A Verona bene le ragazze, malissimo i maschietti

di Simone Borri

Tomovic e Astori, il passato e il presente

Tomovic e Astori, il passato e il presente

FIRENZE – A neanche un mese di distanza la Fiorentina torna al Bentegodi credendo di trovarvi ancora una volta punti e morale. Ne torna via stavolta con le ossa rotte. Stavolta il Verona che incontra è quello vero, mentre lei è un’imitazione sempre più pallida di quella che ci eravamo abituati a considerare come Fiorentina.

Non basta il solito avvio in discesa. Sesto minuto, Thereau crossa da sinistra lasciando sul posto Tomovic, Simeone inzucca di precisione senza neanche bisogno di saltare, sorprendendo Gamberini e fulminando Sorrentino. Viene subito da pensare a quello che è stato il leit motiv della vigilia. La Fiorentina oggi affronta se stessa in versione semi-vintage. La vecchia difesa dei bei tempi andati contro quella dei bei tempi a venire. Il Chievo schiera Tomovic, Gamberini e Dainelli, croci e delizie di tante stagioni in viola. La Fiorentina attuale risponde con Bruno Gaspar, Pezzella, Astori e Biraghi. L’occasione di confronto può essere ghiotta, o tragica a seconda del risultato finale.

Si comincia bene per noi, Gamberini anticipava poco negli anni verdi, figuriamoci adesso. Simeone è praticamente solo, non deve staccare nemmeno i piedi da terra e come un giocatore di carambola la mette dentro malgrado il volo dell’incolpevole Sorrentino. Esultanza tra gli 800 giunti da Firenze e tra i supporters rimasti a casa apaprtenenti alla frangia più ottimista del tifo. Esultanza più contenuta in chi è convinto che oggi – Bentegodi, cabale ed ex a parte – non sarà una passeggiata.

Difatti. La Fiorentina presente si spegne praticamente sul vantaggio, la Fiorentina passata aggredisce la partita e lo striminzito centrocampo viola (caro Mister Pioli, schierati a due si troverebbero in difficoltà anche Messi e Iniesta, non è difficile da capire) e si avventa alla ricerca di un pareggio che tarda solo una ventina di minuti. Gamberini anticipava poco, ma Biraghi anticipa anche meno, liscia un pallone per Lucas Castro che in elegante controllo e tiro beffa Sportiello.

Il resto del tempo annovera una serie di occasioni per i padroni di casa ed una sola, clamorosa, per gli ospiti. Ancora Simeone di testa, stavolta Sorrentino ci arriva. Ma i viola sono in difficoltà, il centrocampo a due e la difesa a vanvera facilitano il predominio del Chievo.

Ancora una sostituzione per Chiesa, malanno di che tipo?

Ancora una sostituzione per Chiesa, malanno di che tipo?

Si accascia al suolo una volta di più Chiesa. A questo punto è giallo, nel senso di mistero. O il ragazzo ha – da tempo – un malessere la cui natura sarebbe il caso di chiarire e possibilmente spiegare, oppure ha una fragilità muscolare che chiama in causa – da tempo – gli allenamenti estivi. In entrambi i casi, si ridimensiona la polemica sulla mancata convocazione in Nazionale da parte di un Giampiero Ventura che pure di talenti ne avrebbe bisogno come il pane per vedere la Russia l’anno prossimo.

Quando Chiesa finalmente viene sostituito da Pioli al 7’ della ripresa (entra Gil Dias), il Chievo è già in vantaggio. Lucas Castro è uno che vede rosso quando vede viola, già ai tempi del Catania ci dette un doppio dispiacere in una partita che al pari di quella odierna doveva essere vinta in tromba, a sentire gli opinion leaders. Uccella a ripetizione la difesa attuale come già uccellò la vecchia che oggi indossa la sua stessa maglia.

Da lì alla fine, gran confusione con occasioni da una parte e dall’altra, nessuna veramente nitida. Saponara rileva Thereau e Babacar Benassi. Entrambi lasciano il tempo che trovano. Le uniche palle decenti capitano sui piedi di Biraghi e di un Badelj che lascia sempre più perplessi, e questo la dice lunga sugli schemi attuali della Fiorentina. Simeone manca una deviazione sotto porta, la Fiorentina dei giovani finisce lì, quella dei vecchi festeggia una vittoria forse insperata ma sicuramente voluta.

Il Chievo conosce alla perfezione la propria dimensione, e si organizza ogni anno per restarci con dignità. La Fiorentina non sa più quale sia la sua, e di sicuro quest’anno si è organizzata per complicarsi la vita a dismisura. Un Simeone che gioca al limite delle sue possibilità ed un Chiesa peraltro progressivamente afflitto da qualche male oscuro sembrano al momento attuale le uniche frecce al suo arco. La difesa senza Laurini e l’assurdo centrocampo a due dietro in compenso sono frecce all’arco di qualsiasi avversario.

Con la media attuale di un punto a partita (alla fine sarebbero 38) e la perfetta parità tra gol presi e gol fatti, undici, anche la frangia più ottimista del tifo avrebbe ragione di cominciare a preoccuparsi. Chi invece si preoccupa degli avvoltoi, sarebbe bene si rendesse conto che la stagione comincia a puzzare di carogna.

Le nuove maglie della Fiorentina Women's con lo scudetto

Le nuove maglie della Fiorentina Women’s con lo scudetto

Quest’anno, non è detto che le imprese delle ragazze in viola, alle prese con una difficile conferma e la Champion’s League, riescano a coprire le magagne dei maschi. Bello comunque il gol della Zazzera che al 94’ sempre a Verona (crocevia del destino viola) agguanta il pareggio e salva l’esordio in campionato delle ragazze di Fattori. Bello anche il festeggiamento, se dobbiamo dire.

Sulle Women’s viola non volteggiano avvoltoi. La vera Fiorentina adesso sono loro.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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