Un orizzonte liberale, contro le odierne utopie delle elitè

di Filippo Boretti

utopia-170414-001Trovo sempre interessante leggere di persone che hanno pensieri chiari e fondati su valori di riferimento, oltreché religiosi. La politica non è mai asettica, neutra, laica. La democrazia è sicuramente – anche – il luogo del confronto e delle decisioni o, meglio, dei compromessi. Dove si decida il punto di non compromesso è dato solo saperlo nel confronto – non solo della propria coscienza che potrebbe essere solo a sé referenziale – con la storia, la propria e quella dei valori cui riferirsi.

La politica prima di ogni altra cosa è etica, vorrei dire cultura millenaria, non può essere una nave senza porto, senza direzione, senza timone, senza traguardi, ovvero un barcaiolo senza nascita. Da persona, da cristiano, da omosessuale e da liberale, con una visione sussidiaria e solidaristica della vita, trovo il dragare nei diritti cosiddetti civili, di buona parte della politica odierna, privo di qualsiasi legame con la realtà, un’assurda miopia politica di una presunta élite che ha perso la bussolo per condurre fuori dalle secche della modernità l’Italia e l’Europa.

Il continuo appellarsi ai diritti cosiddetti individuali in nome di ulteriori diritti sul determinare la vita e la morte individuale sono la necrosi politica di una politica mortifera che non riesce a dire e a fare cose per la vita! Segno di una decadenza culturale, di uno sradicamento dai valori di riferimento e di una involuzione incapace di risolvere i gravi problemi che la società contemporanea occidentale ha di fronte alle vere sfide.

Una cecità politica, insomma, incapace di accreditare al mondo i valori giudaico-cristiani e di una laicità, fraterna, solidale e sussidiaria, che niente hanno a che vedere con il multiculturalismo o con la laicizzazione della società forzata tramite la democrazia e gli apparati democratici di uno Stato. La difesa – dunque, il divieto – è diventata una parola negativa, la novità senza radicamento un valore verso il quale abdicare ogni responsabilità civile e politica nei confronti di chi crede ancora in valori bi-millenari e secolari.

Accogliere è diventato un must e rendere uguali una subdola formula di socialismo contemporaneo dove chi prende il governo democraticamente modifica la società, il linguaggio, la cultura; dove gli uguali creati a tavolino resteranno diseguali nei fatti e nelle possibilità in una società fintamente liberale, ma prona ad uno statalismo che detta modelli di vita tramite regole e leggi.

Bene, a tutto questo legalismo senza visione, contrappongo una visione laica dello Stato, il quale torni ad essere un buon normatore, radicato nei valori propri di una nazione; cosicché, la parola legale o legalità torni ad avere un senso e ad essere rispettata. D’altra parte, i popoli si sono sempre mantenuti separati, mentre i mari – tenendoci distinti e difendendoci – sono stati il veicolo anche del dialogo, dello sviluppo, delle ricchezze.

Per essere ricchi e liberi non c’è bisogno di ulteriori diritti – individuali – ma sempre più di migliori ponti , meglio se robusti e difendibili; insomma, di uno Stato di diritto e liberale che resti tale.

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