La Fiorentina ringrazia Paperumma

di Simone Borri

Khouma el Babacar

Khouma el Babacar

FIRENZE – Se alla fine dei giochi la Fiorentina non manterrà il Patto per l’Europa siglato con la città di Firenze dai suoi amministratori, la colpa non sarà stata certo dell’Appennino. Viola all’andata, viola al ritorno. Sempre di misura, come del resto tutte le vittorie della squadra gigliata da diverse domeniche a questa parte. Tre, per la precisione, ed è  un bello stop all’entusiasmo che vorrebbe rifiorire intorno alle sorti di questa squadra il constatare che dopo questa striscia positiva è sempre ottava, staccata di tre punti dal Milan (che riesce a minimizzare i danni della donnarummata a Pescara, la comparsata sui fumetti Disney è stata male augurante per il portiere rossonero), sette dall’Atalanta dei miracoli che sbanca clamorosamente Marassi, chissà quanti dall’Inter che gioca stasera in casa con la Samp.

Non siamo a niente, come si dice a Firenze. Tutto da rifare, come diceva un tifoso d’eccezione, Gino Bartali. Per mantenere i patti, di qui al termine sono tutte finali. Si comincia, anzi si ricomincia con la Sampdoria, poi ad Empoli e poi di nuovo al Franchi con l’Inter. A quel punto dovremmo saperne molto di più.

Rispetto all’andata, il derby appenninico di ritorno mette di fronte due squadre stanche soprattutto di se stesse. Il Bologna marcia ad un punto a partita, ed è uno dei più derelitti di sempre. La Fiorentina controlla il match, ma rumina gioco come di consueto, quando non può schierare i suoi ragazzi prodigio, i due Federico. Trame lente, prevedibili, affondi sporadici quasi sempre affidati a piedi poco addomesticati.

Ma la Fiorentina rispetto al Bologna ha qualcuno davanti capace della giocata individuale. Non parliamo di Milic, che al 51’ indovina l’unico cross degno di questo nome, ma di Babacar il cui stacco imperioso ad intercettarlo ed il cui colpo di testa millimetrico spiazzano il pur bravo Mirante e condannano un Bologna legittimamente fino a quel punto speranzoso di portare in fondo lo 0-0.

E così, dopo un primo tempo in cui solo la pioggerellina riesce a tenere desti gli spettatori del Franchi, e dopo una ripresa in cui un tiraccio di Saponara ed una punizione pennellata al sette da Borja Valero sono tutto ciò che fa la squadra padrona di casa per impinguare il proprio vantaggio, La Fiorentina fa tris tra lo scarso entusiasmo dei suoi irriducibili tifosi.

Molto più appassionanti le vicende della compagine femminile, che subito dopo Pasqua proverà a portarsi sul match ball scudetto. Tra parentesi, la richiesta di invertire le femmine con i maschi per la fine di questo campionato è sempre valida.

Sicuramente più interessante la conferenza stampa finale dell’ineffabile Paulo Sousa, che non trova di meglio che dare di disonesta a tutta la stampa locale. Quella che – per inciso – ci ha messo un anno buono oltre quelle mancate dimissioni che adesso gli rinfaccia, per cominciare a criticarlo.

Paulo Sousa sempre più lontano da Firenze

Paulo Sousa sempre più lontano da Firenze

«In questa stanza, con voi, l’onestà non è mai servita a niente», declama il Paulin Furioso, anzi Beffardo. Con questa storica dichiarazione che si spera valga anche come suo epitaffio sportivo, il mister viola dribbla domande sul passato, sul presente, sul futuro. Le critiche, del resto, non sono mai state ben accette non solo a casa Sousa, ma in generale in Viale Manfredo Fanti.

Ce ne faremo una ragione, così come delle mancate spiegazioni riguardo allo sporadico utilizzo di un Babacar che peraltro dopo aver segnato il gol vittoria dei viola neanche ha voglia di esultare e quasi a malapena sopporta l’entusiasmo dei compagni. O delle ragioni del ritorno di Sanchez al suo ruolo di centrale (qualche cronista lo battezza addirittura come erede dell’assente Gonzalo). In fondo, sono questioni minime, di contorno. Sanchez domina il centrocampo così come la Fiorentina domina il Bologna: per mancanza di avversario.

Molto più divertente, di questa partita e dei suoi commenti finali, il pesce d’aprile evidente con cui lo stesso Sousa aveva intrattenuto una stampa non disonesta e sicuramente meglio disposta nei giorni scorsi a proposito della proposta rivoltagli da Corvino circa il rinnovo del contratto.

Il primo aprile è un giorno così. Ti regala Antognoni (che non a caso tra l’altro ha parlato di prossimo allenatore viola italiano), ma poi anche il Sousa-pensiero. Se di pensiero si può parlare.

Una preghiera per quelli di Manfredo Fanti: prendete per la panchina chi volete, ma rimandate Paulin Beffardo ao Portugal.

Il pesce, dopo un giorno, comincia a puzzare. Anche quello d’aprile.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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