Addio sogni di gloria

di Simone Borri

L'assurdo gol di Leonardo Pavoletti in Fiorentina - Cagliari

L’assurdo gol di Leonardo Pavoletti in Fiorentina – Cagliari

FIRENZE – A voler bene alla Fiorentina, ma parecchio bene, sarebbe forse cosa buona e giusta limitare il resoconto di questa ultima giornata di campionato casalinga a quanto è successo sabato, sorvolando sulla domenica.

Sono le ore 19,00 circa quando una delegazione di tifosi sardi arriva davanti al Muro di Davide, quel settore della recinzione dello stadio dove i tifosi viola da tre mesi a questa parte vanno a depositare gli attestati della loro tristezza per la scomparsa del loro capitano. Astori è stato parte della storia del Cagliari così come lo é di quella della Fiorentina. Ecco quindi spontaneo e profondamente sentito il gesto dei cagliaritani. Un momento bellissimo, sulle cui immagini si potrebbe restituire la linea allo studio, come dicevano una volta i cronisti, e chiuderla qui.

Il pullman del Cagliari davanti al Muro del Pianto per Davide Astori, un momento solenne e commovente

Il pullman del Cagliari davanti al Muro del Pianto per Davide Astori, un momento solenne e commovente

Si potrebbe sfumare il servizio sulle due tifoserie che si incontrano e si abbracciano strette nel dolore comune, e si ritrovano a cena magari a rievocare i tempi andati e le scene di vita con il nostro comune amico e fratello scomparso. Su quella maglia numero tredici che entrambe le società di riferimento hanno giustamente deciso di ritirare, con tanto di cerimonia sul prato del Franchi. #DA13, un ultimo abbraccio e tutti a casa, ci si vede l’anno prossimo in momenti magari più allegri.

Si potrebbe, e sarebbe meglio. Invece c’é una partita da giocare, il giorno dopo. E una partita per giunta a cui entrambe le tifoserie chiedono molto. Un dentro o fuori per entrambe le squadre, e solo una potrà uscire dal campo con stretto nel pugno ciò che chiede.

La Fiorentina cerca i punti per andare a San Siro in vantaggio sul Milan nella corsa per l’Europa. Il Cagliari cerca i punti per ricevere l’Atalanta domenica e potersi giocare ancora la salvezza. Dovrebbe essere un match durissimo, come nella tradizione degli incontri-scontri a cui dalla fine degli anni sessanta le due squadre ci hanno abituato a dar vita.

Una parte della tifoseria viola, quella che ancora ci crede e ci spera, nel tam tam della vigilia mette sul piatto anche antichi rancori e antiche vendette. Qualcuno rievoca l’82, quell’ultima partita in Sardegna che finì con un risultato che costò lo scudetto alla Fiorentina di Picchio De Sisti e Pontello. Come se il Cagliari avesse dovuto scansarsi, allora, per favorire la rincorsa viola allo spareggio con la Juve, e non avesse avuto – anche allora – piuttosto da pensare alla propria salvezza. Perché non rivangare allora anche quel Fiorentina-Cagliari del dopo scudetto che Lo Bello arbitrò favorendo i sardi e scucendo di fatto dalle maglie viola il fresco tricolore per cucirlo su quelle rossoblu?

Lo scambio delle maglie numero 13 (poi ritirate) tra Fiorentina e Cagliari

Lo scambio delle maglie numero 13 (poi ritirate) tra Fiorentina e Cagliari

Il tifoso è tifoso, e ha bisogno spesso di certezze che magari la sua società e la sua squadra non possono – o non vogliono – dargli. A cose fatte, aggrapparsi alla leggenda nera della bestia nera Cagliari, o al Palazzo che anche questa volta ci ha sfavoriti a favore del Milan (che gioca dopo la Fiorentina, conoscendone già il risultato) assolve dalla necessità di tanti altri pensieri, e tutti scomodi.

Assolve da dover giudicare una squadra che va in campo con le gambe molli e il cuore e la testa altrove, altro che avversario cattivo e calendario avverso. Subito dopo la ormai consueta e suggestiva celebrazione del tredicesimo minuto, il Cagliari si rende pericoloso facendo capire che fa sul serio, molto più sul serio della Fiorentina. La quale colleziona calci d’angolo e tiri sbilenchi dalla distanza, mentre gli ospiti vanno vicini al gol già prima di quel surreale minuto 37 del primo tempo. Sulla punizione dalla destra di Lykogiannis la difesa viola sembra la coda dei turisti in attesa di entrare all’Accademia: tutti in fila, composti, a guardare. Pavoletti è già quasi sulla linea di porta, indisturbato. Sportiello non accenna l’uscita, come il gatto quando si accorge sulla soglia della porta di casa che sta piovendo. Il pallone non ha che da battere sulla testa dell’attaccante sardo e buonanotte Fiorentina, buonanotte sogni di gloria.

Si potrebbe chiudere anche qui, saremmo ancora in tempo a risparmiarci il commento di un secondo tempo velleitario, casinista, ma più che tutto svogliato come un ultimo giorno di scuola. Con la Fiorentina che macina gioco inutile e con il Cagliari che butta a terra a turno uno dei suoi a far scorrere i minuti. Con l’unico che ci crede ancora, Jordan Veretout che si suicida – e azzera la propria partecipazione alla prossima gara di san Siro – già qualche minuto prima di farsi buttare fuori da Valeri per un fallo di reazione su Joao Pedro. Al che, è il 95’, la Fiorentina si ridesta finalmente quanto le basta per partecipare alla maxi rissa finale. Il Cagliari ringrazia, non sapeva più come far passare gli ultimi secondi prima che l’arbitro fischiasse la fine.

Maxi rissa finale tra viola e rossoblu, una giornata cominciata bene e finita malissimo

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Che dire? Presentando la partita, avevamo parlato di un certo clima poco rassicurante. Stamattina gli animi più esacerbati dicono senza mezzi termini che partite come questa si perdono solo in presenza di combine (altra categoria mentale facente parte dell’armamentario del tifoso lasciato solo alle prese con le proprie incertezze). Nossignori, partite come queste si perdono perché l’avversario di fronte è più determinato (la famosa forza della disperazione), perché oggi il vento che spira non è più il solito, alle spalle, ma soffia contro, in faccia. Perché oggi l’arbitro non butta fuori nessuno degli avversari, ma semmai uno dei tuoi. Perché, soprattutto, l’aria che i giocatori hanno respirato per una settimana in società non è quella che molti hanno voluto far credere. E in campo si è visto.

Se tu hai alle spalle una società che chiede, PRETENDE che tu la domenica successiva vada in campo ad aggredire avversari, pallone, erba, tifosi, perfino l’aria, tu la domenica successiva vai in campo con il sangue agli occhi e la bava alla bocca. Altrimenti il lunedi vieni convocato in sede a dare spiegazioni della tua prestazione insufficiente. La volta dopo, se ci rifai, vieni convocato con il tuo procuratore, al quale viene fatto capire che vi potete cercare un’altra squadra (se vi riesce). Senza scomodare la solita Juventus, in diverse altre società funziona così.

Se invece hai alle spalle una società che sì, insomma, a discorsi apre cicli, rifonda squadre, si ricompatta e stringe nuovi patti con città e tifosi, ma poi all’atto pratico i suoi proprietari non si fanno vedere mai, NON LI SENTI MAI, e quando li vedi percepisci che contano come il due di coppe a briscola, ma soprattutto percepisci che se vinci vabbé, ma se nella partita decisiva perdi (e le Coppe non si fanno) va ancora meglio, tu la domenica vai in campo a fare prestazioni come quella della Fiorentina di ieri. Senza né capo né coda, senza mordente, senza presenza effettiva sul terreno di gioco. Il resto son discorsi di contorno, a qualunque ora tu giochi e con qualsiasi formazione.

E’ abbastanza chiaro? Fiorentina-Cagliari, per una società che vuole riaprire un ciclo e per una squadra che vuole celebrare degnamente un compagno scomparso regalando alla sua memoria una clamorosa qualificazione alla Europa League, è stata una partita semplicemente ridicola. I motivi crediamo di averli spiegati esaurientemente.

Niente cattivi pensieri, soltanto uno, semmai, ironico. Ci immaginiamo Andrea Della Valle sudato come quella domenica con Renzi in tribuna, arrivare trafelato ed esausto dal fratello ad annunciargli la salvezza. Quella del loro portafoglio.

Passerella finale a San Siro, dove questo campionato prima assurdo, poi tragico, poi a suo modo pazzesco è cominciato. Il cerchio si chiude. Poi tutti al mare, altro che preliminare. Appuntamento a Moena, Madama Plusvalenza.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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