Suonala ancora Sam

di Simone Borri

Casablanca171126-001FIRENZE – Quando la Warner Bros comprò i diritti di Everybody comes to Rick’s, lavoro teatrale scritto nel 1940 da due commediografi di modesto successo, Murray Burnett e Joan Alison, e ispirato al sentimento antinazista che si stava diffondendo nell’opinione pubblica statunitense dopo l’occupazione della Francia da parte di Hitler e la coraggiosa resistenza inglese ai blitz della Luftwaffe, auspicava di aver fatto un affare. Ma non poteva certo prevedere di aver messo in produzione quello che – è opinione ormai pressoché unanime di tutti i critici cinematografici – sarebbe stato giudicato come il miglior film di tutti i tempi.

Quando uscì negli U.S.A. il 26 novembre 1942, Casablanca ebbe un successo travolgente, da subito. Anche perché nel frattempo il paese aveva fatto il suo soffertissimo ingresso nella seconda guerra mondiale come paese belligerante, a seguito del giorno della vergogna a Pearl Harbor (ironia della sorte, sempre un 26 novembre, quello dell’anno prima, la flotta giapponese aveva lasciato la madrepatria sotto stretto silenzio radio per andare a recapitare alle Hawaii il suo proditorio carico di morte).

La storia è nota, e ormai ha i contorni della leggenda. Nella più importante e suggestiva città del Marocco sulla costa atlantica, sotto la sovranità puramente nominale del governo di Vichy della Francia non occupata dai nazisti, l’americano Rick Blaine – ex combattente della guerra civile spagnola dalla parte dei repubblicani (in pratica, un’icona del progressismo statunitense anni trenta) – gestisce un locale, il Rick’s Café Américain. Il punto di incontro di tutto ciò che di importante si muove nella città e nel mondo, dove si incrociano e si affrontano in una guerra ancora sotterranea ufficiali nazisti, resistenti e doppiogiochisti di ogni tipo.

In perfetto stile hollywoodiano, al dramma planetario si affianca quello personale. Rick viene in possesso di due ambìti lasciapassare per il mondo libero, proprio mentre la sua ex amante Ilsa Lund si presenta a Casablanca con tanto di marito leader della resistenza cecoslovacca, Victor Laszlo. Sotto gli occhi del nazista Strasser e dell’ambiguo capitano Renault della polizia francese, Rick dovrà fare la sua scelta. Che sarà quella di sacrificare se stesso ed il proprio amore in nome di ciò che è giusto, lasciando partire marito e moglie e avviandosi verso una ripresa della lotta clandestina assieme a Renault, rivelatosi nel frattempo simpatizzante dei Francesi Liberi.

Casablanca171126-002La propaganda di guerra e lo spirito di Hollywood non lasciavano scelta. La parabola di Rick Blaine e Ilsa Lund non poteva essere che quella di due eroi disillusi e scottati dalla vita che comunque facevano confluire senza quasi battere ciglio i propri destini personali in quelli di un mondo che si accingeva all’Armageddon, allo scontro finale tra bene e male. Nei giorni in cui usciva Casablanca, i G.I. di Roosevelt sbarcavano proprio nei pressi della metropoli marocchina per rovesciare sul piatto della guerra, dalla parte degli Alleati, tutto il peso di una superpotenza che avrebbe deciso quella guerra, e tutte le altre a venire.

Il miglior film di tutti i tempi fu il prodotto di questo clima e della scelta felice di affidare le parti di Rick e Ilsa semplicemente ai migliori attori allora in circolazione: Humphrey Bogart e Ingrid Bergman. Che su quel set recitarono alla loro perfezione. Ogni parola pronunciata, ogni muscolo del viso mosso, ogni espressione concorsero a quel risultato che oggi è codificato in tutte le enciclopedie del cinema. Il tutto sotto la regia attenta e consapevole di Manó Kertész Kaminer detto Miska, ebreo ungherese emigrato in America e dall’America hollywoodiana ribattezzato Michael Curtiz (un titolo su tutti, La leggenda di Robin Hood con Errol Flynn). Franklin Delano Roosevelt lo aveva eletto non a caso come regista preferito per le opere di propaganda di guerra che Washington commissionava a Hollywood.

Tra le sequenze girate da Curtiz e interpretate da Bogey e la Bergman, almeno un paio mettono i brividi ogni volta che, per l’ennesima volta, passano sullo schermo. «Suonala, Sam. Suona As time goes by! », chiede Ilsa al pianista Sam, sapendo – come sa bene anche Sam – che quella era la canzone di lei e di Rick a Parigi, prima che la guerra si mettesse tra di loro. L’incontro tra Rick e Ilsa alle spalle del povero pianista è da Premio Oscar.

E poi, quella Marseillaise che prorompe spontanea (anche l’occhiata degli orchestrali a Rick ed il cenno d’assenso di quest’ultimo valgono da soli un premio Oscar) a soverchiare il canto militare dei nazisti, coinvolgendo tutti gli astanti del Café e, immaginiamo, tutti gli spettatori al cinema e a casa.

Il miglior film di tutti i tempi. La seconda guerra mondiale come ognuno avrebbe sognato di combattere.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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