Scorte e buffoni

di Simone Borri

Il video in cui Roberto Saviano dà del "buffone" al Ministro dell'Interno Matteo Salvini

Il video in cui Roberto Saviano dà del “buffone” al Ministro dell’Interno Matteo Salvini

FIRENZE – Oltre 2.000 agenti delle forze dell’ordine sono impiegati attualmente in servizio di scorta a personalità varie secondo i dati resi pubblici dal Viminale. Il Ministro Matteo Salvini sta valutando la revisione di molte di queste scorte concesse a suo tempo per motivi che o erano discutibili allora o sono venuti meno adesso.

La pessima copertina di Time contro Trump

La pessima copertina di Time contro Trump

Il bulletto partenopeo Roberto Saviano, che passa gran parte del suo tempo a New York e quello restante a recitare sceneggiate alla Mario Merola contro lo stesso Ministero che gli mantiene il servizio di scorta è probabilmente uno dei casi da rivedere. Per dare pubblicamente del buffone al Ministro competente (in regime evidentemente di deroga alla normativa sul vilipendio) e per riscuotere i diritti d’autore della sua lotta alle mafie che gli consentono di prendere l’aperitivo a Manhattan piuttosto che sul Lungomare Caracciolo, probabilmente se la può pagare anche da solo. In difetto, non mancheranno certamente apposite raccolte di firme o di fondi da parte dei suoi fan (nel PD pare che ce ne siano diversi).

Anche il presidente emerito Giorgio Napolitano, del resto, mantiene una cospicua scorta. Probabilmente per situazioni rischiose connesse all’andare a prendere il caffè nello storico Gambrinus della sua città natale (la stessa di Saviano), oppure per recarsi a ricevere qualche trattamento sanitario reso necessario dall’età.

Emma Bonino colta mentre abbraccia il controverso finanziere George Soros

Emma Bonino colta mentre abbraccia il controverso finanziere George Soros

Chissà se vuole la scorta anche Emma Bonino, che ha lamentato di recente come la Repubblica (intesa come paese) stia vivendo la sua ora più buia, e la democrazia liberale stia correndo il rischio di estinguersi nuovamente, come già è successo una volta un centinaio di anni fa. In quanto a ore buie, la signora dimentica gli anni settanta, nei quali era distratta probabilmente dall’impegno in battaglie di civiltà meritorie come divorzio e aborto, oppure forse a testare pionieristicamente la possibilità di legalizzazione della cannabis. E dimentica soprattutto il 2011, annus horribilis in cui la democrazia liberale (per merito soprattutto dell’emerito di cui al paragrafo precedente) saltò per davvero, e non ci risulta che la signora medesima abbia battuto ciglio o proferito parola. La democrazia liberale è sempre in pericolo quando vincono gli altri, a regola. E sull’abuso di cannabis è bene riflettere approfonditamente.

Mario Calabresi con l'altrettanto controverso finanziere Carlo De Benedetti

Mario Calabresi con l’altrettanto controverso finanziere Carlo De Benedetti

La Repubblica (intesa come giornale) non passa giorno che non racconti una sua verità alternativa, da universo parallelo. Il suo direttore Mario Calabresi – un altro che forse ha sfruttato una notorietà letteraria, e non solo quella visto il cognome che porta, al di là dei propri meriti effettivi – non ha pudori nel condurre i suoi lettori dentro Matrix (intesa come realtà virtuale fantascientifica e non come trasmissione televisiva condotta da un altro campione della narrazione alternativa dei fatti, Enrico Mentana della 7) dietro a notizie confezionate in maniera tale che avrebbero fatto ribrezzo al peggior manicheismo o alla peggiore Unità (intesa come organo del disciolto partito comunista italiano).

C’é chi almeno sa compiere le stesse operazioni con maggior raffinatezza, pensiamo a quel Marco Travaglio che sul Fatto Quotidiano e in vari salotti televisivi si barcamena quotidianamente (scusate il bisticcio di parole) a conciliare la sua recente affiliazione intellettuale al Movimento 5 Stelle con il suo furore anti-leghista e anti-salviniano. E comunque sono sempre tutti un passo indietro rispetto all’americana e obamiana Time, che ha probabilmente toccato il fondo con la copertina in cui la bimba messicana che piange fronteggia il malvagio presidente Trump sotto la scritta Benvenuti in America.

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La brutta copertina dell’Espresso contro Salvini

Non possiamo dare la scorta ai giornalisti americani, ma a quelli italiani sì. Non perché corrano rischi, per carità, e del resto non glieli auguriamo certo. Ma uno come Marco Damilano che rischi volete che corra, se non quello di rendersi ogni giorno ridicolo sulle colonne dell’Espresso? L’unico rischio serio è quello dei pesci in faccia, perché i lettori indottrinati prima o poi finiranno, e agli altri non gli racconti le cose come piace a te, ma come stanno. O come le vedono tutti i giorni nei loro quartieri degradati delle loro città invivibili, mentre tu detti l’articolo da sotto l’ombrellone a Capalbio.

Rivediamo le scorte, rivediamole. Come quella di Antonio Ingroia, ex magistrato tra i tanti prestati alla politica che sarà anche in pericolo, come dice il collega Di Matteo, ma non certo per aver cavato particolari ragni dal buco in nessuna delle sue attività. E nel frattempo interroghiamoci anche sul perché il solerte parlamentare Michele Anzaldi non insorga ad invocare il vilipendio delle istituzioni repubblicane a beneficio del Ministro dell’Interno Matteo Salvini che viene giornalmente coperto di insulti da rappresentanti di altre istituzioni e addetti all’informazione. O sul perché nessuno senta il bisogno di ricordare all’onorevole Roberto Fico che è pagato per occuparsi del funzionamento della Camera dei Deputati, non di altri problemi come l’ordine pubblico e la lotta alle mafie. O sul perché ancora nessuno scriva sul proprio foglio quotidiano che una nave come la ONG Lifetime che non batte alcuna bandiera nazionale tra quelle riconosciute dalla marineria internazionale alla fine è semplicemente una cosa sola: una nave pirata.

Marco Travaglio con Luigi Di Maio

Marco Travaglio con Luigi Di Maio

Un suggerimento al vicepremier Di Maio, che in queste polemiche da comari di ballatoio interviene non sempre a proposito: non dovete fare quello che c’é scritto nel contratto, dovete fare quello per cui gli italiani vi hanno votato. Siamo stanchi di pagare scorte, così come articoli di giornale fasulli e scritti anche male. Rimettiamo le forze dell’ordine sulle nostre strade. A forza di accogliere chi non se lo merita e non ha rispetto per noi cittadini italiani sono diventate peggio del Bronx.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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