Juan Manuel Biraghi, aspettando il Burian

di Simone Borri

Biraghi festeggiato dai compagni dopo il gol del vantaggio

Biraghi festeggiato dai compagni dopo il gol del vantaggio

FIRENZE – Difficile trovare spunti per commentare questa seconda uscita poco più che amichevole della Fiorentina, il cui campionato si è chiuso di fatto contro la Juventus e si trascinerà da qui a maggio con l’unico interesse forzato da esperimenti che in realtà nessuno avrebbe voglia di fare.

Normalmente, questo Fiorentina – Chievo sarebbe di per sé un FiorentinaVecchie Glorie Viola, ma nella circostanza Maran manda in campo soltanto Gamberini (nella ripresa sostituito da Dainelli) e toglie ai cronisti il leit motiv più facile.

Ci sarebbe poi l’esordio di Falcinelli titolare accanto a Simeone, ma non è altro che la riprova del teorema Due seconde Punte non ne fanno una Prima. Corvino rimandato a settembre. Meglio sarebbe rimandato a Vernole, senza esame di riparazione, ma con Cognigni & c. tutto non si può avere. Anzi, la sensazione è che non si possa avere più nulla.

Ci sarebbe vivaddio anche l’esordio casalingo di Bryan Dabo. La smarronata in piena area di rigore viola – rimediata con gran fatica da una difesa già messa alle corde da un secondo tempo in cui il Chievo capisce che può smetterla di limitarsi a non prenderle – varrebbe da sola la rescissione del contratto, qualunque esso sia.

Ci sarebbe infine il vento freddo ed il nevischio che scendono da Fiesole prendendo lo stadio d’infilata, e che fanno della pattuglia di tifosi avventuratisi al Franchi degli eroi alla stregua dei reduci del Carso nella Prima Guerra Mondiale. Agli Arditi del Burian (e a quelli che meno arditi ma comunque diversamente coraggiosi si avventurano a seguire il match alla televisione) la Fiorentina di Pioli offre tre punti e poco altro. L’unica certezza che riscalda il cuore in questa coda crudele d’inverno è che alla fine del campionato ormai mancano soltanto tre mesi.

Per un quarto d’ora iniziale ci pensa super Biraghi a movimentare questo test match dall’appeal pari al discorso di fine anno del presidente della repubblica. D’improvviso il terzino sembra la reincarnazione in viola di Juan Manuel Vargas. Si vede negare il gol al terzo da un grande Sorrentino, e lo segna al sesto con un bolide di quelli che non vedevamo più dai tempi del peruviano tutto genio, corsa e sregolatezza.

Al quarto d’ora, il match entra in fase di stanca. Proprio così. La Fiorentina giochicchia con gli avanti che si cercano, a volte si trovano anche, ma nessuno è in grado di finalizzare. Batte anche uno sproposito di calci da fermo, tra punizioni e corner, ma nessuno in maniera decente. Sull’unico, forse, Astori prende a testate il cielo mancando il raddoppio che chiuderebbe il discorso ed eviterebbe almeno, ai viola ed ai loro intirizziti sostenitori, il patema della ripresa.

Dove il Chievo, che nel primo tempo è stato in campo con la paura di buscarne, capisce che a questa Fiorentina può anche darne. Dopo che Benassi si vede annullare un gol per fuorigioco netto, tocca a Sportiello guadagnarsi lo stipendio con alcuni interventi (compreso quello sullo strafalcione di Dabo) che ne fanno forse il migliore in campo, assieme al collega veronese Sorrentino.

Il peggiore, e ce ne vuole, è sicuramente l’arbitro. Abisso di nome e di fatto, una voragine di decisioni sbagliate, che incentivano il gioco duro e per miracolo non producono infortuni ancora più seri. Falcinelli esce in barella, Chiesa con le sue gambe, per quanto doloranti. I loro sostituti Gil Dias e Thereau, entrati freschi in mezzo a tanti colleghi esausti e semicongelati, per poco non regalano insperato spettacolo e risultato più netto alla Fiorentina, ma alla fine il miglior gesto tecnico del portoghese è quello con cui evita all’eterno Pellissier di dare l’ennesima delusione a Firenze. La sua chiusura sull’anziano attaccante veronese nel finale è decisiva. Seguono pochi ma interminabili e surreali minuti in cui il Chievo schiaccia la Fiorentina nella sua metà campo, anche Sorrentino finisce in attacco, la partita dal canto suo non finisce mai.

Una partita di cui la gente viola ricorderà probabilmente soltanto il gelo. Quello climatico. La sua squadra del cuore è da tanto che ha smesso di riscaldare. E ringraziamo Iddio che non è ancora arrivato il Burian.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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