Si salva solo Pasqual

di Simone Borri

El Khaddouri festeggia Pasqual per il gol vittoria

El Khaddouri festeggia Pasqual per il gol vittoria

All’ora di pranzo va in onda Mila Inda. Al di là dell’importanza storica dell’avvenimento – il primo derby della Madonina giocato al di là della Grande Muraglia -, quella meramente sportiva è che rossoneri e nerazzurri (scusate le R, dobbiamo abituarci) non riescono a superarsi, e nemmeno a giustificare il perché si trovino davanti a questa pur derelitta Fiorentina nel campionato 2016-17.

Il 2-2 solo all’apparenza scoppiettante di San Siro metterebbe in mano alla squadra viola un altro matchball, dopo quello di domenica scorsa, per la remuntada in chiave Europa League. Una squadra che proclama da settimane di crederci non dovrebbe farsi sfuggire una simile occasione, la seconda, sicuramente l’ultima.

La squadra in questione va in campo alle tre contro l’Empoli, squadra che lotta per non retrocedere. In settimana il suo presidente Fabrizio Corsi ha lanciato segnali distensivi alla città di Firenze, ricordando la sua militanza nella torcida viola e creando l’atmosfera per un trattamento in qualche modo di riguardo verso i suoi azzurri da parte dei padroni di casa.

Del resto, da qui hanno portato via punti in diversi, non ultimo quel Crotone in diretta competizione proprio con l’Empoli. Il vecchio cronista che ormai annusa l’aria in un attimo comincia a temere che si creino le condizioni per ristabilire la par condicio. E disonorare il derby della FI-PI-LI. Da parte viola ovviamente.

Per carità, lungi da chi scrive evocare entità come l’Ufficio Inchieste. O appellarsi, a giochi fatti, alle solite malversazioni arbitrali che sono il rifugium peccatorum di una tifoseria che a questa società e questa squadra non sa proprio più come rapportarsi. Un recente sondaggio tra i sostenitori gigliati ha dato come responso un 65% ancora disposto a sostenere la proprietà Della Valle. Di fronte a prestazioni come quella odierna non è facile certamente conciliare tale proposito con il risultato finale. Pessimo, definitivo, funesto. Venendo meno il campo pesante e il destino cinico e baro, l’unico alibi che resta è l’arbitraggio.

Il rigore di Manuel Pasqual

Il rigore di Manuel Pasqual

Oddio, l’ineffabile Mazzoleni ci mette del suo in questo 2-1 finale per l’Empoli, che manda gli azzurri sulla via del ritorno a casa con tre punti fondamentali per la salvezza, oltre che storici. Un rigore netto negato alla Fiorentina nel primo tempo ed uno improbabile assegnato all’Empoli in pieno recupero, oltre al raddoppio annullato a Kalinic subito dopo il pareggio momentaneo di Tello sicuramente complicano la vita alla banda viola.

Ma la squadra vista in campo oggi è un gruppo di disadattati, di sofferenti, di demotivati. Soprattutto demotivati. Oggi ci sono tutti, e al posto giusto. Ma sembrano andare incontro ad una débacle fin dalle prime battute. E’ la classica giornata in cui l’ospite va via con il bottino pieno. Alla prima occasione segna, ti sta a guardare mentre annaspi, e poi c’è spazio anche per gli sberleffi.

Che arrivano alla fine quando il fallo di Borja su Pucciarelli, o presunto tale, viene sanzionato dal dischetto dall’ex di turno. Quel Manuel Pasqual che – diciamolo chiaramente – si meritava assolutamente una soddisfazione così. Ma di sicuro la Fiorentina di Diego e Andrea Della Valle per riprendersi in faccia quelli che avrebbe inteso trattare come rifiuti da gettare via non è seconda a nessuno.

Il demotivatore Sousa, nel frattempo, ha tolto da almeno mezz’ora quel Bernardeschi che tutto il mondo vuole – e si prepara a chiedere a suon di cifre astronomiche – meno che lui. Ed anche quel Saponara che oggi ha vissuto male il suo giorno da ex, ma che dietro di sé ha il nulla. Poi tocca anche a Chiesa, con dieci minuti ancora da giocare. La devi vincere a tutti i costi, e che fai? Fai fuori tutto il quoziente di estro che hai davanti, metti in campo mattonella Ilicic (che prende il solito palo su punizione e nulla più), finisci di incasinare la testa di Tello che aveva appena trovato la sua posizione ed anche l’entusiasmo del goleador.

A quel disastro a nome Fiorentina restano soltanto sei partite per vedere il termine di questa agonia. Poi sarà la volta di quel disastro di direzione tecnico-manageriale metter mano all’ennesima rivoluzione. Salutando in primis quel disastro di allenatore che ha giustiziato al di là dei demeriti altrui questo disastro di campionato.

Mila e Inda dormono sonni tranquilli. A noi non ci vogliono nemmeno i cinesi.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche ad indirizzo storico, e lavora come dipendente nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni ha un posto importante la Fiorentina, è tifoso viola da sempre.


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