vale la finale di Russia 2018

Francia – Belgio. A parere nostro, la più brutta semifinale vista ad un Mondiale da tempo immemorabile. La squadra di Deschamps si conferma quella che era stata sconfitta a Parigi nella finale dell’ultimo Europeo dal Portogallo, fatta di muscolari, spesso anche picchiatori, catenacciari all’inverosimile. Il calcio champagne di cui si era nutrita la prosopopea transalpina ai tempi di Platini e poi di Zidane (vincevano poco o nulla, a paragone con noi, ma si sentivano ostentatamente superiori a noi in virtù della loro estetica di gioco) è ormai un ricordo, lasciato nelle selve africane da cui provengono la maggior parte dei giocatori che indossano la casacca bleu. Dall’altra parte, un Belgio che ha insegnato ai suoi naturalizzati un gioco assai più accattivante, che però tende a diventare lezioso al pari di quello spagnolo di cui sembra una filiazione e dimentica a volte la similitudine con quello olandese dei tempi d’oro, con cui dovrebbe avere maggior grado di parentela. I belgi giocano, ma i francesi segnano e difendono duramente il loro vantaggio. E in contropiede fanno paura, perché Mbappe non sarà Pelé e Griezmann non sarà Cristiano Ronaldo, ma quando hanno spazio vanno a far male. Con un centravanti più decente di Giroud, la Francia catenacciara e contropiedista ne potrebbe segnare molti di più. Il Belgio si addormenta invece al ritmo del suo stesso gioco, il fuoriclasse Hazard (il miglior giocatore del mondiale, non ce ne voglia Modric) non ce la fa ad affondare nella difesa francese solo contro tutti, i Diavoli Rossi hanno poca penetrazione verticale e contro una squadra che sta in dieci dietro la linea del pallone del resto è difficile averla. E così Dechamps festeggia la seconda finale della storia sua e del suo paese (la precedente, nel 98, l’ha giocata e vinta sul campo). Ma che questa Francia sia un bene per il calcio è tutto da dimostrare. Si corre sempre più veloce, si gioca sempre peggio. Al Belgio la consolazione delle prestazioni più convincenti, con la partita più bella in assoluto contro il Giappone e quella più di sostanza contro il Brasile.

Mandzukic festeggiato da Perisic dopo il gol vittoria

Mandzukic festeggiato da Perisic dopo il gol vittoria

Croazia – Inghilterra. I Tre Leoni aspettavano da 52 anni di tornare in una finale mondiale, di andare contro la loro storia che da mezzo secolo li vede fermati in semifinale, quando va bene. Nel 90 al Mondiale italiano e nel 96 all’Europeo casalingo furono fermati dalla Germania e dai rigori, stavolta si illudono di poter mettere sotto una Croazia che in passato aveva già dato loro dispiaceri ma che stavolta sembrava doversi leccare le ferite lasciate da partite durissime – le ultime due delle quali finite alla lotteria, ed allo stress, dei calci di rigore – e fare i conti con una panchina non lunghissima. I croati scontano per gran parte del match lo stesso vizio del Belgio, la leziosità ed il ritmo blando del loro gioco. Per sessanta minuti circa l’Inghilterra li prende di infilata e finché ha fiato per correre è lei a metterli sotto. E se i suoi forwards avessero un po’ più di cinismo sotto rete, il discorso finale sarebbe chiuso già nel primo tempo. Ma tra le maledizioni che affliggono gli inglesi c’è anche quella che vuole Harry Kane, il centravanti condottiero, mai a segno di mercoledi. E l’Inghilterra gioca la sua semifinale appunto di mercoledi. Gli altri attaccanti mostrano poca dimestichezza con il gol, il solo Sterling appare poter sparigliare la difesa croata e bucare Subasic, ma Southgate lo toglie nel finale, quando già la frittata peraltro è già fatta, e a quel punto gli inglesi spariscono o quasi dalla metà campo croata. Kane ne busca di santa ragione, si rialza e va a prendersene altre, ma non sembra lui stasera il match winner per i suoi. Nemmeno Modric sembra poterlo essere, un altro che quando il gioco si fa duro tende a sparire dal gioco, come Messi ed altre stelle tramontate di questo Mondiale. Ma la Croazia ha altri giocatori che da soli possono fare la differenza, soprattutto con la benevolenza di Cuneyt Cakir, l’arbitro turco che oltre ad una notevole somiglianza con Erdogan mostra una propensione a lasciar menare i balcanici a loro piacimento. La gamba di Perisic in volo sarebbe fermata dovunque per gioco pericoloso, e invece può pareggiare il gol iniziale di Trippier su punizione. Quanto all’ineffabile Mandzukic, la letteratura sportiva è piena delle sue gesta, o mancanza di tali, e delle spiegazioni in proposito. Un attimo prima sembra moribondo per uno scontro con il portiere Pickford, un attimo dopo gli segna il gol decisivo scattando sul filo del fuorigioco alla Inzaghi, dopo aver latitato per tutto il match come spesso gli accade. La Croazia nel finale approfitta dello scoramento inglese (il pareggio di Perisic suona come una condanna a morte per una squadra in calo di energie che si era illusa di poter controllare i minuti finali per tornare a quella finale da cui manca dal 1966) e per diversi tratti sembra tornare quella che ha matato l’Argentina. Difficile dire alla fine anche in questo caso se il risultato è giusto, ma a calcio va avanti chi segna un gol in più.

Da: Asterix e i Belgi, di René Goscinny & Albert Uderzo

Da: Asterix e i Belgi, di René Goscinny & Albert Uderzo

Atto di forza, dunque. Domenica si scontreranno le due squadre sicuramente più toste, difficilmente le più belle. E’ la rivincita della semifinale 1998, anche se le due versioni di allora erano decisamente più piacevoli a vedersi. Chi possa aver la meglio tra la Francia più africana e la Croazia più balcanica che mai, difficile dirlo. Probabilmente deciderà un episodio, come già nelle semifinali appena giocate. E sarà un peccato. Sembrava un mondiale con cui potersi finalmente divertire fino all’ultimo atto, e invece assisteremo ad una specie di rollerball del genere che spesso ci tocca ormai nei mercoledi di Champion’s League.

Onore a Francia e Croazia, per carità. Ma il bel gioco è stato eliminato diversi turni fa.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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