Addio Davide

di Simone Borri

Al minuto n. 13 di Fiorentina - Benevento la Curva Fiesole tributa l'ultimo omaggio al suo capitano scomparso

Al minuto n. 13 di Fiorentina – Benevento la Curva Fiesole tributa l’ultimo omaggio al suo capitano scomparso

FIRENZE – E’ dura, veramente dura riprendere il discorso da dove l’avevamo lasciato sabato 3 marzo 2018, vigilia della partita della Fiorentina a Udine, subito prima che succedesse quello che è successo. E’ il classico sporco lavoro che qualcuno deve pur fare. E’ il classico spettacolo che deve andare avanti, al pari della vita stessa. Quanti di noi del resto tornano stamattina al lavoro dopo aver dato magari l’ultimo addio ad una persona cara, in privato, con l’unico conforto – che in certi momenti è strazio – dei ricordi di quella persona e di tutto ciò che ha significato e continuerà a significare?

Tocca ai compagni di Davide Astori farsi forza e scendere per la prima volta dalla sua scomparsa sul prato verde dello Stadio Franchi. E’ il loro lavoro, ed oggi é soltanto quello. Ogni aspetto ludico è svanito una settimana fa, quando il loro compagno, il Capitano non è sceso per fare colazione con loro.

Tocca a Firenze riassiepare gli spalti di questo vecchio stadio che ne ha viste tante, ma mai niente come ciò che sta accadendo. La tragedia più grande vissuta collettivamente tra queste mura fino ad oggi era stata una tragedia sfiorata: quei minuti angoscianti, interminabili, incomprensibili in cui un altro Capitano di un’altra Fiorentina era rimasto a terra esanime dopo lo scontro con un avversario, mentre i medici sociali delle due squadre in campo cercavano disperatamente di rianimarlo.

Quella di oggi è una tragedia già consumata. Che ha prodotto devastazione come un uragano sulle coste della Florida. La partita che si gioca e che non si poteva fare a meno di giocare (show must go on, ha confermato una Lega Calcio che peraltro in questo frangente possiamo definire complessivamente impeccabile) è in pratica la continuazione delle onoranze funebri cittadine tributate a Davide Astori.

E’ un lungo, rituale commemorativo collettivo senza soluzione di continuità. Dal fumogeno viola che avvolge tutto e tutti a Santa Croce mentre il feretro del Capitano viene portato via per l’ultimo viaggio, alla coreografia straordinaria (verrebbe quasi da aggiungere: solita, se non fosse riduttivo, perché la Fiesole ci ha abituati a queste forme d’arte che – almeno loro – rinnovano puntualmente la grande tradizione plurisecolare di Firenze) messa in scena al minuto numero 13, quello corrispondente alla maglia di Davide che verrà ritirata per sempre, quello in cui il minuto di silenzio iniziale viene bissato e stavolta come gesto spontaneo e non ufficiale.

Tutto ciò che è accaduto in questi giorni non può essere in nessun caso classificato come una cronaca sportiva. E’ cronaca civile, è una città che esterna in pubblico e senza falsi pudori i suoi sentimenti profondi, scoprendo tra l’altro di essere ridiventata per qualche giorno il centro del mondo, perché oltre al Franchi si piange nello stesso momento Davide Astori negli stadi di tutta Italia, di tutta Europa, di tutto il mondo.

Piangono i fiorentini, ma piangono anche avversari storici (e vecchi compagni di Nazionale) come Buffon, Chiellini e Bonucci. E due popoli che avevano ormai fatto l’abitudine a odiarsi come protagonisti di una lunga faida e non più di una vicenda sportiva scoprono che si può tornare a condividere qualcosa: sentimenti umani, cordoglio, tristezza, disperazione, per cominciare. Perché la vita è una cosa molto più seria, spesso e volentieri tragicamente più seria, di un Fiorentina – Juventus, per quanto importante possa essere nelle nostre esistenze. E quella maglia numero 13, ritirata dagli spogliatoi viola, ce lo ricorderà per sempre.

E’ cronaca civile, quella di una partita che tutti ricorderanno ma che nessuno avrà mai voglia di considerare come tale. Sì, d’accordo, la Fiorentina ha vinto sul Benevento 1-0, ha segnato Vitor Hugo. Sull’Almanacco ci va questo, ma la gente del Franchi ricorderà Vitor che va a mettersi sull’attenti davanti alla maglietta di Davide. Cosa è successo prima e dopo non è altro che una lunga agonia prima del fischio finale, per i viola e per i giallorossi sanniti (che avrebbero preferito, al pari dei nostri, non giocare, consapevoli che in ogni caso per loro sarebbe stata una giornata avara di soddisfazioni, umanamente parlando).

Il pianto a dirotto di Milan Badelj abbracciato a Stefano Pioli

Il pianto a dirotto di Milan Badelj abbracciato a Stefano Pioli

I compagni di Davide fanno il loro dovere onorandolo – non c’é altro da dire – scoppiando alla fine in un pianto a dirotto che rischia di travolgere anche il loro allenatore, il quale li abbraccia confortandoli a denti stretti. Prima di loro, avevano fatto il loro dovere i ragazzini della Primavera, vittoriosi sui pari età bianconeri con tanto di dedica allo scomparso Capitano della prima squadra. Dopo di loro, hanno fatto il loro dovere anche le ragazze, sconfitte ma con onore in quel di Brescia su un campo al limite della praticabilità ed al cospetto di un avversario che quest’anno le aveva sempre prese a sberle. In un momento in cui alla Fiorentina poche cose vanno per il verso giusto, anche una sconfitta per 1-0 può essere letta come un motivo di orgoglio.

Tutta la città di Firenze ha fatto complessivamente il suo dovere, tributando il suo affetto al proprio ragazzo caduto e ad una famiglia che da oggi continua a piangere il suo caro, ma in solitudine e in un silenzio che le renderà la sua assenza rimbombante, fragorosa per il tempo a venire. E pazienza se come in ogni circostanza del genere l’esternazione della somma di sentimenti privati in una risultante pubblica si è trascinata con sé l’inevitabile fiume di retorica, da parte di istituzioni, addetti all’informazione e semplici cittadini. Della settimana del cordoglio per Davide Astori resta prima di tutto quel muro del pianto bellissimo e tragico che dovrà trovare posto in qualche sede viola. E restano anche tanti discorsi che andranno verificati nella sostanza.

Nel Franchi che torna a riempirsi spicca la presenza – doverosa e non per questo meno significativa – dei due fratelli Della Valle, proprietari della ACF che era diventata la seconda famiglia del giocatore caduto. Si fa un gran parlare intorno a loro – anche e soprattutto da parte di una stampa che trova, nel gestire le emozioni turbinanti di questi giorni, la stessa difficoltà che incontrano il lettore, il tifoso, la persona comune – di ricompattamento, di stretta di un nuovo patto, di ripresa di un progetto.

Di tutto questo ci sarà tempo per parlare, mentre la terra intanto si compatterà attorno alle spoglie mortali di Davide e le lacrime si asciugheranno sul volto di Badelj e dei suoi compagni. Mentre la Fiorentina ritroverà, come ognuno di noi, la forza di andare avanti malgrado la perdita ed il dolore. Quello che ci sentiamo di annotare oggi è che i fratelli Della Valle (più Diego, a sensazione, ma anche Andrea) ci sono sembrati – come tutti del resto – particolarmente colpiti, quasi invecchiati dagli eventi accaduti a partire da quella notte maledetta di Udine in poi. Che la tregua che hanno invocato sembri essere per ora, e forse inevitabilmente, piuttosto quella di chi appunto sente il peso degli anni trascorsi e delle disgrazie che si sono portati dietro, e chiederebbe di aver davanti adesso soltanto un’epoca di serenità. La fine, anche in questo caso, di una lunga, estenuante, logorante contrapposizione.

Ci sarà tempo per parlare di queste cose, quando il dolore si sarà attenuato diventando sordo e non più lacerante come adesso. Come ultimo omaggio non solo a Davide Astori ma anche alla verità dei fatti, ci limitiamo a ricordare che lo scomparso Capitano viola era tante cose, ma soprattutto un vincente. Giocava – e viveva – per vincere. Chiunque intenda riavviare un progetto anche in suo nome, è bene che tenga conto anche di questo. Altrimenti Davide sarebbe veramente morto invano.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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