Calendario dell’Avvento – Giorno 17

di Simone Borri

EnricoMentana171217-001Lo chiamavano Cicciobello. Non solo perché al pari di Francesco Rutelli sembrava e sembra l’incarnazione vivente del celebre bambolotto, ma perché ne aveva e ne ha la stessa consistenza intellettuale.

Enrico Mentana è la prova vivente che l’informazione in Italia è in mano ai partiti, nella prima, nella seconda, nella terza repubblica. Figlio d’arte, figlio dei tempi, negli anni della contestazione esordì come libertario, salvo scoprire che con il P.S.I. di Craxi si saliva più in alto e più in fretta. Come quaglia, ha sempre saltato bene. Dopo essersi fatto un nome nella RAI del manuale Cencelli, passa a Fininvest pochi attimi prima che frani la prima repubblica. I tempi cambiano, il nuovo che avanza – Berlusconi – ha bisogno di far vedere a tutti che la neonata informazione delle sue reti non è asservita ai suoi interessi. Cicciobello è il faccione giusto per far apparire il TG5 imparziale.

I tempi cambiano ancora, ed eccolo salutare Berlusconi, baracca e burattini alla vigilia della loro disgrazia, perché l’Europa ce lo chiede. La scusa è un caso di coscienza, la mancata copertura mediatica da parte di Mediaset del caso Englaro. Ed un certo ostentato fastidio per l’entusiasmo della sua redazione alla vittoria del Cavaliere nelle elezioni del 2008. In realtà, ha già pronto l’ennesimo nido di quaglia, il contenitore dove realizzare la sua vera vocazione: fare da portavoce. Al partito che fa finta di non sostenere smaccatamente, al proprio superego.

Alla 7, la rete che si sta proponendo de facto come l’organo ufficiale del partito democratico on air, va a far le scarpe al bravo Antonello Piroso. Da allora, il suo TG sostituisce egregiamente la messa in latino preconciliare, con tanto di canti gregoriani. Ogni sera, l’omelia di Enrico Mentana, condotta tra l’altro sintatticamente come il soliloquio di un ubriaco,  addormenta inesorabilmente decine di migliaia di persone, rispolverando egregiamente la vecchia funzione di Carosello. Quando arriva il momento di dare le notizie vere, l’opinione pubblica in genere s’è già rotta le scatole.

Il clima si ravviva soltanto quando qualcuno lo contraddice, o esprime pubblicamente posizioni che lui non condivide. L’uomo ha le spalle coperte, da sempre, e può permettersi di dare dell’idiota a chicchessia, senza mezzi termini. Come quando si fa promotore – auspicabilmente soltanto su base volontaria, dilettantistica – di campagne come quella a favore dei vaccini di stato della Lorenzin. I suoi toni e i suoi anatemi allora incendiano l’aere e raggiungono toni impensabili anche per un Bonifacio VIII.

Risultato, la 7 non s’affronta più. Del resto, TelePD ormai non offre via di scampo. Cicciobello Mentana è in questo calendario non soltanto in veste personale, ma anche di rappresentanza di tanti suoi colleghi, gli Scanzi, le Gruber, i Severgnini, conferenzieri di professione prestati da una vita al giornalismo (e purtroppo mai restituiti). Gente dall’eloquio facile, capace di convincerti che sei un idiota davvero, come non manca di ripeterti peraltro più o meno apertamente ad ogni pié sospinto della sua liturgia.

Lo mettereste nel presepio? In Italia esiste la libertà di stampa, dice, ma anche quella dello spettatore. Vi immaginate, dopo cinque minuti del suo sermone serale o all’ennesimo sondaggio condotto per dimostrare la sostanziale tenuta di Baldassarre rispetto a Gaspare? San Giuseppe, la Madonna e perfino Gesu bambino si avventerebbero sul telecomando per fare zapping, e andare a vedersi in santa pace le Avventure di Babbo Natale. E tanti saluti a Cicciobello, d’ora in avanti proibito tra i regali da consegnare ai bambini.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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