Difesa a orologeria

di Simone Borri

Ignazio La Russa del gruppo 'Fratelli d'Italia' espone uno striscione con la scritta "La difesa è sempre legittima" durante la discussione ed il voto finale sulla modifica dell'articolo 59 del codice penale che riguarda la legittima difesa, Camera dei Deputati, Roma 4 maggio 2017. ANSA/FABIO FRUSTACI

Ignazio La Russa – gruppo ‘Fratelli d’Italia’

Ci si potrà legittimamente difendere, ma soltanto dal crepuscolo al sorgere del sole. Più d’inverno che d’estate, quindi, scontata anche l’ora legale. La Camera dei Deputati licenzia favorevolmente la proposta di legge della maggioranza a proposito della legittima difesa, sempre più invocata (o stigmatizzata a seconda dello schieramento politico) da quando la cronaca nera ha ripreso a fare la parte del leone nell’attualità.

Da tempo i governi a guida democratica ci hanno abituato alle prodezze più strabilianti, dove prodezze spesso e volentieri ha fatto rima con sciocchezze. Questa della difesa a orologeria rischia di batterle tutte, un compromesso pre-elettorale che vorrebbe inseguire la Lega Nord strizzando l’occhio ai buonisti.

Si può rispondere dunque alla violazione del proprio domicilio e/o della incolumità propria, dei propri cari, dei propri beni a mano eventualmente armata e senza il rischio di essere perseguiti da qualche magistrato che forse a suo tempo ha sbagliato Facoltà per la fattispecie di reato partorita da quel sonno della ragione che ha soprinteso alle ultime riforme del codice penale, denominata eccesso di difesa. Ma lo si può fare solo quando calano le ombre della sera, come nei vecchi fumetti di Nick Carter disegnati da Bonvi. E qui più che Zagrebelsky o Rodotà è il caso di scomodare altri studiosi, per dare un’interpretazione della (futura) norma. Ci vogliono Freud o Jung.

Il buio legittimerebbe quell’incertezza che giustificherebbe il cittadino nella sua risposta armata. Parificato a quel sonno della ragione che genera mostri (quando non esistono già, e magari siedono addirittura in Parlamento) di brechtiana memoria, il partito democratico lo ha eletto a discrimine della nostra coscienza Un quotidiano di informazione una volta prestigioso come Repubblica può addirittura titolare, sarcastico: Di notte si potrà sparare ai ladri. E giù gli opinion leaders dietro, da Saviano a Severgnini, a mostrarsi addirittura scontenti delle sciocchezze di governo, ma dal lato invariabilmente garantista. Unica (loro) consolazione, le tenebre metteranno su un piano di parità scassinatori e cittadini, rendendo difficile far centro a meno di non essere tiratori esperti.

Di giorno, mettendoci sullo stesso piano di questa corrente di pensiero, constatiamo che si dovrà continuare a subire. Che potranno sparare soltanto ladri e assassini. Per gli altri – i cittadini onesti – continuerà a valere la presunzione di colpevolezza stabilita dal codice attuale (e da chi lo applica) per chi è costretto a farsi giustizia da solo. Perché magari la giustizia dello Stato non esiste più, per volontà o difetto di risorse.

primariePD170505-001La parola passerebbe adesso a Palazzo Madama, per l’approvazione di tale sciocchezza nello stesso testo che spetta al Senato per effetto del rigetto del referendum costituzionale di dicembre da parte del popolo italiano, eroe almeno per un giorno. E qui il surreale diventa farsa. E’ il Renzi triumphans delle primarie PD che inaugura la sua seconda esperienza di segretario con un ’uscita estemporanea a proposito della legittima difesa ad orologeria, annunciando che ne promuoverà il cambiamento, addirittura lo stravolgimento, una volta in discussione nell’aula della Camera Alta.

Matteo Renzi si affida a quel Senato di cui fino a pochi mesi fa chiedeva a gran voce l’abolizione, per risparmiare al suo partito l’ennesima e più clamorosa figuraccia, per di più a ridosso della scollacciata kermesse delle primarie che indurrebbe a riconsiderare slogan e programmi: La democrazia abiterà anche qui, ma non risponde, è a letto malata.

Voci dell’ultim’ora vorrebbero addirittura il buon Renzi sul punto di stoppare il controverso provvedimento, finendo di ridicolizzare tra l’altro il partito che ha appena ripreso a dirigere. Se così fosse, peggio la toppa del buco. Matteo Renzi si sarebbe fabbricato in casa l’ennesimo referendum costituzionale, vincendolo stavolta in partenza. Il segretario del PD sostituisce nelle sue prerogative il Senato.

Contro il crimine, organizzato e non, si può ancora studiare qualche forma di legittima difesa. Contro uno Stato ridotto così, purtroppo non ce n’è più.

 

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche ad indirizzo storico, e lavora come dipendente nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni ha un posto importante la Fiorentina, è tifoso viola da sempre.


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