V Files: vorrei crederci

di Simone Borri

fiorentina-170514-003FIRENZE – Da tempo abbiamo la sensazione che per analizzare le prestazioni della Fiorentina servirebbero piuttosto i celebri agenti del paranormale Mulder e Scully che non le competenze e la sagacia del compianto Olivero Beha e di altri esponenti di un giornalismo e di un mondo che furono, e purtroppo non sono più.

V Files li avrebbero chiamati i nostri eroi, archiviandone tra l’altro la maggior parte come casi irrisolti. Non c’è niente infatti alla luce della scienza che possa spiegare una stagione come quella prossima a concludersi, ed in particolare i suoi momenti chiave, i testa-coda in stile montagne russe della banda Sousa. Zero punti o quasi con quelle del fondo classifica, bottino pieno con Inter e Lazio, due squadre che da inizio stagione hanno mostrato di essere giustamente accreditate di ben altra consistenza rispetto a quella dei viola.

Come contro i nerazzurri, i viola vanno in campo con lo stesso entusiasmo con cui una scolaresca affronta gli ultimi giorni di scuola, probabilmente con l’intimo sollievo di liberarsi a breve di un supplente sofferto tutto l’anno, con cui non si è mai legato, non c’è stato feeling.

Potrebbe fare di più, il refrain dello scolaro svogliato si ripete da inizio stagione per la Fiorentina. Andrà a finire che ci sarà incredibilmente addirittura spazio per le recriminazioni. Quel punto in più del Milan maturato grazie ad un gol in netto fuorigioco a Bergamo probabilmente sarà determinante per tenere indietro i viola, che pure dietro al Milan ci sono stati per quasi tutta la stagione.

La Lazio arrivava al Franchi rimaneggiata, in vista della finale di Coppa Italia (l’ennesima, con buona pace di chi continua a dire che siamo più fortunati dei laziali perché a loro è toccato Lotito….). La matematica ormai le garantisce quarto posto ed Europa League da testa di serie, e non le negava fino a ieri una ipotetica rimonta addirittura sui beneamati cugini giallorossi per un posto in Champion’s.

Come l’Inter, la Lazio deve fare – e fa – sul serio, e va addirittura avanti. Per 55 minuti, fino al gol di Keita, i viola sembrano il branco di ragazzotti in gita scolastica già visto altre volte. Ma stavolta Andrea della Valle non ha guardato negli occhi nessuno, e forse è per questo che le cose vanno a finire diversamente. Stavolta perfino Paulo Sousa capisce che è il caso di smetterla di scherzare col fuoco, e con la follia dei tre cambi in un colpo solo aggiusta la squadra in appoggio finalmente a due punte. Sarà un caso, ma come con l’Inter le due punte sfondano subito, ne fanno tre con facilità irrisoria e lasciano tutti a chiedersi se davvero non avremmo potuto fare di più, da settembre ad oggi. Il patema d’animo finale con la Lazio che accorcia la distanza e preme è il consueto sketch di Troisi in Non ci resta che piangerericordati che devi morire. Con la difesa che abbiamo, è un po’ che ce lo siamo segnato.

E torniamo ai V FilesVorremmo crederci, come recitava il celebre sottotitolo. Ma il Milan ha quel punto in più e partite più facili da giocare. Il Napoli domenica vorrà assaltare il secondo posto della Roma, e noi dobbiamo ancora capire se questi risvegli improvvisi sono come quelli dei pazienti del dottor Sachs, sono riflessi involontari come quelli delle rane di Galvani, sussulti d’orgoglio di scolari che tentano d’agguantare la sufficienza alle ultime interrogazioni, o un qualcosa che alla luce della scienza autorizzi a sperare in un finale diverso da quello che il merito sportivo ci aveva da tempo assegnato.

La verità è nelle ultime due partite, dicono Mulder e Scully. Poi, se Dio vuole, tutti al mare.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche ad indirizzo storico, e lavora come dipendente nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni ha un posto importante la Fiorentina, è tifoso viola da sempre.


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