I simboli del Natale e dell’Epifania

di Simone Borri

letteradinatale171228-001Quando eravamo piccoli, i doni natalizi li portava Gesù Bambino, non Babbo Natale. Prima ancora, al tempo in cui erano piccoli i nostri genitori, erano i Re Magi a farlo in occasione dell’Epifania, secondo una versione più ortodossa delle Sacre Scritture.

Ricordo ancora la titubanza con cui i miei genitori si erano adattati all’usanza dei regali portati nella Notte Santa. A loro avevano raccontato una storia diversa, poi era arrivato il Concilio Vaticano II e soprattutto la società dei consumi sul modello americano, e la storia era cambiata. Ricordo anche la titubanza di noi bambini, che non sapevamo bene esattamente chi ringraziare dei doni ricevuti. Se il Bambin Gesù o quel Babbo Natale che lo stava soppiantando, nei cartelloni pubblicitari se non nella Dottrina.

Negli anni Sessanta, comunque, le famiglie italiane allestivano sia il Presepe che l’Albero di Natale e si disponevano la notte del 24 dicembre ad attendere l’arrivo dell’uomo vestito di rosso sulla slitta trainata da renne, proveniente dal Polo Nord con un sacco di doni richiesti dai bambini con le loro letterine. Difficile rintracciare fondamenti cristiani in questa fiction che tuttavia traeva origine da tradizioni risalenti alla notte dei tempi.

Per l’Epifania, che tutte le feste portava via, il rituale ad ogni buon fine si ripeteva, anche se nella calza della Befana c’erano più che altro dolciumi (e carbone). Nel frattempo, dopo l’aggiunta del Bambinello nella Mangiatoia, il Presepe si era arricchito anche della presenza dei Magi.

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Il Presepe (dal latino prae, davanti, e saepes, recinto) era lo spazio di fronte alla mangiatoia in cui era stato deposto Gesù appena nato, con tanto di Bue ed Asinello a riscaldarlo e processione di pastorelli e pecorelle venuti ad ammirare l’Avvento, la Venuta del Redentore, guidati dalla Stella Cometa appuntata sul tetto della capanna. Secondo la tradizione, l’invenzione del Presepe risale addirittura a Francesco d’Assisi. Il Santo, reduce dal famoso viaggio in Palestina nei Luoghi Santi, era tornato così suggestionato da ideare una rappresentazione fisica che trasmettesse la sua stessa suggestione mistica ai fedeli cristiani. A Greggio, nel reatino dove si trovava,San Francesco allestì la prima raffigurazione vivente della Natività.

L’Albero ha invece radici nella mitologia pagana. Yggdrasill, per i popoli del Nord prima della conversione al Cristianesimo, era la pianta che sorreggeva il Mondo e dava origine alla Vita. Celti, Sassoni e Vichinghi erano accomunati dalla credenza che gli alberi delle foreste nordiche avessero poteri magici. Fu abbastanza facile per i predicatori della nuova fede convincerli che si trattava di poteri mistici e taumaturgici analoghi a quelli della Croce, destinata a sostituirli nella mitologia religiosa e ad essere a sua volta identificata con l’Albero nelle celebrazioni liturgiche della Natività.

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Babbo Natale è Santa Claus, ed è ritornato a noi da oltre oceano nel Christmas Time, il Natale del secolo americano. Ma ce lo avevamo mandato noi oltre oceano, prodotto di un altro mito nordico e poi protocristiano. Santa Claus sta per San Niclaus, San Nicola o San Niccolò. Era, a quanto pare a leggere le vite dei Santi, una specie di Padre Pio medioevale, veneratissimo e accreditato di capacità miracolose speciali. La sua importanza divenne tale da costringere la Chiesa a venerarlo in modo altrettanto speciale.

Prima che San Francesco istituisse il presepe e dopo che in onore di Sant’Ambrogio di Milano importasse l’usanza dell’Albero celtico, San Nicola ebbe il suo posto nel calendario nei giorni del solstizio d’inverno secondo il calendario giuliano in vigore allora. Il 6 dicembre si prese a venerare l’uomo che portava doni sotto l’Albero, e secondo una deriva mistica tipica del Cristianesimo medioevale, i fedeli dimenticarono quasi che i doni nei Testi sacri li portavano i Magi, in adorazione del Bambin Gesù. Il 6 dicembre, nel calendario gregoriano, divenne poi il 25, data alla quale – sempre trasponendo nel Cristianesimo il mito della rinascita del mondo nel solstizio d’inverno – si faceva risalire la nascita di Gesu Cristo.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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