La campagna elettorale biodegradabile del PD

di Simone Borri

sacchettibio180104-001FIRENZE – Quattro giorni dopo l’entrata in vigore della legge 3 agosto 2017 n. 123, regna come da italico costume – l’incertezza fra i consumatori sull’obbligo di usare i soli sacchetti biodegradabili a pagamento per pesare e prezzare le merci sfuse.

Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti e gli ecologisti difendono ovviamente la normativa. Diverso il discorso tra i cittadini, la cosiddetta utenza, sia della normativa statale che dei beni di consumo. Sui social network infuria la polemica, avente per bersaglio quella parte del mondo politico che l’ha promossa e approvata.

Da una parte il controverso rapporto tra normativa comunitaria e normativa nazionale. Tanto per cambiare, l’Italia ha fatto casino anticipando per prima una direttiva che paradossalmente le ha dato ragione allineando all’obbligo dei sacchetti biodegradabili anche gli altri membri della UE, ma risultando per lungo tempo in mora in quanto in infrazione per aver di fatto limitato la libera circolazione delle merci di produttori esteri sul mercato italiano.

Dall’altra parte, lo stato di fatto. La Novamont è l’unica azienda italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l’80% del mercato. Con l’entrata in vigore la legge, inizialmente, i sacchetti saranno venduti in media a 2 centesimi l’uno. Dagli studi, sembra che ne consumiamo circa 20 miliardi l’anno, con la previsione quindi di un business da 400 milioni di euro l’anno.

Il 15 novembre Renzi ha fatto tappa con il treno del PD proprio alla Novamont. Dopo aver incontrato i dirigenti a porte chiuse, all’uscita ai giornalisti: «Dovremo fare ulteriori sforzi per valorizzare questa eccellenza italiana». A pensar male….., avrebbe detto il suo antesignano Andreotti…..

sacchettibio180104-002L’ex premier si difende su Facebook affermando che il Governo ha solo attuato la normativa europea. Ma si dimentica di raccontare tutta la verità. La direttiva 2015/720, recepita appunto dall’Italia con la legge 123/2017, non impone in realtà regole sui sacchetti leggeri, al contrario. Dice la direttiva: «Gli Stati membri possono scegliere di esonerare le borse di plastica con uno spessore inferiore a 15 micron («borse di plastica in materiale ultraleggero») fornite come imballaggio primario per prodotti alimentari sfusi».

L’esatto contrario di quanto ha appena fatto l’Italia. Campagna elettorale del PD a parte.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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