Calendario dell’Avvento – Giorno 18

di Simone Borri

VirginiaRaggi171218-001«Sindaco, sindaco, sindaco di Roma, Virginia Raggi sindaco di Romaaaaa». Succede raramente che romanisti e laziali si trovino d’accordo su qualcosa a Roma, eppure la sera di quel 5 giugno 2016 cantavano e saltavano tutti insieme, come se il Campidoglio fosse diventato l’Olimpico.

Quando una città come Roma viene da tre amministrazioni comunali che si chiamano Veltroni, Alemanno e Marino, e da ben due commissari straordinari in sei anni, o smetti di andare a votare o finisci a votare per la Vispa Teresa. Come è successo ai romani. 35,25% al primo turno, dove correva contro un’altra romana de Roma come Giorgia Meloni (dotata per la verità di ben altra grinta e personalità rispetto alle sue, ma purtroppo per lei penalizzata dal suo essere orgogliosamente legata al passato di Alleanza Nazionale). 67,15% al ballottaggio, distrutto il candidato PD Roberto Giachetti. I romani, disgustati della destra da Alemanno e Mafia Capitale, della sinistra dalla querelle Marino Renzi, finirono per scegliere le Cinque Stelle, confidando che il nume tutelare Grillo avesse fatto per Roma la scelta migliore.

Chissà se qualcuno salta ancora se non per la rabbia, dopo un anno e mezzo di Giunta Raggi. Si fa per dire, perché per vedere quella Giunta composta ed effettivamente all’opera c’é voluto quasi un anno. La Raggi ha cambiato più assessori al bilancio di quante sostituzioni ha avuto Totti nella Roma con Spalletti. L’ultimo bilancio è stato approvato contro il parere favorevole del Collegio dei Revisori dei Conti, accusato ovviamente di complottismo.

Partita come avvocatessa praticante nello studio del discusso Cesare Previti, la praticante sindaca nello studio Grillo – Casaleggio si è distinta fino ad oggi per una schizofrenia acuta tra fare e non fare. No alle Olimpiadi a Roma, si al Gran Premio di Formula 1, con circuito all’EUR. Sì allo stadio nuovo della Roma a Tor di Valle, no a quello progettato a suo tempo dalla Giunta Marino, che aveva evidentemente un numero di Stelle inferiore a Cinque. No al Parco archeologico del Colosseo, sì alla chiusura dei Nasoni, le storiche fontanelle romane, che avrebbe secondo lei scongiurato la crisi idrica della capitale nella scorsa estate.

Manca l’acqua a Roma, ed è la prima volta dai tempi di Giulio Cesare. La spazzatura resta spesso nelle strade e l’ATAC è in rivolta permanente. Secondo i 5Stelle, che si accingono ad esportare il modello romano a livello nazionale, è un complotto del PD. A nessuno viene in mente che il PD è buono a complottare solo contro se stesso, e che potrebbe trattarsi di semplice incapacità della sindaca, che attraversa le scelte – o non scelte – politiche come la Vispa Teresa che avea tra l’erbetta a volo sorpresa gentil farfalletta. Scelte che vengono fatte da altri, altrove, e che poi al Campidoglio nessuno sa tradurre almeno in fatti.

I romani non saltano più, e se la devono tenere per altri tre anni e mezzo. Voi la mettereste nel presepio? Se se ne stesse buona e zitta da una parte, come fa adesso al municipio della Capitale, anche sì. Ma se poi dopo un giorno o due al suo posto ci troviamo Luigi Di Maio o addirittura Beppe Grillo a sbraitare e a fare il gesto dell’ombrello alla Madonna?

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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