Vasco Rossi, 35 anni di vita spericolata

di Sabrina Fabbri

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Una Vasconvolta come me poteva far passare nel silenzio un anniversario come questo? Eh no! Oggi, 35 anni fa, Vasco Rossi, dal palco di Sanremo, cantava Vita Spericolata, una canzone che, nel bene e nel male, rompe gli schemi, gli equilibri, e diventa un classico, non solo nel repertorio del cantautore emiliano, ma anche nel panorama della musica italiana. Vasco, che nell’occasione svelerà il trucco, la falsità del playback, uscendo dal palco mentre la sua voce ancora cantava, si classificherà solo penultimo ma scalerà le classifiche di vendita fino a raggiungere il sesto posto.

La canzone nasce in un piovoso pomeriggio estivo di fronte ad un campo sportivo di Cagliari, mentre Vasco era in tournée: la musica gli era stata data addirittura un anno prima da Tullio Ferro, coautore di molte delle sue canzoni, ma, nonostante gli fosse piaciuta molto, le parole stentavano ad uscire.  Vasco sentiva la tristezza data dalla pioggia e si mise a pensare a quale vita avrebbe voluto e decise che no, non faceva per lui una vita piatta, tranquilla, senza mordente. Fu così che, dentro ad un auto, davanti a quel campo sportivo, scrisse in men che non si dica, il testo di questa canzone cult, che nel tempo non perderà niente del suo smalto iniziale. E d’altra parte Vasco Rossi nella musica lo si può paragonare a Virgilio nella Divina Commedia: colui che ci guida nel racconto della vita che è sua quanto nostra.

Ed ecco che nel testo leggiamo la ribellione giovanile, con la consapevolezza che la vita se ne frega di tutto, una vita che non è mai tardi (…) e che non dormi mai, una vita maleducata. E l’Italia degli anni ottanta, dove i giovani avrebbero voluto essere spensierati ed ottimisti, ma non sempre era loro concesso a causa della mancanza di lavoro e quindi dovevano spesso fare i conti con la frustrazione per un futuro incerto, nonostante fossero ancora attaccati alle lotte passate (si pensi a tutto il decennio intercorso tra il ’68 ed il ’78).

E che dire della citazione di un luogo diventato icona per i fan di Vasco: il Roxy Bar di Bologna dove ci troveremo come le star, a bere del whisky; tuttora in questo locale si iconizza la figura di Vasco, la sua poesia, le sue canzoni.

E si legge anche la solitudine giovanile in questa canzone, ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro i fatti suoi: è proprio la parola ognuno che ci dà quella sorta di emarginazione, di abbandono, di isolamento a cui i giovani vengono sottoposti da una società troppo presa dalle sue regole!

E quindi? Quindi si deve vivere una vita spericolata, esagerata, piena di guai, come quella dei film, o almeno immaginare di viverla, per far sì che la vita reale non ci schiacci.

Sabrina Fabbri

Sabrina Fabbri vive a Firenze, è una libera professionista che si occupa di ristorazione, con la passione della cucina, della musica ed anche della Fiorentina


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