Onor di capitano

di Simone Borri

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MARCO: «Hai dimenticato le scarpe da me»

DAVIDE: «Me le ridarai domani»

Questo scambio di SMS contiene le ultime parole pronunciate in vita da Davide Astori, poco prima di mettersi a letto e scivolare in un sonno da cui non si sarebbe più risvegliato.

Aveva trascorso la serata dopo cena nella stanza dell’amico – collega Sportiello, portiere di quella Fiorentina di cui lui era il capitano. Fattasi l’ora della ritirata, aveva salutato l’amico, convinto di rivederlo a colazione la mattina dopo, a poche ore dalla partita di campionato sul campo dell’Udinese.

A quella colazione, Davide non si è mai presentato. Saranno gli inquirenti a stabilire – se possibile – che cosa ha tramutato il suo riposo nel sonno eterno, privando Francesca Fioretti del suo compagno e la piccola Vittoria del suo babbo. Una malformazione, un virus, un diosolosacosa. Un qualcosa che pure nella nostra società supertecnologica, ed in un ambiente di atleti supermonitorati e attentamente seguiti da fior di professionisti della medicina, è tuttavia sempre in agguato.

Siamo esseri fragili. Firenze si risveglia fragile, e con lei – per solidarietà – tutta l’Italia sportiva e non. Dimenticata per qualche drammatico istante la giornata elettorale, i problemi di tutti i giorni, veri o presunti. Di fronte alla morte improvvisa di un giovane uomo di 31 anni, è inevitabile che tante cose se non tutte escano ridimensionate al confronto.

La città si trova ricompattata dal dolore per la perdita soprattutto umana ed anche sportiva di un ragazzo che era diventato uno dei suoi più affezionati e stimati portacolori. Nelle ore successive al ritrovamento del corpo esanime del suo capitano, società e tifosi si ritrovano a parlare nello stesso modo, in una sintonia resa perfetta dalla sofferenza. Non succedeva da gran tempo, e qualcuno dice che questa è l’ultima impresa realizzata – purtroppo stavolta post-mortem – da Davide Astori.

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Le istituzioni sportive nazionali, in particolare la Lega Calcio, trovano il modo migliore per stringersi attorno alla famiglia, alla società sportiva, alla città, al povero Davide ed ai suoi colleghi che apprendono attoniti la notizia della sua scomparsa al momento inspiegabile e inaccettabile, compiendo un gesto di umanità e di sportività senza precedenti. La giornata di campionato è sospesa, almeno per la parte che ne resta da disputare. Spazio solo al dolore pubblico e privato di amici, colleghi, dirigenti, familiari e tifosi.

Carlos Sanchez quasi si sente male ad apprendere che colui che fino a due mesi fa era un suo collega di reparto adesso non c’é più. Gonzalo Rodriguez, che con lui aveva costituito una coppia di centrali tutt’ora rimpianta dalla torcida fiorentina, parla guardando nel vuoto come un gaucho triste: «Quante battaglie, amigo Davide….». Gigi Buffon, da avversario di gran classe, scrive una lettera che per un giorno non ce lo fa sentire come un avversario sportivo ma come uno di noi, avremmo detto e scritto tutti quelle stesse cose.

Ariedo Braida, diesse di un Milan stellare d’altri tempi, ricorda i suoi esordi nella primavera rossonera: «Era un predestinato». Tanti anni al Milan, poi tanti anni nel Cagliari, il grande calcio l’aveva convocato per bocca di Cesare Prandelli che l’aveva selezionato per la Nazionale azzurra in vista dei Mondiali brasiliani. Poi la Roma era sembrata la sua consacrazione. Una strana annata, in cui era stato uno dei capri espiatori dell’inaspettato appannamento giallorosso.

Bene per la Fiorentina, che aveva trovato in lui il centrale da affiancare a Gonzalo. L’esordio travolgente di Paulo Sousa sulla panchina viola fino a quel rimpianto breve primato in classifica dell’inverno 2015-16 si deve anche a lui. Il suo carattere gioviale ma riservato, la sua personalità forte ma non dirompente lo aveva penalizzato a Roma ma poi premiato a Firenze. Era diventato subito un soldato della difesa viola nella tradizione dei Beppe Chiappella, dei Giuseppe Brizi, dei Roberto Galbiati. Gente che faceva il suo dovere ogni domenica, gente che faceva gruppo, spogliatoio (celebre una sua sfuriata, nel momento in cui la prima Fiorentina di Sousa stava calando, compromettendo lo splendido girone di andata, e i compagni apprezzarono e si adeguarono). Gente di cui la tifoseria si innamorava fatalmente, e che si innamorava a sua volta della Fiorentina e di Firenze. A vita.

Andrea Della Valle ha detto che Davide Astori chiedeva il rinnovo e la conclusione della sua carriera qui a Firenze. Sarebbe stato il Manuel Pasqual dei prossimi anni? Sarebbe rimasto in viola fino all’ultimo giorno di carriera, o almeno – come Manuel – fino al penultimo? Non lo sapremo mai, come mai sapremo forse che cosa esattamente l’ha impedito. Cosa ha impedito a noi di godercelo ancora come calciatore, ed alla sua famiglia di goderselo come marito e padre.

Nella galleria viola, Davide Astori era presente da pochi anni, anche se dopo la partenza di Gonzalo era diventato il più anziano, il più carismatico. Il capitano. Da quel sonno in cui è scivolato a Udine non si sveglierà più, ma è altrettanto certo che nessuno potrà mai toglierlo da quella galleria. Davide è stato uno di quei capitani viola di cui si dice: ce n’é uno solo.

Ti sia lieve la terra. Sostituirti sportivamente forse sarà anche possibile. Umanamente no, crediamo di no.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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