Il Cavern e la beat generation

di Simone Borri

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Il 16 gennaio 1957 Alan Sytner, un impresario musicale di Liverpool, inaugurava al n. 10 di Mathew Street il suo nuovo locale destinato a fare tendenza come pochi altri nella storia. L’idea gli era venuta durante il suo soggiorno a Parigi, dove aveva ammirato e invidiato i club come Le Caveau, poco più di una cantina adibita a music bar – o bistrot – dove si esibivano i migliori jazzisti del momento per la gioia di una nuova gioventù tiratardi che stava affinando l’orecchio ad una nuova musica rivoluzionaria.

Tornato a Liverpool, trovò a Mathew Street un vecchio rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale, talmente malmesso da fare al caso suo alla perfezione. Il Cavern, traduzione inglese del francese Caveau, andò ben presto oltre il suo modello lanciandosi a capofitto nel futuro musicale che stava nascendo.

Divenne ben presto famoso per le sue beat nights, sessioni musicali che si protraevano fino all’alba e che erano animate dai gruppi emergenti che predicavano il nuovo verbo sonoro, il rock & roll. Alla prima, il 25 maggio 1960, partecipò un gruppo che si chiamava Rory Strom and the Hurricanes, tra i cui componenti emergeva un giovane promettentissimo batterista, dal nome d’arte Ringo Starr. Il 7 agosto fu la volta di un certo John Lennon e del suo gruppo The Quarrymen.

Ringo e Lennon erano destinati a tornare nel locale l’anno successivo, e a diventarne una attrazione fissa. La loro nuova band, The Beatles, aveva acquisito notorietà esibendosi in un locale simile, l’Indra, al n. 64 di Große Freiheit, una laterale della Reeperbahn, la via a luci rosse del quartiere di St. Pauli di Amburgo. Tornati in patria, i quattro ragazzi di Liverpool – come sarebbero stati chiamati gli Scarafaggi – decollarono verso la gloria mondiale proprio al Cavern, dove nei primi anni sessanta assommarono qualcosa come 292 esibizioni.

Ma non era tutto, se voleva diventare famoso in breve chiunque doveva passare di lì. Ecco dunque a ruota i Rolling Stones, gli Who, Elton Jones, per citare solo i più famosi. Gli anni sessanta furono gli anni d’oro del rock, della swinging London, dell’Inghilterra che tornava capitale di un impero non più politico ma musicale. Ma furono una parabola breve, effimera, come l’epopea dei Beatles che infatti non sopravvisse loro.

Nel 1973, dopo un’ultima esibizione del gruppo olandese Focus, una band di progressive rock, il Cavern chiuse i battenti definitivamente.

Riaprì nel 1984, ma del vecchio locale quasi interamente demolito non restava più nulla, anche se i nuovi proprietari si preoccuparono di farlo assomigliare alla leggendaria vecchia cantina fin nei dettagli, andando a ricercare gli stessi mattoni della costruzione originale. Adesso è il club di riferimento di tutte le tribute bands dei Beatles, che ogni agosto si danno appuntamento nei suoi locali per dar vita all’International Beatle Week Festival.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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