Ce lo chiede l’Europa

di Simone Borri

Bryan Dabo come Balotelli, la gioia per il primo gol italiano che vale tre punti per la Fiorentina

Bryan Dabo come Balotelli, la gioia per il primo gol italiano che vale tre punti per la Fiorentina

FIRENZE – Prima ancora del Genoa, nel terzultimo turno di campionato una volta di più la Fiorentina ribalta la Legge di Murphy: se qualcosa può andar bene, lo farà. Servono tre punti, ce li chiede l’Europa. Ecco tre punti serviti, conquistati anche con personalità e carattere, e quel minimo sindacale di bel gioco che garantisce ormai il campionato italiano.

Conquistati in modo per niente facile contro una squadra rossoblu che prima ti soffre, poi ti potrebbe anche mettere sotto, poi si ritrova in dieci (è il terzo avversario consecutivo della Fiorentina a cui succede, evidentemente i ragazzi di Pioli hanno sviluppato un gioco che induce l’avversario al fallaccio plateale, oppure gli arbitri da un paio di mesi a questa parte ti vogliono più bene che male, quien sabe?) e non ce la fa infine a non farsi sorprendere dalla reazione viola. O per meglio dire bianca, rossa e blu, perché la vittoria di Marassi nasce quasi tutta oltre Ventimiglia, con due ex objets mystérieux, Eysseric e Dabo, eroi di giornata.

Stefano Pioli si presenta sotto la Lanterna con l’undici titolare, quello che si è tirato su e coltivato durante una stagione drasticamente divisa in due dalla tragedia di Davide Astori: una prima parte di assemblaggio di una squadra poco tecnica e ancora poco tosta, una seconda di drammatico compattamento di una squadra diventata – ahimé per forza di cose – tostissima, ed inoltre capacissima di tirare fuori da se stessa tutto quello che ha e qualcosa di più, anche dal punto di vista tecnico.

Giocatori come Biraghi, Benassi, Saponara, Eysseric sono irriconoscibili (in senso positivo) rispetto a inizio stagione. Simeone non sarà mai Batistuta, come già qualche buontempone dei mass media locali sollecita, ma insomma sta crescendo vertiginosamente nel rendimento, oggi niente reti ma lo splendido assist a Benassi del primo gol.

Primo gol che arriva al termine di un primo tempo in cui la Fiorentina tiene palla quasi sempre, e può rammaricarsi di non trovare la porta quanto meriterebbe. Anzi, è quasi quasi il Genoa a rendersi più pericoloso, soprattutto con quell’ex di turno dal nome così comune eppure così significativo per chi se lo ricorda con la maglia viola. Il Rossi soprannominato Pepito quando sembrava la reincarnazione di Pablito oggi scatena qualcosa di più di una semplice nostalgia da album di figurine Panini. Per come sta in campo, verrebbe voglia di domandare agli uomini mercato viola se proprio proprio non c’era verso di…..

Lasciamo stare, e preghiamo che il Rossi che non segna in serie A da quattro anni non lo faccia proprio oggi. La Fiorentina in queste cose è maestra.

Il più clamoroso degli ex, ieri in gol contro la Fiorentina

Il più clamoroso degli ex, ieri in gol contro la Fiorentina

Nel frattempo segna Benassi, imbeccato da un Simeone a cui l’eccesso di foga non toglie più lucidità. Molto lucido anche l’ex torinista a mettere alle spalle dell’estremo difensore rossoblu mentre è in caduta. Un bel gol, con il quale la Fiorentina comincia a saldare vecchi conti in sospeso con quell’estremo difensore, che di nome fa Mattia Perin, e abbiamo detto tutto.

Il vantaggio viola all’intervallo è tutto sommato meritato, ma non appare definitivo, per niente. Basta che Ballardini tolga Rosi per Pandev che la ripresa mostri un film tutto diverso. Il macedone appare subito difficilmente contenibile per la pur consolidata difesa viola, e crea spazi e occasioni per i compagni, a cominciare da quel fatidico signor Rossi che si avventa su ogni pallone, consapevole dell’imminenza del suo momento.

Momento che arriva al ventesimo della ripresa, quando la retroguardia fiorentina si concede una pausa perdendosi Bessa, che affonda e mette in mezzo per l’accorrente….. chi? Ma che domande, Pepito Rossi che cancella quattro anni di voglia, rabbia e attesa segnando il più classico dei suoi gol, rasoterra all’angolino destro di Sportiello che non può farci nulla, ma proprio nulla.

Seconda standing ovation del Ferraris di Genova quando esce Pepito, dopo quella tributata all’ormai fatidico 13’ del primo tempo a Davide Astori. Nel frattempo anche Bryan Dabo (entrato per Badelj) fa vedere che potrebbe essere anche la sua di giornata, centrando un palo clamoroso. Ma è clamorosa altrettanto l’ingenuità viola sull’affondo di Hiljiemark, tutti su di lui e Lapadula, che ha preso il posto di Rossi, tutto solo sul palo più lontano. Mettere dentro per l’ex milanista è un gioco da ragazzi.

Genoa avanti per 2-1 in rimonta. Queste sono le partite che la Fiorentina di solito perde, in ogni tempo, senza se e senza ma. Ma non quest’anno. Quest’anno Murphy è abbonato ad altre squadre, e lassù qualcuno ci ama. Dapprima Pandev suicida se stesso e la sua squadra tentando di emulare Vecino su Mandzukic e beccandosi un rosso diretto dall’arbitro Manganiello. Rossoblu in dieci, con i viola che mettono in campo la loro versione del quarto d’ora granata (con rispetto parlando) e nel giro di due minuti fanno il contro-ribaltone.

Eysseric, entrato al posto di Saponara, si fa trovare pronto sulla smanacciata con la quale Mattia Perin risarcisce i tifosi viola di tante amarezze, mettendo comodo comodo a centroarea per la battuta al volo del francese che non perdona. E’ il 78’, due minuti dopo non perdona nemmeno Dabo allorché l’azione volante ChiesaFalcinelli (entrato al posto di Bruno Gaspar con scelta epocale di Pioli, fuori un difensore dentro tutti gli attaccanti) gli recapita sempre a centro area e sempre comodo comodo un pallone che dice solo buttami dentro. Il Perin di altri tempi avrebbe strozzato in gola l’urlo dei tifosi spintisi fin qui nel capoluogo ligure da quello toscano, quello di oggi lascia libero sfogo al curvino viola e a Dabo che si improvvisa Balotelli andandogli sotto a liberare la gioia del suo primo gol italiano.

Con dieci minuti di recupero da giocare, c’é tempo perché Manganiello sorvoli parzialmente su una trattenuta di Chiesa su Lapadula (con espulsione dalla panchina genoana del protestatario intemperante Zukanovic) e per un ultimo arrembaggio di Medeiros, sul quale Sportiello fa il Perin dicendo no.

Stefano Pioli, da allenatore di transizione ad autore di una impresa storica?

Stefano Pioli, da allenatore di transizione ad autore di una impresa storica?

Passa la Fiorentina al termine di una partita divertente, e sarebbe già tanto così. Ma il senso di questo 3-2 in trasferta contro una bestia tradizionalmente nera per i viola è anche quello di rimettere la squadra di Pioli in scia di Atalanta e Milan, impegnate domenica prossima in un testa a testa che dovrebbe assegnare il sesto posto e dire qualcosa di quasi definitivo anche sul settimo. Con la finale di Coppa Italia infrasettimanale, insomma, la Fiorentina dovrebbe sapere presto di che morte morire o far morire, in attesa del gran galà di San Siro con il quale si concluderà questo pazzo, drammatico, se si vuole assurdo campionato e si compilerà la lista definitiva da inviare all’UEFA delle squadre che partecipano alla Europa League.

Allons enfants. Comunque vada a finire, Europa o non Europa, ci piace pensare che, visto l’entusiasmo che ci stanno mettendo i ragazzi, questo entusiasmo sia condiviso anche nella stanza dei bottoni della società. Che insomma si possa far tesoro di questa stagione come dell’avvio di un nuovo ciclo, magari improntato alla linea verde che in passato (un passato peraltro ormai remoto) ha dato tante soddisfazioni in riva all’Arno. Chissà cosa ne pensano in riva al Tronto.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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