Sull’Istria torna l’oblio

di Simone Borri

istria180211-001La Giornata è passata, adesso le vittime ed i superstiti possono tornare nel dimenticatoio dove rimarranno per i prossimi 350 giorni. L’anno prossimo tra il 27 gennaio ed il 10 febbraio tornerà alla ribalta il cordoglio di chi piange (sempre meno, per motivi anagrafici), il sovrano disinteresse della gran massa (è la settimana del Festival di Sanremo, il momento di maggior realizzazione della razza umana nostrana….. e non state a stressa’ co’ ste foibe!!….), l’orrenda strumentalizzazione da parte degli altri. I comunisti mai pentiti, discendenti diretti e convinti degli assassini di 70 anni fa.

Torneranno la tristezza, non solo per quei poveri morti quasi del tutto dimenticati ma anche per questi poveri ragazzi di adesso a cui nessuno ha insegnato nulla e a cui toccherà prima o poi rivivere simili orrori, e la rabbia, perché l’imbecille e il farabutto che in qualche modo pretende di riabilitare i compagni jugoslavi e quelli italiani – entrambi allo stesso modo assassini – si presenta sempre, puntuale come il Festival di Sanremo.

Hai voglia a scrivere di Auschwitz, delle Foibe, di Porzus, di Maria Pasquinelli, di Tito, di Trieste, della Venezia Giulia occupata dall’Esercito del Popolo. Tutti capitoli del Libro nero del Comunismo che non legge più nessuno. Chi ha la falce ed il martello stampati nel cervello poi non ascolta altro che la propaganda della sua parte (settant’anni fa era l’Unità, adesso sono quelli delle cooperative culturali). E ciò che è peggio dimostra una sicurezza nello spregio delle vittime da far pensare che se si ripresentassero le condizioni, se qualcuno rimettesse loro in mano una pistola, sarebbero pronti a ripetere le azioni dei loro progenitori, al di là di tutti i discorsi. Convincere chi rimpiange o giustifica Stalin e Tito è impossibile.

La Giornata del Ricordo, come quella della Memoria, servono ormai quasi soltanto per rinnovare la sofferenza di chi ricorda – e soffre – già per conto suo. Sono le occasioni in cui viene più facile dare di imbecille all’imbecille, di comunista al comunista, di fascista al fascista. ma poi finisce lì. I morti tanto non li resuscitiamo, li piangiamo comunque ogni giorno che Dio mette in terra, e preghiamo solo che non aumentino di numero.

Si richiude il libro dei ricordi. E dei discorsi. Si torna alle sciocchezze di tutti i giorni.

Del resto, Sanremo è Sanremo.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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