Viola, core de ‘sta città

di Simone Borri

Benassi va a dare il "cinque" a Pioli. La trasferta più difficile comincia bene.

Benassi va a dare il “cinque” a Pioli. La trasferta più difficile comincia bene.

ROMA – «La Fiorentina non si ferma più», dice Sandro Mencucci a margine della cerimonia di conferimento a lui ed alla Fiorentina Women’s del Pegaso per lo Sport 2018 da parte della Regione Toscana. Trattandosi di uno che solitamente antepone i fatti ai discorsi, nonché dell’unico che nell’A.C.F. Fiorentina può dire di aver messo in bacheca qualcosa negli ultimi sedici anni, possiamo crederci. Ancor prima di scendere in campo all’Olimpico sponda giallorossa, vestiti della maglia azzurra del Quartiere di Santa Croce.

Difficile crederci, ma al punto in cui siamo arrivati doveroso. Dopo cinque vittorie consecutive, stavolta i ragazzi di Pioli si trovano di fronte un avversario di prima fascia: la Roma di Di Francesco, reduce da una partita giocata alla pari nientemeno che con il Barcellona, e persa – al di là di quanto dice il punteggio – soltanto per sfortuna e sviste arbitrali.

Se sia vero che da un mese a questa parte i viola scendono in campo in dodici (perché c’è quel #DA13 che si è aggiunto come un elisir miracoloso allo spirito di ognuno dei suoi giocatori), oppure che lo stellone viola fa sì che ogni avversario viene incontrato nel suo momento peggiore (i giallorossi presi tra le due partite contro il Barça per forza di cose non possono avere la testa sgombra e le gambe sciolte come di loro consueto), sta di fatto che la pattuglia viola si sente autorizzata a presentarsi sul prato dell’Olimpico determinata ad allungare incredibilmente la serie.

A leggere le formazioni, anche al netto dei rifiati concessi da Di Francesco ad alcuni dei suoi in vista del ritorno contro i blaugrana, diresti che non c’è storia. Stavolta il compito è improbo, l’avversario è talmente superiore da non lasciare scampo nemmeno a chi crede in San Davide. Che tra l’altro era un ex anche qui, a Roma. E anche qui, in riva al Tevere, adesso si accorgono di non rimpiangerlo abbastanza.

E invece, arriva la sesta vittoria. Stavolta non ci sono discussioni. I viola, per l’occasione di azzurro vestiti, si presentano subito tenendo palla per ben due minuti, finché il mitico Veretout pesca da destra sul palo opposto l’altrettanto mitico Saponara, che mette al centro per l’accorrente Benassi. Il quale, in procinto evidentemente di ritagliarsi il suo proprio spazio nel mito, non sbaglia il rigore in movimento. Tutto talmente bello e facile da far dire: ma noi quali siamo, gli azzurri o i giallorossi?

Tutto troppo facile. Segue mezz’ora e più di assedio romanista, con Pezzella e Sportiello a fare gli straordinari sui ripetuti tentativi dei padroni di casa di non cedere alla tentazione di pensare soprattutto al Barcellona. Laurini fatica su El Shaarawy, Pezzella su Dzeko, il centrocampo viola con Veretout, Saponara, Dabo ed un Eysseric in crescita cerca di alzare una barricata che possa reggere.

La barricata regge, fino al raddoppio di Simeone. Del quale bisogna dire una cosa: ci sta mettendo tanta grinta, tanta volontà, e mezzi tecnici che si stanno affinando. Se era sembrato spettacolare il raddoppio di Udine, quello di Roma lo è ancora di più. Tenere palla in corsa tra Manolas e Peres non è da tutti. Presentarsi solo davanti ad Alisson e fulminarlo è da ancor meno.

La gioia del Cholito, al secondo raddoppio decisivo consecutivo

La gioia del Cholito, al secondo raddoppio decisivo consecutivo

La Roma che va al riposo sotto di due reti accuserebbe il colpo tanto volentieri, ma non può permetterselo. In tribuna ci sono gli osservatori spagnoli e quelli dell’Inter, che sente odore di terzo posto. Nella ripresa, i ragazzi di Di Francesco vengono avanti a capo basso come gli indiani di Cavallo Pazzo a Little Big Horn. Ma la difesa viola in qualche modo tiene, e Pezzella riesce addirittura a fare una sortita delle sue, che potrebbe far male su punizione di Biraghi se Fazio non lo anticipasse. L’ultima vittoria viola all’Olimpico era stata un 3-0 in Europa League, e ce la ricordiamo anche perché il povero Davide Astori quella sera era dall’altra parte. Stasera tre gol alla Roma sarebbero troppi, immeritati, ed è già tanto riuscire a tenere così, fino alla fine.

Dopo due traverse giallorosse ed una caterva di emozioni da ambo le parti (erroraccio di Gil Dias che potrebbe lanciare Simeone completamente solo nella metà campo avversaria), arriva come Dio vuole il sesto minuto di recupero, e la fine di un match che allunga la serie viola a sei. E stavolta al termine di una partita vera, tesa, sofferta e di gran livello.

Che dire? A questo punto bisogna provarci. Prima di tutto perché le motivazioni date da Pioli e dalla disgrazia a questi ragazzi hanno prodotto qualcosa di irripetibile. Per ritrovare una striscia positiva viola così lunga non sappiamo quanto indietro bisogna andare. Per concludere positivamente la rimonta verso l’Europa League basta veramente e incredibilmente poco. La Fiorentina non ha giocato e non gioca meglio di squadre che da stasera le sono dietro, e nemmeno del Milan che ormai è nel mirino. Ma in questo finale di stagione ha qualcosa in più. E va messo in campo.

E poi, diciamocelo, sarebbe un bel banco di prova anche per la società. Quella che ancora deve portare a casa qualcosa, aggiungere qualcosa alla bacheca, per andare prima o poi a ritirare il suo bravo premio in Comune o in Regione. Dopo una rimonta così, davvero, andare a giocarsela malamente in Europa sarebbe la peggior cosa possibile.

Qualcuno scruta gli astri e interpreta le cabale. E forse a questo punto è la disamina tecnica più giusta. Sei giocate più sette da giocare fa tredici. Anzi: #13. Hai visto mai…..

 

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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