Asia, fuga dal pianeta Terra

di Simone Borri

AsiaArgentoLauraBoldrini171020-001FIRENZE – No, mi dispiace. A provare un minimo di solidarietà e perfino di simpatia per la signora Argento, proprio non ce la faccio. Per la causa delle donne che subiscono violenza sì, ovviamente. Per lei no.
E non c’entra nulla il fatto che sia una pessima attrice, una donna che non brilla decisamente per simpatia personale, un’esponente di quella intellighenzia di sinistra che scambia e fa scambiare il politicamente corretto propagandato da riviste patinate radical chic o il politicamente glamour propagandato da esponenti politici come Laura Boldrini per la vita reale.
Il fatto è che la vita reale è un’altra cosa. Da che mondo è mondo le donne subiscono violenza dagli uomini, spesso a scopo sessuale. L’istinto primordiale predatorio che si avvale di una oggettivamente maggiore forza fisica e di una plurimillenaria condizione di supremazia sociale di fatto è spesso – purtroppo – appena tenuto a freno da una vernice di civiltà ancora oggi più sottile di quanto ci faccia piacere constatare.
Da che mondo è mondo, si discute – per ignoranza o interesse nella quasi totalità dei casi – se sia stata la donna a provocare o se sia sato l’uomo a farsi trovare immaturo, non pronto. E’ un dibattito assurdo – semplicemente non si usa violenza sul prossimo se non a scopo di difesa personale – ma tutt’ora irrisolto. L’Islam taglia corto, perpetuando accorgimenti sociali da primo millennio, anziché terzo. Ma anche il mondo cristiano non scherza. Per capire di chi sia stata la colpa tra le due studentesse americane e i due carabinieri entrati in rotta sessuale di collisione a Firenze tempo fa, forse non ci basterà l’esistenza. Come in tanti altri casi analoghi.
Questa è la vita reale. Donne brutalizzate da uomini. Donne che devono sottomettersi, per sopravvivenza fisica o anche soltanto per sopravvivenza sociale, per esempio per avere o mantenersi un misero posto di lavoro.
Con tutto questo, la signora Asia Argento e l’intera vicenda Weinstein non c’entrano nulla. Da che mondo è mondo, le donne (e anche gli uomini, in molti casi) che vogliono fare cinema devono sottostare al produttore voglioso. Dai tempi di Greta Garbo, poi di Marylin Monroe, fino a questo Weinstein che – pare – non se n’é lasciata sfuggire neanche una, è andata così. Qualcuna risolseva la cosa sposandosi il produttore, o con espedienti analoghi. Altre sapevano recitare talmente bene da non dover forse passare sotto simili forche caudine (mi riesce difficile pensare ad un’Anna Magnani impelagata in simili vicissitudini, e non perché la grande signora del cinema italiano non avesse il suo fascino come donna….).
In ogni caso, mi riesce difficile pensare anche ad un sig. Weinstein armato di coltello o di pistola puntata alla gola di queste attricette, costrette a sottostare alle sue voglie per salvarsi la pelle. No, in palio c’era – e c’é sempre e da sempre in questi casi – la scorciatoia, la porta spalancata, il ruolo, la parte che non avrebbero mai avuto, nemmeno con un nome d’arte come Argento. Nel cinema, o sai recitare o apri le gambe, absit iniuria verbis. E a volte saper recitare non basta. Ma l’alternativa è tornare a casa a fare una vita normale, andare a lavorare come tutte/i. Non certo rimetterci la pelle o l’incolumità fisica.
No, mi dispiace. La signora Argento può emigrare senza nessuna solidarietà o comprensione, a parte quella – non casuale – di Laura Boldrini.
Le donne che possono fare da testimonial contro violenze e discriminazioni sono altre.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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