La festa alla donna

di Simone Borri

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FIRENZE – Dopo le manifestazioni per l’antifascismo, quelle per i migranti, tocca oggi alle donne. Sotto lo slogan #nonunadimeno (#wetoo nella versione internazionale, clintoniana, staremmo per dire) si raduna la buona borghesia radical chic per celebrare l’ennesima battaglia d’essai, riservata a chi ha una visione particolare del mondo, distorta o comunque alterata dall’effetto di qualche lente flou, e soprattutto ha tanto tempo libero e nessuna delle urgenze e delle impellenze che toccano anche e soprattutto a molte delle celebrate odierne.

AsiaArgento180308-001Alla manifestazione di Roma non potranno partecipare infatti tutte quelle donne che stamattina hanno problemi molto più terra terra di quelli lamentati dalla sig.ra Asia Argento, la cui presenza peraltro basterebbe da sola a squalificare a prescindere l’intera manifestazione. Accompagnare i figli a scuola, correre al lavoro, pensare a come mettere insieme un pranzo e una cena sempre più impegnativi, maledicendo magari proprio quello sciopero dei trasporti pubblici che sarebbe inteso in loro solidarietà. Subendo sulla propria pelle già martoriata una ennesima violenza di segno assai più subdolo ma sicuramente più devastante di quelle, vere o presunte, che i Weinstein di questo mondo possono infliggere alle rappresentanti più glamour del gentil sesso.

Non una di meno, sarebbe bene che le donne più fortunate – ed i loro partners che le affiancano disponendo dello stesso tempo libero e della stessa salottiera weltanschauung – impiegassero la mattinata odierna a riflettere su tante cose, in luogo di incasinare, per l’ennesima volta in questi ultimi mesi, le strade di una capitale ormai supercongestionata e superstressata. Sarebbe bene pensare a quelle loro compagne meno fortunate, che scambierebbero volentieri ogni rametto di mimosa ricevuto e ogni slogan urlato in loro nome oggi con cinque minuti di tranquillità quotidiana rispetto alla vita frenetica, difficile, subdolamente e costantemente violenta che è toccata loro in sorte.

Bisognerebbe riflettere a quante donne invece hanno avuto davanti a sé piccole e grandi scorciatoie per il successo e la carriera, e le hanno colte al volo senza tanti scrupoli, salvo denunciarle venti e passa anni dopo come molestie sessuali o addirittura violenze. Peccato che sul momento non fosse volata una mosca da parte loro, peccato che facesse loro premio nell’animo ferito e vilipeso la parte avuta nel film di successo, la posizione di potere, l’avanzamento di carriera, l’occasione professionale o patrimoniale. Peccato che spesso, per una neanche tanto curiosa coincidenza, quelle donne arrivate in cima si siano dimostrate poi altrettanto negative negli atteggiamenti e nel comportamento umano e professionale di quegli uomini nei confronti di cui a lungo avevano inseguito la parità dei diritti.

mimosa180308-001Bisognerebbe riflettere poi anche a tutte quelle donne che vivono in zone del mondo meno fortunate, al di fuori o nella stessa periferia del nostro mondo occidentale ancora abbastanza dorato, se confrontato con l’oceano di oscurità che lo circonda. Donne che subiscono violenza quotidiana effettiva, efferata, brutale, con la condanna accessoria di dover subire una cultura che avalla quella violenza giustificandola in nome di precetti religiosi o comunque morali. Una cultura che la nostra borghesia radical chic e progressista peraltro si batte regolarmente per difendere, senza rendersi conto dei danni che fa.

E’ la Francia che discute l’abolizione del velo nelle sue strade e nei suoi luoghi pubblici a rendere un servizio alle donne islamiche, a tutte le donne del terzo mondo ed a tutte le altre donne in generale, non i nostri democrats che ad ogni pié sospinto inscenano pantomime a sostegno del più bieco fondamentalismo religioso spacciato per peculiarità culturale e pregevole e necessaria biodiversità da salvaguardare.

Rendiamoci conto che oggi a Roma sfilano i Farisei, stavolta in versione prevalente femminile. E che l’ipocrisia di cui grondano questi #nonunadimeno e #wetoo è ancora più offensiva per le donne degne di questo nome (quelle che non vanno a letto con nessuno né per girare un film né per fare una qualsivoglia carriera) dei milioni di rametti di mimosa che verranno recisi, venduti e recapitati ad esse in questa giornata. E che domani comunque finiranno nel cestino della spazzatura, mentre le loro proprietarie torneranno a fare o a mal fare quello che fanno tutti i giorni. Chi a subire violenze vere ma poco interessanti per il gossip ed il glamour, chi ad infliggerle, con pari cattiveria dei maschietti se non di più. E chi, come le Laure Boldrini di questo mondo, a credere che la vita sia un lungo gioco di società. Come questo di oggi.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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