Fiorentina tutta fuori casa e Chiesa

di Simone Borri

FedericoChiesa180205-001FIRENZE – Ma è mai possibile che una vittoria della Fiorentina debba far rabbia? Sissignore, perché delle due l’una: o fino ad adesso proprietà, dirigenza, staff tecnico e giocatori hanno giocato alla meno, oppure questa vittoria nel derby dell’Appennino versante bolognese è un fuoco di paglia e per di più inutile, e rischia di fare alla causa viola come le Mie Prigioni di Silvio Pellico all’Austria: più male che bene.

Stampa e social network stamattina sembrano il coro degli Ebrei nel Nabucco di Verdi, o la Marcia trionfale dell’Aida, a seconda dei gusti. Hail to the chief, ode al capo, che torna a farsi vedere assieme al fratellino alla vigilia del match del dall’Ara, con tanto di tavolata imbandita e foto ricordo. Della Valle in piedi tra i giocatori assiepati lungo il tavolo sembra il commensale che racconta barzellette a fine cena. Qualcuno vede le foto e prova a scherzarci su: chi paga? Qualcun altro si domanda, ma non è che – visto che manca da tempo immemorabile – Diego ha infilato gli spogliatoi del Bologna?

Roba da social e da stampa locale. E che lascia il tempo che trova, con buona pace dei cortigiani. Così come i panegirici per una vittoria che è pur sempre una vittoria e per di più fuori casa, d’accordo, ma che nessuno degli addetti ai lavori si sofferma a rubricare per quello che è, tecnicamente, realmente: una vittoria sul nulla, contro un Bologna che sta peggio di noi (e ce ne vuole), alla fine di una partita caratterizzata da strafalcioni inammissibili. Mirante e Sportiello sarebbero da radiare dall’Albo dei Portieri, con procedura d’urgenza e senza appello.

Il derby sembrava avviato ad un pareggio mortificante tra due squadre che non si meritano altro (e pensare che una volta erano le più belle realtà del calcio italiano al di fuori del triangolo industriale….). Senonché la Fiorentina in più ha un Federico Chiesa, che in un mondo di orbi ha tutti e due gli occhi buoni, per non parlare della testa e delle gambe. Con una giocata alla El Shaarawy, alla Llajic dei (rari) momenti d’oro, entra in area rossoblu come la lama di un coltello, sterza al centro da destra come uno slalomista di gran classe, fulmina il portiere e sfonda la rete come il Batistuta di cui abbiamo appena festeggiato il compleanno.

Per questo motivo, per questo semplice ma grandioso gesto tecnico-atletico e nient’altro, la Fiorentina lascia una Bologna in lacrime e se ne torna a casa con tre punti che più che la classifica smuovono la voglia indomita di chi crede ancora in questa società, per autoillusione o per convenienza, di comporre panegirici e odi al capo. La partita per il resto è pessima, come molte di quelle giocate da questa squadra quest’anno.

Ma del resto per il giocatore di poker Corvino e per il bluff che ha allestito sul tavolo verde del Franchi, arriva venerdi prossimo il momento della verità. La Juventus non sarà quella ingigantita dallo Scansuolo, ma è pur sempre una squadra che non puoi affrontare con soltanto una coppia di otto in mano. O con il solo Federico Chiesa.

Ma già, a chi parliamo? Della Valle è già tornato alle sue Casette. Veni, vidi, vici. Resta il conto, e per sapere chi lo paga dobbiamo aspettare la fine di questo campionato. E di questa storia marchigiana di cui francamente non ne possiamo più.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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