Sportiello chiuso, ma non basta

di Simone Borri

Il rigore parato da Marco Sportiello al Papu Gomez

Il rigore parato da Marco Sportiello al Papu Gomez

FIRENZE – Fa rabbia? Certo che sì. Incassare il gol del pareggio al 94’ dopo esserci arrivati in un modo o nell’altro in vantaggio fa rabbia. Fa rabbia anche l’arbitraggio, a senso unico o comunque senza senso come non si vedeva da tempo. Fa rabbia veder vanificate prodezze di singoli e impegno collettivo, e quel contropiede lanciato a un minuto dalla fine da Babacar che all’inizio sembra Spadino Robbiati e poi si trasforma improvvisamente in Dino Pagliari (non ce ne voglia) accidenti se fa rabbia. Fa presagire anche il peggio, che infatti un minuto dopo puntualmente accade.

Fa tutto rabbia, ma niente come la prestazione complessiva della Fiorentina. Che gioca un tempo, sull’onda della prodezza del gioiellino Federico Chiesa (peccato non abbia i novanta minuti nelle gambe) e poi nel secondo sparisce dal campo, e tra lei ed il tracollo restano solo le prodezze di Sportiello, che mette su il cartello chiuso parando anche un rigore. E per pochi millimetri non arriva anche a sventare la beffa finale.

La vera beffa siamo noi, costruiti per levarci delle soddisfazioni, come ha di recente ribadito il ragionier Cognigni, e che per ora le stiamo dando agli altri. 2 vittorie, 1 pareggio, 3 sconfitte, 9 gol fatti e 8 subiti a casa di chi scrive sono una media preoccupante, anche per chi non ha altri obbiettivi di stagione che le corse spensierate sull’erba. O di stare a vedere come se la cava il mister Pioli, con il materiale umano messogli a disposizione.

Stasera se la cava meglio di mercoledi, per esempio Laurini rimane in campo fino alla fine. Ci sarebbe da spiegare che fine abbia fatto la contrattura muscolare che a suo dire l’avrebbe spinto a toglierlo dal campo allo Juventus Stadium, con le conseguenze che tutti sanno, ma non stiamo a sottilizzare. Stasera, del resto, il calo è generale, complessivo. I viola nella ripresa schiantano. Potenza della preparazione estiva che ormai privilegia il Santiago Bernabeu alle corse in salita? O potenza dell’Atalanta che semplicemente è più squadra, malgrado abbia lei quest’anno il doppio impegno campionato e coppa?

Stasera, la Fiorentina non rientra in campo dall’intervallo, così come il fischietto dell’arbitro Pairetto. Figlio d’arte, figlio di un altro arbitro che a suo tempo non ci fece certo regali (ricordate Oliveira? Lulu, non Maxi). Risultato, ci tiene a galla uno degli ex più clamorosi della serata, quel Marco Sportiello che Gasperini aveva a disposizione due anni fa e che evidentemente non stimava a sufficienza. Eccolo servito.

Gli altri ex sono da parte bergamasca. Ilicic è un’ira di Dio, francamente in quattro anni a Firenze non lo abbiamo mai visto giocare così, sembra tornato quello di Palermo. Perfino Kurtic pare migliorato, e viene voglia di coinvolgere nel discorso l’ambiente nel suo complesso. Che Firenze sia più – diciamo così – carezzevole nei confronti dei suoi portacolori rispetto ad altre piazze?

Il buon Josip pare a tratti incontenibile, corre e dribbla quasi più di Chiesa, e per fortuna stasera il suo piede su punizione non è registrato a dovere. Si vede che il gol dell’ex gli sarebbe estremamente gradito, ma niente. Sarà sicuramente per un’altra volta.

Pezzella in marcatura di Josip Ilicic, stasera quasi incontenibile

Pezzella in marcatura di Josip Ilicic, stasera quasi incontenibile

Anche il Papu Gomez stasera fa poche scintille, ne fanno più le sue caviglie quando ha il pallone. Sì, perché Fiorentina-Atalanta è, almeno nel primo tempo, una partita dove non si fanno complimenti, o palla o gamba, come dicevano i vecchi allenatori. Nella ripresa, con l’insorgere dell’ipossia viola, i nerazzurri orobici restano padroni del campo, e perfino le pedate dei padroni di casa cominciano ad andare a vuoto. Sparisce Chiesa, finisce di evaporare Simeone (troppo presto battezzato anche lui figlio d’arte, forse), entra Babacar a fare più confusione per i suoi che per gli avversari, e l’Atalanta gioca ad una porta sola.

In quella porta, Sportiello diventa saracinesca, compensando errori arbitrali e quelli dei compagni. Sono almeno quattro le parate decisive e strepitose, compresa quella del rigore del Papu concesso da Pairetto con troppa disinvoltura al dribblomane Ilicic. Dall’altra parte, nulla. Dopo l’eurogol di Chiesa (che in questi casi ci vien fatto di chiamare Enrico, per giustificato e nostalgico lapsus), ci sono i tentativi di Thereau che meriterebbero miglior sorte (soprattutto se l’ex Udinese non si dovesse spolmonare in un gioco a tutto campo altrettanto assurdo di quello imposto a suo tempo da Sousa a Borja Valero) e le due occasioni da rigore negate dall’arbitro. La trattenuta su Astori (pessima partita la sua, per il resto) e lo sgambetto di mano di Berisha su Gil Dias appaiono nette, e con questo liquidiamo il discorso sull’arbitro.

Non si tratta di avallare il commento interessato di Gasperini, ma di riconoscere una verità che se affrontata per il verso giusto non potrà farci che bene. A gioco lungo l’Atalanta poteva travolgerci anche senza gli aiuti arbitrali. Resta semmai la perplessità, in senso generale, su questa benedetta VAR che così come è concepita è destinata – e a ragione – ad alimentare le polemiche sugli arbitraggi anziché diminuirle.

La Fiorentina butta via altri due punti perché non ha difesa, a parte Pezzella ed un Laurini sul quale conviene insistere. Non ha centrocampo se manca Badelj (a vedere Sanchez verrebbe da chiedersi in che stato è il calcio colombiano, se costui è stato ed è nazionale), ha un attacco da squadra primavera, con il Cholito che forse un giorno diventerà qualcuno, o forse magari semplicemente un giocatore da serie A, ma che per ora viene preso a spallate un po’ da tutti i marcatori avversari. Con Babacar che si è ingegnato di disgustare probabilmente il quarto o quinto allenatore di fila. Con Thereau che se impiegato come ieri finirà una delle prossime partite sotto la tenda a ossigeno e fatalmente renderà meno di quanto consentirebbe un impiego più mirato.

Dei cambi, poco da dire, facciamo grazia al mister stavolta. Babacar a parte, Maxi Oliveira al posto di Biraghi sposta poco o niente, Eysseric al posto di Thereau è obbligato dalla enorme stanchezza del prode Cyril, ma il connazionale che prende il suo posto è – almeno ieri – fatiscente. Al pari degli esausti compagni.

Al netto di tutto, infatti, al 94’, quando già a tutti gli spettatori del Franchi sembra di sentire nelle orecchie la nota stridula del triplice fischio finale, non c’é un cane che vada perlomeno a frapporsi a corpo morto all’ultimo disperato assalto atalantino. Dopo quattro minuti di recupero giocati a ridosso dell’area viola, Cornelius ne ha ancora per sovrastare il suo marcatore saltando il doppio e offrendo all’accorrente e liberissimo Freuler un pallone d’oro e comodissimo da calciare.

Finisce con un pareggio che l’Atalanta ha strameritato. E con la Fiorentina ancora una volta principale responsabile della rabbia infinita che le rimane addosso, assieme a quel punticino che smuove la classifica, mantenendola tuttavia misera. Per le buone notizie, vedere semmai alla pagina economica. Alla voce Credit Suisse.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Lavora nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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