Addio a Novello ed alla sua Firenze

di Simone Borri

NovelloNovelli180111-001FIRENZE – Più che una persona, più che un grande artista, ieri se ne sono andate una città e un’epoca. Novello Novelli era nato a Poggibonsi, ma era fiorentino fino al midollo. Firenze guardava ormai a lui e a pochi altri sopravvissuti di quella generazione e di quel tempo per ricordarsi di se stessa, di cos’era la fiorentinità.

Quella capacità di mettere in soggezione chiunque, con le labbra appena increspate da un sorrisetto di consapevolezza che veniva da lontano, come il Willy Signori di una sua celebre pellicola. Sembrava dire, come i vecchi fiorentini appunto erano soliti dire a chiunque: sono sopravvissuto a duemila anni di storia, mi farò mettere sotto da un bischero come te?

Quella capacità di spaziare incessantemente tra la cultura nella sua versione più alta e quella nella sua versione più popolare, padroneggiando una parlata fiorentina che per antica consuetudine non ha paura a usare alcuna parola – dalla poesia al turpiloquio – e che pure in bocca a lui non eccedeva mai, non sbracava mai, non cadeva mai di stile.

Novello Novelli era nato geometra, si era scoperto impresario (dei fratelli Santonastaso, chi appartiene ad una certa generazione, quella che si è appassionata alla sua vis comica fin dalle prime apparizioni, non faticherà a ricordarseli), era poi stato scoperto grande attore. Dal teatro Metastasio di Prato era stato prelevato dai Giancattivi, quel trio di ragazzacci terribili che lo aveva coinvolto nel loro primo, indimenticabile, forse ineguagliato successo: Ad ovest di Paperino.

Da lì la sua carriera di maschera espressiva anche quando impassibile (celebre lo sketch del pensionato SIP), di vecchio saggio dispensatore di imprevedibile e fulminante saggezza, di portatore di quelle borse sotto gli occhi che parlavano da sole, era decollata irresistibilmente.

Non si possono concepire Francesco Nuti, Athina Cenci, Alessandro Benvenuti, Leonardo Pieraccioni, Massimo Ceccherini, Alessandro Paci, Carlo Monni e tanti altri senza Novello Novelli. Non si può concepire Firenze senza di lui, è una città che stamattina si sveglia irrimediabilmente orfana. O forse non si sveglia affatto, perché un certo suo modo di essere – che la rendeva appunto Firenze – è morto insieme a lui.

Gli portavamo il rispetto e l’affetto che portavamo ai nostri nonni e ai nostri babbi. Un po’ intimoriti al suo cospetto, e tuttavia incapaci di restare seri se non a prezzo di sforzi sovrumani. In soggezione davanti al suo sguardo scrutatore, riconciliati con il mondo dal suo sorriso improvviso, dalle sue battute fulminanti.

E adesso travolti dalla malinconia perché con lui se n’é andato il nostro tempo, la nostra città, la nostra vita o almeno quanto di meglio c el’ha fatta amare.

Addio Novello, a te ed alla parte migliore della nostra Firenze.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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