L’anima nera della repubblica

di Simone Borri

L'emerito presidente

L’emerito presidente

La nostra è una repubblica parlamentare. Esiste una prassi costituzionale sottintesa – o sovrapposta – alla Costituzione. E allora ogni incarico di governo è un Circo Barnum che si ripete, indipendentemente da cosa ha votato il popolo. Anzi, il popolo è un dettaglio, e nemmeno dei più importanti.

Più importante è che il presidente della repubblica di turno ossequi se stesso ed il sistema, ripetendo gesti e rituali previsti da quella prassi. E così, ecco che il primo a salire al Colle per le consultazioni (ad un mese abbondante di distanza dal voto popolare, non sia mai che un rituale sia guastato, involgarito da una fretta come quella dei rozzi inglesi, che votano il giovedi, il venerdi hanno un governo, il sabato la Regina gli conferisce l’incarico, il lunedi è a lavorare a Downing Street) è il presidente emerito Giorgio Napolitano.

Prende male. Per la precedenza e per la persona in sé. Abbiamo detto più volte tutto il male possibile – e giustificato, a nostro parere – di colui che chiarì già in giovane età il suo rapporto con il popolo. Era il 1956, di novembre, e Napolitano applaudì i carri armati dell’Armata Rossa che stroncarono nel sangue la rivolta ungherese, il primo dei popoli dell’est europeo caduto oltre cortina di ferro che si ribellava al nuovo tiranno succeduto ad Hitler, il comunismo. Colui che Kissinger chiamava il mio comunista preferito, e questo doveva suggerire qualcosa sullo spessore umano, morale e politico del predecessore di Mattarella.

Il quale, essendo fatto della stessa pasta, lo invita ben volentieri ad aprire le danze post-elettorali. Quella foto dei due nello studio che conoscono benissimo perché è da esso che a turno hanno condotto tutte le manovre – qualcuno direbbe i maneggi – volte ad assicurare al paese un governo che esso non aveva chiesto, anzi, aveva chiesto sistematicamente qualcosa di segno opposto; quella foto – dicevamo – è inquietante. Ci dà la misura che di nuovo qualcosa di sinistro sta per accadere(*). Qualcosa che vanificherà, disattenderà, vilipenderà il voto espresso dal popolo.

La prassi costituzionale: primo ad essere ascoltato dal presidente è il presidente emerito

La prassi costituzionale: primo ad essere ascoltato dal presidente è il presidente emerito

Napolitano, che dovrebbe rispondere già di una lunghissima serie di azioni politiche istituzionali per alcune delle quali il nostro ordinamento se non andiamo errati prevederebbe tutt’ora la messa in stato d’accusa per il reato di alto tradimento e attentato alla costituzione, continua imperterrito nella sua opera di referente di poteri forti e di grande vecchio della politica italiana. Malgrado ormai trascini i suoi passi a fatica, aiutandosi con quel bastone che fa bella mostra di sé nella foto ricordo del Quirinale.

Ma lui avvelenerà l’aria della politica nazionale fino al suo ultimo giorno, c’é da giurarci. Aggrappato al potere più che alla vita come nessun altro. A confronto a lui, la buonanima del senatore Andreotti pareva Cincinnato, ritiratosi gli ultimi anni a godersi la pensione, a dispensare consigli ed aforismi solo se direttamente interpellato.

Lui no. Con quel phisique du role che ai fan di una certa letteratura e di una certa cinematografia non può non ricordare il Lord Voldemort acerrimo nemico di Harry Potter, il presidente emerito si precipita (metaforicamente parlando) a consigliare il suo successore – il Mattarella dagli occhi di Sfinge e dal passato politico ugualmente sinistro, sintetizzato e riassunto dall’obbrobrioso Mattarellum – circa l’incarico da conferire a qualche nuovo serpente Nagini (per restare in tema) di turno. Qualche professor Monti che stia bene sia ai poteri forti sia a quelli ormai quasi morti, il PD che – unico sconfitto dal voto popolare – egli vorrebbe riportare in vita assieme a tutti coloro che hanno il popolo in gran dispetto.

Uno di questi è Beppe Grillo, nel cui blog si parla sovente di scie chimiche e di filosofia politico-informatica. Di sicuro, se quelle scie chimiche esistono e rilasciano sostanze nocive egli ne è vittima certa. Si atteggia anch’egli a grande vecchio che come un D’Annunzio adattato ai tempi sbeffeggia popolo, istituzioni e buon senso, non più legittimato da alcuna investitura legale del Casaleggio 2.0. A costoro, ed al background politico da Grande Fratello frammisto al peggior simil-Futurismo (ci perdoni la buonanima di Filippo Marinetti, che era comunque persona molto più seria di questi) che si portano dietro, pare rendere ossequio e conto più che all’investitura popolare il buon Gigi Di Maio.

Il quale avrebbe da giustificare un 32% di consensi traducendolo in termini di partecipazione ad un governo di cambiamento e invece si fa imbeccare, apparentemente, alcune uscite che sembrano anch’esse un invito a risorgere al vecchio che avanza. Che non muore (anche perché nessuno gli infligge il colpo di grazia): il PD.

Vogliamo credere che il suo atteggiamento sia un escamotage per trattare con alleati scomodi al pari di quello di Salvini, che però ha gioco migliore a mantenersi fedele ad una coalizione in cui militerà sì il vecchio Berlusconi da qualcuno ritenuto pregiudizievole in quanto pregiudicato, ma sempre meglio che uno spostato che non distingue la politica dalla pubblicità degli yogurth ed un altro che ha l’unico merito di essere il figlio di un altro spostato dai capelli più lunghi, pace all’anima sua.

Mentre il buon Di Maio rischia di giocarsi futuro e sopravvivenza (i 5 Stelle si sentono più furbi di tutti, passati, presenti e futuri, né più e né meno di quanto si sentissero i comunisti 40 anni fa, che poi finirono mangiati dai democristiani, il PD dell’epoca) dando retta al sibilo di Lord Voldemort, alle boiate del senescente Grillo o a quelli che secondo certa stampa sarebbero i diktat statunitensi (ma ve lo immaginate Trump che non vuole Salvini al governo in Italia? nemmeno il buontempone cabarettista Scanzi o il Grima Vermilinguo Calabresi sarebbero in grado – da soli – di escogitare una panzana così), Mattarella aspetta.

Egli ha già visto morire nella culla la Seconda Repubblica. Che cosa volete che sia per lui la Terza, se i suoi alfieri sono ragazzetti che si sentono più furbi di tutti, e che la domenica però vanno ancora a pranzo da quella coppia di fatto che sono i loro genitori (politici) e magari gli portano anche la busta dei panni da lavare?

Egli aspetta, assieme a Tu-sai-chi. Ed a quel serpente che non muore del PD.

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Di Maio, grillo e Casaleggio

(*) film del 1983, diretto da Jack Clayton, Walt Disney Picture, genere horror

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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