Se questo è calcio

di Simone Borri

Fasi di gioco di Spal - Fiorentina

Fasi di gioco di Spal – Fiorentina (foto Patrizia Iannicelli)

FIRENZE – La buona notizia è che Federico Chiesa ha rinnovato il contratto con la Fiorentina fino al 2022, e che al minuto 80 della partita contro la Spal a Ferrara segna un gol che con ogni probabilità evita – almeno per il momento – l’apertura ufficiale e clamorosa della crisi viola.

Tra il Pioli pre-gara che dice dobbiamo crescere ed il Pioli post-gara che dice stiamo crescendo c’é in mezzo una partita nella quale oltre alla prestazione del figlio di Enrico c’è veramente poco da salvare. E poco da guardare, malgrado una passione antica e non ancora del tutto dissolta porti la tifoseria fiorentina a riempire praticamente una curva dello Stadio Mazza. Ferrara è una distanza appetibile, la giornata è di sole, la speranza è l’ultima a morire. Firenze c’é, come se fossimo al Franchi. La domanda è: e la Fiorentina dov’é?

Parlando del match di sabato della Fiorentina Women’s, disputatosi a pochi chilometri da qui in quel di Ravenna, avevamo parlato di weekend difficile, quasi un crocevia romagnolo del destino per maschi e femmine. Ma mentre il pareggio di queste ultime è da rubricare come frutto di un momento non fortunato e del sovraccarico psico-fisico portato dalla Champion’s ed è assolutamente non compromissorio della bontà della stagione in cui le ragazze di Fattori e Cincotta difendono lo scudetto che hanno appuntato sul petto a maggio scorso, quello della loro controparte maschile è assolutamente desolante. In qualche modo definitivo.

Al Mazza di Ferrara si misura la dimensione reale di questa Fiorentina nata dalle mani di Corvino e messa in quelle di Pioli. E’ un match tra due provinciali, che vive di equilibri tattici e di episodi. Assolutamente noioso, disarmante in prospettiva. La Spal è una di quelle squadre che dall’inizio di stagione – per tranquillizzarci – continuiamo a ritenere dietro a noi ripetendo il ritornello meno male ci sono quelle tre (o quelle quattro)…. Ebbene, siamo sui livelli di quelle tre (o quattro). Almeno del Crotone che ci ha battuti e della Spal che stava per farlo.

Sale la quotazione di Federico Chiesa, e sale anche il debito di gratitudine che questa Fiorentina crepuscolare (dellavallianamente parlando) sta accumulando nei suoi confronti (oltre ad una sempre più probabile ingente plusvalenza). Se Federico imparerà ad essere più altruista nella finalizzazione del gioco, diventerà un campione completo, del livello del padre e di tutti quei giocatori che fanno la storia del proprio sport.

Degli altri, che dire? Poca fantasia, poca velocità, gioco da provinciali, come individualità e come squadra. Dietro spicca sempre di più Pezzella, che come il Gonzalo delle passate stagioni canta e porta la croce, mentre Astori e compagnia fanno l’una e l’altra cosa in modo approssimativo. Si soffre persino la prestazione dell’ex Felipe, non so se ci spieghiamo. Paloschi a tratti sembra un’ira di Dio e per poco non fa doppietta, gol annullato al pari del primo di Chiesa, giuste decisioni, ottimo arbitraggio di Calvarese. Nel mezzo, Benassi è tornato quello appena arrivato da Torino, Sanchez è rimasto Sanchez e Gil Dias non sai mai se gioca in diretta o è un replay.

Per fortuna la Spal bada più a non prenderle, perché la sensazione è che se volesse questo centrocampo viola potrebbe farlo a fette. In attacco, solito Simeone più cuore che lucidità, un po’ meglio Babacar che a questi ritmi tra altre quattro o cinque stagioni dovrebbe essere diventato un giocatore su cui fondare una stagione in serie A.

Se abbiamo omesso di citare qualcuno è perché vista la prestazione offerta se ne può fare tranquillamente a meno.

Ad un terzo del campionato andato in archivio (in maniera francamente indigesta), la Fiorentina ha 17 punti, e la stessa distanza dalla zona Europa League e dalla zona retrocessione. Il bicchiere è classicamente pieno a metà, che liquido contenga giudichi ognuno. A nostro parere, e contrariamente a quello di Stefano Pioli, con questi giocatori e questo gioco non si va molto lontano.

Le due città che si affrontavano oggi sono patrimonio artistico dell’umanità. A veder giocare così, c’é solo da sperare che prima o poi intervenga l’UNESCO.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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