The Wall: 38 anni

di Sabrina Fabbri

PinkFloydTheWall171202-001FIRENZE – Il 30 novembre 1979 esce l’undicesimo album dei Pink Floyd, The Wall. In generale è la storia di una rockstar che, per non farsi sopraffare dai suoi traumi psicologici infantili, costruisce un muro mentale dietro al quale isola i propri sentimenti, ma in particolare ciascuna delle 26 canzoni presenti nel doppio LP racconta una storia a sé.

Infatti ognuna percorre la vita di questa rockstar di nome Pink (si pensa che il personaggio sia basato su Roger Waters e, marginalmente, Syd Barrett) a partire dall’infanzia, si pensi agli insegnanti dispotici e dediti a punizioni corporali, fino al processo mentale che porta il protagonista ad essere condannato all’abbattimento del muro, lasciandolo così alla mercé dei propri simili.

L’album fu un enorme successo mondiale, vincitore di numerosi dischi d’oro e di platino, così come il tour, soprattutto per gli strabilianti effetti scenici innovativi per quel periodo: ed infatti per gli album successivi la band decise di non esibirsi in altri tour per non rischiare di non essere all’altezza di The Wall.

Nel 1982, grazie al regista e sceneggiatore Alan Parker, uscì nelle sale la trasposizione cinematografica dell’album che venne presentato fuori concorso al Festival di Cannes: metaforica e simbolica quasi quanto l’album musicale, la versione cinematografica venne scritta dal bassista dei Pink Floyd Roger Waters, fu uno dei primi film ad essere presentato in Dolby Stereo e viene ricordato soprattutto per la musica e per le sequenze animate.

Questo album segna un giro di boa nella carriera dei Pink Floyd che, proprio all’inizio della sua realizzazione, licenzieranno il tastierista Richard Wright, facendo così venir meno una delle caratteristiche delle precedenti realizzazioni musicali, le cosiddette tastiere a tappeto, sostituite con pianoforte ed orchestra che però davano un aspetto meno onirico e delirante alla musica del gruppo.

Una curiosità: il singolo Another brick in the wall fu  bandito in Sudafrica in quanto era diventato un simbolo della lotta all’Apartheid.

Sabrina Fabbri

Sabrina Fabbri vive a Firenze, è una libera professionista che si occupa di ristorazione, con la passione della cucina, della musica ed anche della Fiorentina


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