The Spirit of Saint Louis

di Simone Borri

Charles Lindbergh ed il suo leggendario aereo

Charles Lindbergh ed il suo leggendario aereo

Il 21 maggio 1927 alle ore 22,00 al Champs de Le Bourget, nei pressi di Parigi atterrò un monoplano al termine di un volo destinato a rimanere nella leggenda dell’aviazione. Il suo nome era Spirit of Saint Louis, l’uomo che lo aveva pilotato fino a lì si chiamava Charles Augustus Lindbergh. Era originario di Detroit dove era nato 25 anni prima, era un pioniere dell’aviazione e aveva appena legato il suo nome alla prima trasvolata in solitario e senza scalo dell’Oceano Atlantico. Partito alle 7.52 del 20 maggio dal Roosevelt Field, vicino a New York, atterrò nei pressi della capitale francese dopo 33 ore e 32 minuti esatti.

Charles Lindbergh avrebbe legato in seguito il proprio nome anche alla vicenda del misterioso e tragico rapimento del suo figlio maschio Charles August jr., ritrovato morto dopo 73 giorni dalla sparizione nei pressi della casa dell’aviatore nel New Jersey, malgrado il riscatto richiesto fosse stato pagato. La vicenda, per la quale fu perseguito e condannato alla sedia elettrica Bruno Hauptmann, un immigrato tedesco, avrebbe ispirato ad Agatha Christie la sua opera più famosa, Assassinio sull’orient Express.

Lindbergh sarebbe stato accreditato anche di simpatie filo-naziste, dopo aver ricevuto dal Reich la Croce di Servizio dell’Ordine dell’Aquila – un medaglione d’oro con quattro piccole svastiche, solitamente concesso agli stranieri per servizi prestati in favore della Germania. L’onorificenza andava ad aggiungersi peraltro alla Distinguished Flying Cross ed alla Medal of Honor (*) concessegli nel 1927 dal presidente americano Calvin Coolidge per la celebre trasvolata, ed alla Legion d’Onore concessagli dal governo francese per lo stesso motivo.

In realtà, Lindbergh si era limitato ad esprimere apprezzamenti sul regime di Hitler soprattutto in funzione antibolscevica. E fino al 1940 l’aviatore sostenne semmai una posizione isolazionista per il suo paese, gli Stati Uniti d’America, che a suo dire non erano coinvolti nelle questioni euiropee e mondiali che stavano portando il mondo in guerra. L’attacco giapponese a Pearl Harbor chiarì tra le altre cose anche la sua posizione. Dapprima consulente della Ford, della Lockeed e della Boeing per lo sviluppo dei nuovi bombardieri B-29 denominati Fortezze Volanti, a partire dal 1943 partecipò anche a missioni di guerra nel Pacifico.

Nel 1954 vinse il Premio Pulitzer con le sue memorie intitolate al suo vecchio aereo, The Spirit of Saint Louis. Vent’anni dopo all’età di 72 anni spirò a Maui, nelle Hawaii, dove è sepolto nella località di Kipahulu.

Medal of Honor Ribbon, la più alta decorazione militare americana

(*) «Per aver mostrato eroico coraggio e qualità di navigatore, a rischio della propria vita, nel volo senza soste con il suo aeroplano, lo Spirit of St. Louis dalla città di New York a Parigi in Francia il 20-21 maggio 1927, con il quale il Capitano Lindbergh non solo ha raggiunto il più grande trionfo di ogni cittadino Americano, ma ha anche dimostrato che è possibile l’attraversamento dell’oceano tramite aereo»

Oceano Atlantico – 20-21 maggio 1927

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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