La guerra dei mondi

di Simone Borri

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             La Guerra dei Mondi, 1953, regia di Byron Haskin

FIRENZE – «Signore e signori, vogliate scusarci per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle 7:40, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute ad intervalli regolari sul pianeta Marte. Le indagini spettroscopiche hanno stabilito che il gas in questione è idrogeno e si sta muovendo verso la Terra ad enorme velocità. (…)»

Con queste parole, un giovane regista radiofonico di 23 anni cominciò la trasmissione settimanale del programma Mercury Theatre on the Air alle 20,00 in punto del 30 ottobre 1938, presso gli studi della CBS (Columbia Broadcasting System), una delle maggiori emittenti statunitensi allora come adesso.

Sei minuti dopo, gli Stati Uniti d’America erano nel panico totale. Il regista si chiamava Orson Welles, e più tardi, raggiunta e consolidata una fama planetaria i cui primi clamorosi passi mossero proprio quella notte, avrebbe raccontato ancora quasi incredulo: «Furono le dimensioni della reazione ad essere sbalorditive (…) le case si svuotavano e le chiese si riempivano; da Nashville a Minneapolis la gente alzava invocazioni e si lacerava gli abiti per strada. Cominciammo a renderci conto, mentre stavamo distruggendo il New Jersey, che avevamo sottovalutato l’estensione della vena di follia della nostra America.»

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               Orson Welles, 1938

Leggenda vuole che Welles avesse ordito un clamoroso scherzo radiofonico ai danni dei suoi connazionali, intendendo così in maniera geniale dimostrare tra l’altro tutta l’efficacia del cosiddetto quarto potere, quel mondo mediatico radiofonico – giornalistico che poi avrebbe celebrato – nel bene e nel male – in uno dei suoi più celebri film, l’omonimo (almeno nella traduzione italiana) Citizen Kane.

Quella notte, lo scherzo di Welles riuscì così bene che la maggioranza dei suoi connazionali si convinse in un batter d’occhio di essere vittima nientemeno che di una invasione aliena, uno sbarco di extraterrestri ostili sul territorio americano. Lo sceneggiato radiofonico era talmente ben congegnato che nessuno prestò ascolto o ricordò la sua premessa introduttiva e nessuno arrivò tanto avanti nell’ascolto da udire i titoli di coda.

«Signore e signori, è la cosa più terribile alla quale abbia mai assistito… Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità… Qualcuno… o qualcosa. Nell’oscurità vedo scintillare due dischi luminosi… sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere… [Urlo di terrore della folla]…»

Nessuno o quasi, nell’immediato, si accorse che si trattava soltanto della lettura radiofonica dell’opera letteraria scelta da Welles per quella settimana: il capolavoro del quasi omonimo Wells, Herbert George, il pioniere dei racconti di fantascienza che con la sua Guerra dei mondi aveva dato alle stampe alla fine del secolo precedente uno dei primi best sellers della storia.

Il "tripode" di H.G.Wells in una illustrazione del 1897

Il “tripode” di H.G.Wells in una         illustrazione del 1897

La narrazione avrebbe seguito ovviamente la trama dell’opera di Wells: «Signore e signori, devo riferirvi qualcosa di molto grave. Sembra incredibile, ma le osservazioni scientifiche e l’evidenza stessa dei fatti inducono a credere che gli strani esseri atterrati stanotte nella fattoria del New Jersey non siano che l’avanguardia di un’armata di invasione proveniente da Marte. La battaglia che ha avuto luogo stanotte a Grovers Mill si è conclusa con una delle più strabilianti disfatte subite da un esercito nei tempi moderni (…)».

Fino alla sconfitta finale inattesa delle più avanzate armate aliene, a cui pochi radioascoltatori sarebbero giunti, essendosi tutti gli altri riversati fuori di casa in preda ad un panico devastante. Al termine della trasmissione, sulla quale il giovane Welles dicono che non riponesse alla vigilia troppe aspettative avendola giudicata noiosa, egli si recò in un vicino teatro per prendere parte alle prove serali di uno spettacolo, ignaro di ciò che aveva scatenato. Ne venne a conoscenza solo il giorno dopo.

Al netto dell’enfasi con cui i media dell’epoca ammantarono la vicenda e di quella inevitabilmente riversatasi nelle cronache diventate a seguire leggende, il risultato della lettura di Orson Welles fu talmente realistico da risolversi per lui in una enorme pubblicità, che portò la casa di produzione cinematografica RKO ad offrirgli un contratto per la realizzazione di tre film a Hollywood, dandogli così fama mondiale.

Fu inoltre un brusco e salutare risveglio per la nascente società di massa statunitense, suggestionata nel frattempo dalla letteratura fantascientifica e dal potere insorgente dei media. Sempre le cronache riportano come l’avvenimento ebbe un tale eco che quando tre anni dopo, il 7 dicembre 1941, l’aviazione giapponese sferrò l’attacco alla base navale statunitense di Pearl Harbor, molti americani scottati dalla notte degli alieni pensarono ad uno nuovo scherzo di pessimo gusto, e che Welles o qualche altro buontempone del suo calibro avessero colpito ancora.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche ad indirizzo storico, e lavora come dipendente nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni ha un posto importante la Fiorentina, è tifoso viola da sempre.


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