Quando viene la Candelora

di Simone Borri

Candelora180202-001In principio erano i Lupercali. Festività del calendario romano che cadevano a ridosso della fine dell’anno e dell’inizio del nuovo, che al tempo di Giulio Cesare era stabilito nel 1° marzo. Secondo una tradizione che va da Dionisio di Alicarnasso a Plutarco, si celebrava con le Idi di Februarium la ricorrenza del mito della fondazione di Roma. Che era stata resa possibile – in ultima analisi –  da una lupa, la quale avendo partorito i suoi cuccioli da poco aveva latte a sufficienza anche per sfamare i due gemelli Romolo e Remo che la madre Rea Silvia aveva affidato al Tevere per salvarli dallo zio Amulio, usurpatore e assassino, e che la lupa si vide arenare a due passi dalla sua tana sul colle Palatino, dove poi i due gemelli avrebbero costruito il primo insediamento di Roma. Per venire alle mani subito dopo, ma questa è un’altra storia.

I miti hanno sempre un qualche fondamento, a saperli leggere. I Lupercali avevano un intento autocelebrativo, ma ne avevano anche un altro propiziatorio. Cadendo infatti nel calendario giuliano in data equidistante da quelli che erano il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, mescolavano storia patria e quotidianità. Nel cuore dell’inverno, nel periodo in cui i lupi affamati scendevano in pianura per assalire le greggi ovine, gli allevatori invocavano con un preciso rituale la benedizione del dio Lupercus sugli animali che garantivano la loro sopravvivenza.

Analoghi rituali si svolgevano al di fuori del mondo romano, nell’Europa celtica non ancora sottomessa dalle legioni. La festività di Imbolc (letteralmente: grembo) concludeva il periodo della nascita degli agnellini, dell’allattamento e dello svezzamento. La formazione di un nuovo gregge sopravvissuto ai rigori del periodo più duro dell’anno ed all’assalto dei predatori.

Più ad oriente, un altro popolo aveva sviluppato una propria mitologia di segno soltanto in apparenza diverso. Presso gli Ebrei, secondo l’antica legge di Mosé, il quarantesimo giorno dal parto le donne erano giudicate nuovamente pure e quindi riammesse nella comunità. Contestualmente, il frutto del loro grembo veniva presentato al Tempio, dove la comunità si riuniva per le pratiche religiose e d’ogni altro genere.

Su queste mitologie, il Cristianesimo innestò quel guazzabuglio teorico che un giorno, grazie all’opera titanica dei Padri della Chiesa, sarebbe diventato la sua Dottrina. Ecco allora l’istituzione della Festa della Candelora, che ci ha tramandato fino ai giorni nostri una commistione di aspetti mitologici e di incongruenze senza pari, ma che rappresenta ancor oggi una pietra miliare del nostro calendario, se non delle nostre credenze.

Lupercalia180202-001In sostanza, alla festa pagana dello svezzamento dei cuccioli e della purificazione delle madri veniva aggiunto il mito per eccellenza, la Nascita di Cristo. Che convenzionalmente era stata stabilita nel 25 dicembre. Il quarantesimo giorno era il 2 febbraio, e quella fu dunque la festa cristiana della Purificazione. Nessuno tra i Padri della Chiesa si domandò che bisogno avesse di purificarsi la Madre di Nostro Signore, che aveva concepito e partorito in stato di verginità. Non se lo era chiesto a quanto pare nemmeno la Madre stessa, che con il marito Giuseppe era andata al Tempio a presentare il figlio Gesu. Le vecchie leggi sono dure a morire, anche quando si sta fondando una nuova religione universale.

La Candelora è la festa in cui si benedicono in chiesa le candele, simbolo di purezza per eccellenza nella dottrina cristiana. Simbolo di Cristo stesso. La festa della Purificazione di Maria e della Presentazione di Cristo esiste nei nostri calendari dal tempo di Giustiniano imperatore d’Oriente. Il Papa di Roma pare che la adottasse alla fine del settimo secolo, a quell’epoca risale senz’altro la notizia della prima processione penitenziale.

La Candelora è anche, e forse soprattutto, un giorno cardine di quel calendario naturale che, sottostante a tutte le riforme operate da Giulio Cesare a papa Gregorio XIII, ha scandito la vita degli antichi e dei recenti abitatori delle nostre campagne. E’ celebre il detto: quando viene la Candelora dell’inverno siamo fora, ma se piove o tira vento dell’inverno siamo dentro.

Guardate dunque fuori di finestra, e……

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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