Due anni senza il Duca Bianco

di Sabrina Fabbri

DavidBowie180110-001

Gli ultimi anni ci hanno lasciati orfani di tanti musicisti ma questo lutto, a mio avviso, ha lasciato un vuoto più grande rispetto ad altri: sì perché David Bowie, nome d’arte di David Robert Jones, detto anche il Duca Bianco per il suo portamento elegante e distaccato, era un artista poliedrico, un musicista capace di suonare una decina di strumenti molto diversi fra loro, e si è cimentato anche nell’arte cinematografica; un uomo dalle mille facce, parafrasando Pirandello Uno, Nessuno, Centomila. Un’icona in oltre vent’anni di musica pop e rock, capace di inventare, si pensi alla creazione del genere Glam Rock – dove glam sta per glamour – all’inizio degli anni settanta, e anche reinventarsi in maniera camaleontica arrivando a creare vari alter ego come Ziggy Stardust, dove si presenta con capelli rosso fuoco, abiti attillatissimi ed un trucco androgino.

Già da piccolo era affascinato dalla musica americana e quando la maestra fece la tipica domanda «cosa vuoi fare da grande» lui rispose «l’Elvis Presley inglese»!

Fondamentale per la formazione musicale del giovane David fu il fratellastro Terry, di 10 anni più grande: fu lui che lo catapultò nella Beat Generation e nel mondo jazzistico dei bassifondi britannici. Ma la vera svolta fu quando il quindicenne David si unì ad alcuni studenti e formò la band The Kon-rads, inizialmente in qualità di sassofonista, poi come cantante: fu allora che il giovane artista iniziò a scrivere brani originali. Sempre in questo periodo, durante un litigio, gli fu sferrato un pugno: l’anello dell’assalitore lo colpì all’occhio sinistro, creando una lesione cronica il cui risultato fu la dilatazione permanente della pupilla che lo avrebbe lasciato con una percezione distorta della luminosità e della profondità di campo, oltre che con uno sguardo particolare.

Fu nel 1967 che Bowie iniziò la sua esperienza di attore con un film d’avanguardia in bianco e nero seguito poi negli anni da pellicole ben più fortunate come L’Uomo che cadde sulla terra del ‘76 o Furyo dell’83, oltre a svariati camei tra cui Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, per il quale aveva anche curato la colonna sonora.

DavidBowie180110-002Musicalmente fu il 1969 l’anno dell’incoronazione, quando Bowie eseguì Space Oddity alla trasmissione britannica Top of the Pops, che fece arrivare il singolo alla quinta posizione della classifica inglese; fino ad arrivare al 1972 che segnò la consacrazione con l’album Ziggy Stardust. Da qui è tutto un susseguirsi di cambiamenti, da un album di transizione come Aladdin Sane che contiene la splendida Time, passando per Diamond Dogs, album legato alla fantascienza e nello specifico al libro 1984 di Orwell, che contiene la bellissima e famosissima Rebel Rebel, fino ad arrivare ad Heroes, album cupo ed elettronico ma comunque non claustrofobico come altri album prima di questo. Ma è da qui, vedi Let’s Dance, che, per i fans più incalliti, inizia il declino, perché Bowie decide di spostarsi sul commerciale e sulla dance; d’altra parte David vede lungo, dal punto di vista economico, ed infatti venderà molto più dei precedenti album. 

Il nuovo millennio ci regala lavori come Heathen, che lo riportò sul mercato americano, Reality, giudicato dalla critica uno dei suoi migliori album, e The Next Day, che segnò il ritorno alla pubblicazione di materiale inedito dopo 10 anni, e fu annunciato nel giorno del sessantesimo compleanno dell’artista.

L’8 gennaio 2016, giorno del suo sessantanovesimo compleanno, esce il suo ultimo lavoro in studio, Blackstar, che poco tempo prima era stato preceduto dall’uscita del singolo Lazarus, accompagnato dal video musicale.

Due giorni dopo, nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, David Bowie muore a causa dell’aggravarsi di un tumore al fegato, contro il quale aveva combattuto in segreto e che non gli aveva lasciato scampo.

Sabrina Fabbri

Sabrina Fabbri vive a Firenze, è una libera professionista che si occupa di ristorazione, con la passione della cucina, della musica ed anche della Fiorentina


Visualizza gli altri articoli di Sabrina Fabbri

Potrebbe interessarti anche ...

Commenta l'articolo