La fiducia del paese e la rabbia del PD

di Simone Borri

ConteDiMaioSalvini180607-001

ROMA – Concludendo, come avrebbe detto Mike Bongiorno, il governo Conte, o governo gialloverde come lo chiamano sprezzantemente molti di quelli che non ne fanno parte, incassa la fiducia di quell’organo che qualifica la nostra repubblica come – appunto – parlamentare senza se e senza ma: 171 si 117 no 25 astenuti a Palazzo Madama, Senato, 350 favorevoli, 236 contrari e 35 astenuti a Montecitorio, Camera dei Deputati.

I se e i ma restano patrimonio dei soli commentatori filo-PD (trasversali ed egemoni purtroppo in tutte le reti, e anche su questo il nuovo governo dovrà porre l’attenzione, pur nel rispetto della democrazia ma anche – e finalmente – del pluralismo) che ancora cercano muniti di lanternino come Diogene difficoltà, insidie, crepe che dovrebbero nei loro auspici neanche tanto velati mettere bastoni tra le ruote del governo da ieri sera pienamente in carica.

La verità, quella che pochi media sono disposti a raccontare, è che da ieri sera il governo del presidente Giuseppe Conte e di Luigi Di Maio e Matteo Salvini è finalmente insediato a tutti gli effetti, e può cominciare il lavoro di cambiamento promesso in campagna elettorale e nel contratto redatto al momento della sua costituzione politica. La diciottesima legislatura è finalmente avviata, e promette di passare alla storia d’Italia come una delle più importanti, di quelle che lasciano il segno.

E' il momento in cui il presidente della Camera Fico proclama la fiducia al governo Conte, che stringe le mani di Salvini e Di Maio

E’ il momento in cui il presidente della Camera Fico proclama la fiducia al governo Conte, che stringe le mani di Salvini e Di Maio

Incassata la fiducia del paese attraverso i suoi rappresentanti, al neonato governo tocca incassare anche l’ira scomposta degli sconfitti. I democratici hanno schiumato rabbia per giorni, mentre si vedevano sfuggire le ultime esili chances di tornare in bazzica tramite governi tecnici del presidente ed escamotages vari, tra richieste dell’Europa e diktat dei fantomatici mercati, per finire a doversi rendere conto che il momento di lasciare il potere è arrivato.

E quel potere tra le loro mani non ritornerà più. Perché succedesse, bisognerebbe che il governo Conte facesse così male da ottenere nel paese lo stesso disgusto e disprezzo che l’azione politica antiitaliana del PD ha ottenuto dopo sette anni di malversazioni europeiste. Difficile crederlo, M5S e Lega hanno i numeri e le idee per fare decisamente meglio, per ridare vita e speranza a questo paese. E del resto fare peggio del PD è francamente un’impresa al limite delle possibilità umane.

Dunque, la pentola democratica che bolle e bolle alla fine deve sfiatare l’eccessiva pressione ed il malumore, e lo fa al dibattito per la fiducia alla Camera, inconsciamente individuato forse come l’ultima occasione di ribalta concessa ad un partito da oggi ufficialmente nelle liste WWF delle creature terrestri in via d’estinzione. Se il governo che oggi comincia a lavorare lo farà bene, crediamo di poter dire che difficilmente il PD ne avrà altre.

Tocca a Graziano Delrio gettare l’ultima maschera dal proprio volto e da quello dei suoi compagni, dando sfogo ad una rabbia troppo a lungo repressa, ad una frustrazione che il vernacolo ed il presunto umorismo toscano dell’ex segretario Renzi non erano riusciti ad esprimere a sufficienza il giorno prima al Senato. L’intemperanza di Delrio corona tutta una serie di interruzioni al discorso del presidente del consiglio incaricato che cercano, in parte riuscendoci, di buttarla in caciara. L’unico ambito in cui il PD evidentemente può avere ancora argomenti.

L'ira funesta di Graziano Delrio, che accusa Giuseppe Conte di essere, tra laltro, un pupazzo

L’ira funesta di Graziano Delrio, che accusa Giuseppe Conte di essere, tra laltro, un pupazzo

Il sangue freddo, una certa classe naturale e l’abitudine a parlare alla platea più esigente che ci sia – quella dei suoi studenti – fanno sì che il premier venga fuori dalla gazzarra democratica senza neanche un capello fuori posto. Come il giorno prima ha liquidato con ironia british la supposta colleganza di Matteo Renzi, così stavolta rimette a posto gli intemperanti oppositori con un semplice richiamo al conflitto di interesse reso evidente dalla loro furia. Dopo aver per decenni invocato quello di Berlusconi, basta stavolta al PD un garbato accenno ai propri per vedersi disperdere – o quantomeno spedire a cuccia – i resti delle proprie orde.

Più che la presentazione del nuovo governo, è, o vorrebbe essere, lo show delle opposizioni. L’ombra di Berlusconi aleggia sull’assemblea allorché si scopre per bocca della Gelmini che quella di Forza Italia sarà durissima, in concorrenza a quella del PD che sta eruttando già adesso fuoco e fiamme. Muoia Sansone con tutti i Filistei, tuona un altro berlusconiano d’antan, Vittorio Sgarbi: dove c’é disordine io prospero, per questo vi voto la fiducia, per vedervi autodistruggere.

Concludendo, avrebbe detto il compianto Mike, l’unica cosa seria, grazie a Dio, pare proprio essere il discorso programmatico del presidente del consiglio, che da stamattina verrà tradotto in attività di governo. C’é un gran bisogno di serietà e di ritorno alla legalità, tra carabinieri che vengono schiaffeggiati e sbeffeggiati da migranti irregolari nel disinteresse generale e poliziotti che ultimamente si sono occupati in prevalenza del reato di vilipendio della figura del fratello del presidente della repubblica.

Lo Stato c’é, afferma orgoglioso Luigi Di Maio, ed è auspicabile che da oggi ricomincerà a pagare i suoi debiti, evitando di far fallire i suoi stessi cittadini. E che provvederà a riformare se stesso e a ripensare i propri rapporti con gli stati vicini. Dublino, stamattina, è un po’ più lontana.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


Visualizza gli altri articoli di Simone Borri

Commenta l'articolo