Lassù qualcuno ci ama

di Simone Borri

Lo sguardo al cielo di Cyril Thereau dopo aver realizzato il rigore che dà la vittoria alla Fiorentina sul Torino

Lo sguardo al cielo di Cyril Thereau dopo aver realizzato il rigore che dà la vittoria alla Fiorentina sul Torino

TORINO – Dura la vita del cronista, che deve riprendere un vecchio discorso interrotto da un cataclisma emotivo (il campionato della Fiorentina, disastrato come le coste del Giappone a seguito di uno tsunami del Pacifico dalla scomparsa di Davide Astori), commentando partite che con tutta la buona volontà ed il rispetto avremmo preferito che la Federazione Italiana Gioco Calcio ci avesse esentato dal disputare.

La vita continua, invece, e forse è giusto così. Ognuno si porta a casa dalle onoranze funebri doverosamente prolungate del proprio capitano caduto in servizio una quota del dolore pubblico diventata dolore privato. E con quella dentro, si dispone come meglio riesce all’inevitabile ritorno alla quotidianità. Insopportabile ma necessario.

Il calendario mette la Fiorentina di fronte alla trasferta nella Torino granata. Con il Toro esiste un gemellaggio in funzione anti-juventina che negli ultimi anni ha fatto a nostro giudizio più male che bene ad entrambe le società e le squadre. Questa volta, il gemellaggio è tristemente ravvivato dalla vicenda del calciatore viola scomparso. A Superga, i tifosi granata accolgono quelli viola con uno striscione che non ha bisogno di commenti: «Torino conosce questo dolore. Astori sempre nel cuore».

Con questo bagaglio di sentimenti da scaricare non solo dal pullman della squadra, difficile per tutti affrontare questa partita di calcio. In settimana, Stefano Pioli si è prodigato a fare il coach all’americana, lavorando sulla psicologia dei suoi giocatori inevitabilmente sconvolti dalla tragedia del loro compagno che non è più sceso a colazione. Cercando di tirare fuori da ognuno di loro l’aspetto positivo che in ogni tragedia fortifica quando non uccide, come diceva un detto dei nostri nonni.

A quanto pare, Pioli sembra essere riuscito nel suo intento. L’emblema di questo successo è Riccardo Saponara, fino a poche settimana fa oggetto misterioso di una Fiorentina in cui più che altro aveva recitato il ruolo dell’infortunato aggregato comunque alla squadra, e adesso – dopo essere stato forse uno di quelli che più hanno accusato il lutto recente – trasformato in un titolare fisso di questa squadra di ragazzi in perenne seduta di psicoanalisi in parallelo a quella tecnica, per elaborare una perdita incolmabile nello stesso momento in cui cercano di assimilare gli schemi dell’allenatore.

Lo striscione esposto a Superga dai tifosi granata per Davide Astori

Lo striscione esposto a Superga dai tifosi granata per Davide Astori

Dura la vita del cronista, costretto a ribadire che non è certo nel morale che a questi ragazzi manca qualcosa. Ne hanno fatto sfoggio anche ieri, in una partita che peraltro di calcistico ha avuto ben poco, in senso stretto. Allo Stadio Grande Torino è andato in onda un match che forse da un punto di vista squisitamente tecnico era più adatto a Twickenham o al Parco dei Principi. Al Torneo Sei Nazioni di rugby piuttosto che a quello sport che continuiamo – a volte un po’ presuntuosamente – a chiamare calcio. Una partita giocata nel crepuscolare stile tardo-anni settanta, prestazione maschia e tre punti portati a casa. Per il gioco e lo spessore tecnico, aspettare tempi migliori.

La Fiorentina è tosta, ha un gran cuore, ma non si può dire che giochi bene. Il Torino gioca peggio, ad eccezione del solito Belotti sembra assemblato con giocatori che sono altrettante scommesse perse, umanamente e tecnicamente. Il cambio di allenatore non ha prodotto effetti, prestazione scarsa all’andata ed altrettanto al ritorno. I viola oppongono un pacchetto di mischia determinato a sfruttare qualsiasi occasione nel nome di Davide. E il Torino, questo ectoplasma chiamato Torino di occasioni gliene offre parecchie.

Alla sagra del Var, si registra al sesto minuto un contatto in area granata tra Moretti e Simeone, prima rigore per l’arbitro Gavillucci, poi palla a due per l’assistente elettronico. Al tredicesimo su cross di Biraghi mano in area torinista di De Silvestri. Stavolta esitazione di Gavillucci, tocca al Var assegnare il rigore ai viola. Che Veretout sbaglia per la prima volta in stagione, esalando un tiro debole e poco angolato su cui Sirigu non ha difficoltà a distendersi.

Il Torino arranca, la Fiorentina ha buon gioco – si fa per dire – a controbattere e lo 0-0 con cui chiude il primo tempo le sta stretto. Anche se N’Koulu per poco non la mette dentro verso la fine del tempo, absit iniuria verbis.

Nella ripresa, il test match riprende invariato fino al decimo minuto, quando il Torino decide di suicidarsi e Veretout di farsi perdonare. Acquah traccheggia il rinvio con incredibile sufficienza, ed il francese viola gli si avventa addosso rubando palla e andando a giustiziare Sirigu.

Difficile dire che la Fiorentina non meriti il vantaggio, e tuttavia difficile farsi piacere questa Fiorentina, se non per il coraggio con cui affronta quello che è e resterà il suo periodo peggiore. La partita, preso atto di questo Torino, è comunque in discesa e la ripresa scorre via fino agli ultimi minuti in un batti e ribatti in cui i viola continuano a sembrare quelli più vispi. Fino al pareggio a sorpresa di un Belotti che fino a quel momento non l’aveva vista né tantomeno toccata.

Mazzarri considera Llajic il suo oggetto misterioso, ma sta di fatto che il serbo è l’unico che oggi pare avere un’anima, oltre che i soliti piedi buoni. La colombella che inventa su punizione è deliziosa e invitante, anche se richiede un attaccante di razza per essere tradotta in occasione gol. Belotti nella circostanza si dimostra all’altezza di se stesso, tiro al volo e Sportiello non può farci nulla.

La difesa registrata dalla promozione di Milenkovic si prepara a mangiarsi le mani per due punti clamorosamente buttati via? Niente affatto, non è certo il cuore che manca oggi ai viola. Biraghi ripete l’azione del primo rigore procurandosene un secondo, stavolta il fallo di mano è di Ansaldi. E’ il 93’, e ancora la Var viene chiamata in causa. Il fallo è netto, Gavillucci va a sincerarsene di persona e decide senza indugio. Rigore, che Chiesa e Thereau si disputano sul dischetto. La spunta il francese, che toglie a Sirigu ogni velleità calciando di potenza sotto la traversa.

I tre punti prendono la via di Firenze, che ringrazia per la solidarietà e per la disponibilità. Per questo Torino c’é poco da fare, a quanto si è visto e si continua a vedere. Per questa Fiorentina c’é da concludere onorevolmente uno dei campionati più stralunati della sua storia. E da decidere cosa fare della suggestione che quei punti di distanza dal settimo posto – ridotti a tre – inducono nuovamente.

E’ un bel banco di prova per quelle rinnovate ambizioni che i proprietari della società hanno detto di avere – secondo quanto riportato dai media – per tutti questi giorni in cui lo spirito di Davide Astori è sembrato aleggiare sopra Firenze e la Fiorentina. Intitolare allo sfortunato capitano viola il nuovo centro sportivo è una bellissima cosa, caro ragionier Cognigni. Per il resto, Davide sarebbe il primo ad essere d’accordo, aspettiamo fatti più concreti.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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