Il muro del pianto

di Simone Borri

IsraelePalestina171207-001L’ultima trovata degli analisti di politica internazionale è che si tratta di un conflitto asimmetrico. Israele dispone degli armamenti più sofisticati, forniti dagli Stati Uniti. I palestinesi, che poi sarebbero Hamas, una organizzazione con dichiarate finalità terroristiche, combatterebbero con ferrivecchi e sassi.

In effetti, una certa asimmetria c’é. Un paese di otto milioni circa di abitanti accerchiato da un miliardo di musulmani si trova decisamente in condizioni asimmetriche, sia nella geometria euclidea, sia in qualsiasi altra elaborata dalle nostre ideologie in voga o sopravvissute a se stesse.

A giudicare dalla periodicità e dalla virulenza con cui riemerge, l’antisemitismo fa parte ormai del nostro background culturale così in profondità da trascendere ogni livello di coscienza politica e civile. Con il corollario dell’antiamericanismo che è tutt’ora un must, un requisito per essere ammessi in società. In quella società che è passata indenne e imperterrita dal fascismo alle varie articolazioni ideologiche di sinistra dal dopoguerra ad oggi.

Hitler e Mussolini non hanno affatto perso la Seconda Guerra Mondiale. Al contrario, l’hanno vinta. Magari non subito, ma alla lunga, appena la contingenza ha permesso all’inconscio collettivo di riaffiorare, con i suoi pregiudizi millenari. C’è una costante innominabile anche in questa nostra società di italiani brava gente, ed è l’antisemitismo coltivato scientificamente dalla Chiesa Cattolica nel profondo delle nostre cortecce cerebrali.

L’ebreo è dalla crocefissione di Cristo in poi il nemico da cui guardarci, di cui desiderare lo sterminio senza remore morali. E’ il ricco che ci affama tramando nell’ombra, la causa – facile da individuare – di tutti i nostri mali. Molti addirittura credono che sì, forse i tedeschi esagerarono un pochettino in quei 12 anni di regime nazista, ma che l’idea di fondo era valida. Chi è stato capace di uccidere Dio, non sarà mai uno di noi. Sarà sempre la madre di tutti i nostri nemici più temibili.

Prima e dopo il 25 aprile 1945, in camicia nera o in camicia rossa con la stesa disinvoltura, noi abbiamo odiato l’ebreo. Nel dopoguerra ciò è stato più facile, senza bisogno di ricorrere a complotti scritti nei Protocolli dei Savi di Sion o impliciti nelle lobby demo-pluto-giudo-liberal-massoniche. Nel dopoguerra c’è stato lo Stato di Israele a incarnare i nostri timori, il nostro disprezzo inconscio o riaffiorante, il nostro odio malcelato. C’è stata una ideologia, quella comunista, che ha saputo ereditare con naturalezza tutti gli aspetti più odiosi del nazifascismo, quelli legati alle teorie sulla razza. In fondo, Stalin e Hitler facevano a gara con il pallottoliere a quanti ne ammazzavano. Di ebrei, s’intende. Perché sulla loro natura malvagia erano perfettamente d’accordo, tra sé e con la Chiesa Cattolica che aveva fornito il supporto culturale anche a loro che allora la rinnegavano.

Ecco quindi che all’ennesima recrudescenza del conflitto arabo-israeliano, o israelo-palestinese, ci viene naturale schierarci a prescindere. I manifesti, le foto, le vignette sotto cui andiamo ad apporre le nostre firme, i nostri mi piace, i nostri commenti entusiastici sono quelli scritti in arabo, da Al Jazeera o da altri califfati multimediali. Poco importa che l’arabo non lo sappia nessuno, le verità di fede sono tali di per se stesse.

A condire e insaporire la pietanza, accanto al Grande Satana Israele c’è il Grande Satana U.S.A. L’antiamericanismo della sinistra italiana è un fenomeno da studiare. Oppure la cosa più semplice da spiegare. La sconfitta nella guerra di Mussolini rode ancora, gli americani li sopportiamo, ma dio solo sa cosa daremmo, o abbiamo dato, per vederli bruciare insieme alle loro lobby ebraiche, insieme ai loro G.I. guardiani del mondo, insieme a quel capitalismo e consumismo che fanno tanto schifo alle nostre coscienze e anime belle. Anche se guai a trovare il benzinaio chiuso o il negozio di elettrodomestici sfornito. Guai a chi ci tocca il nostro tenore di vita. E’ uno sporco lavoro quello di tenere i nostri culi seduti sul morbido, qualcuno deve pur farlo. Lo fanno gli U.S.A., a noi tocca sbeffeggiarli e odiarli più o meno apertamente.

E’ un conflitto asimmetrico, quello alimentato dagli americani che riforniscono di armi i nazisti israeliani. Pensare così semplifica tutto. Sai quanto sarebbe più difficile e più pesante studiare un po’ di storia e mettere in discussione quelle ideologie con cui facciamo gli scemi per non andare in guerra almeno dal 1968 in poi.

IsraelePalestina171207-002Certo, gli israeliani reagiscono male, malissimo agli attacchi e alle provocazioni. Convivono male, malissimo con paesi vicini che hanno ancora nelle loro costituzioni l’obbiettivo della distruzione dello Stato di Israele. Sopportano male, malissimo un nemico che sarà anche male armato (ma non crediamo tuttavia che Russia, Cina e chissà chi altro vendano loro quotidianamente soltanto robaccia) ma che a far saltare in aria uno scuolabus di bambini ebrei ci mette cinque minuti. E lo fa con la stessa disinvoltura con cui usa i propri bambini come scudi umani alle rappresaglie israeliane. Certo, tutto ciò è odioso, da Sabra e Chatila in poi. Ma il conto dei morti ebrei non lo tiene nessuno. Sono perdite accettabili. E poi ci vorrebbe un funzionario meticoloso come Adolf Eichmann per tenere il conto di quanti israeliani sono morti per mano palestinese o araba a partire dal 15 maggio 1948, giorno in cui le Nazioni Unite dichiararono la nascita dello Stato di Israele.

Quanti giorni sono trascorsi da allora? 24.196, se non abbiamo contato male. Bene, non ce n’è stato uno in cui Israele ha potuto dirsi in pace con uno qualunque dei suoi vicini. Perché? Perché Maometto il Profeta ha stabilito nel 600 d.C. o giù di lì che nessuna autorità non islamica deve governare su quella sponda del Mediterraneo. Per questo motivo ci si ammazza nel Medio Oriente. A questa filosofia e a questa religione noi consegniamo ogni giorno le nostre coscienze, credendo di nobilitarle. Non ce ne importa niente dei bambini uccisi da una parte o dall’altra. Ci importa solo di vedere prima o poi gli ebrei ed i loro amici americani nella polvere. Perché questo ci hanno insegnato i Padri della Chiesa, analfabeti immondi al pari del Profeta islamico.

La gente di Palestina e di Israele, la gente comune forse a questo punto vorrebbe solo vivere in pace. E’ un conflitto asimmetrico, tra loro che sono lì a morire senza sapere più nemmeno perché (ammesso che l’abbiano mai saputo) e noi che siamo qui ben pasciuti, al caldo, al riparo, a sentenziare sciocchezze distillate da una incultura aberrante che ci è stata tramandata da duemila anni di inciviltà cattolica, sublimata da un ventesimo secolo a cui forse non ci meritavamo noi stessi di sopravvivere. E a cui, se continuiamo a cliccare pedissequamente mi piace a manifesti scritti in arabo, alla lunga non sopravviveremo comunque.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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