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di Simone Borri

L'esultanza di Giovanni Simeone

L’esultanza di Giovanni Simeone

FIRENZE – Si ricomincia più o meno da dove si è finito. Stadio Franchi, avversario milanese, partita da decifrare. L’Inter viene a giocarsi molte delle residue chances scudetto, la Fiorentina è in cerca di sé, sperando di non essersi ancora trovata e di poter migliorare se stessa e la propria classifica.

Nel pre-partita, nuovo striscione anti – Della Valle, che riassume in toni e con termini poco lusinghieri per la società la vicenda della cessione di Borja Valero proprio all’Inter. Siparietto sicuramente più interessante del primo tempo, che fa registrare un altro sterile possesso di palla della Fiorentina, diversi tiri al piccione e pochissimi nello specchio della porta. Il primo della Fiorentina è al 35’ con Astori, una telefonata ad Handanovic e nemmeno una di quelle roventi da hot line. L’Inter fa poco o nulla per legittimare la posizione di classifica che occupa, la Fiorentina la legittima appieno dimostrando una volta di più che con questo potenziale offensivo stare tra l’ottavo e il decimo posto è destino.

Diversa la musica nella ripresa, i nerazzurri rientrano in campo con qualche urlata di Spalletti nelle orecchie. La differenza tra loro e la Fiorentina, con buona pace degli ex Borja e Vecino e delle approssimative sostituzioni con cui sono stati rimpiazzati da Corvino & c., si chiama soprattutto Mauro Icardi. L’argentino stacca di testa imperiosamente su cross di Cancelo lasciando al palo una difesa viola che fino a quel momento non aveva poi demeritato, e sulla ribattuta di Sportiello in precario equilibrio lo anticipa toccando sotto e mettendo in rete.

Un gran gol che rincuora l’Inter ma non abbatte la Fiorentina. Il conto delle occasioni per parte è sostanzialmente in parità fino al novantesimo, i nerazzurri sono sprecisi quanto i dirimpettai viola, e il match si tiene vivo fino all’ultimo, con il Franchi che trattiene il fiato soprattutto sul colpo di testa di Borja che finisce alto sopra la traversa.

La Fiorentina non merita la sconfitta, l’Inter tenta di legittimare la vittoria. Al novantunesimo Simeone legittima finalmente se stesso salvando la patria e trovando l’angolino alto sulla destra di Handanovic. Una partita sostanzialmente inutile rispetto alle rispettive classifiche si chiude in parità. Alla Fiorentina resta il cuore. Parafrasando El Alamein, si potrebbe dire: mancò la tecnica, non il valore. Venticinque tiri verso la porta dell’Inter e solo quattro nello specchio sono tanti, e inaccettabili. E forse non basta a far pari la splendida rovesciata di Babacar che per poco non fa venire giù il Franchi e che dimostra una volta di più che il problema di questo giocatore non è certo il bagaglio tecnico.

Il problema della Fiorentina invece è che stasera forse ha trovato la sua dimensione. Una partita in stile anni settanta, quando il cuore sopperiva a tutto il resto che mancava, a parte Antonio. Una provinciale di lusso che al prezzo di prestazioni comunque faticosissime per sé e per il pubblico riesce a contenere squadre a torto o a ragione considerate più forti. Un grande avvenire dietro le spalle, come diceva qualcuno. E un ottavo posto che se tutto va bene non dovrebbe sfuggirle.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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