La Fiorentina è donna

di Simone Borri

Andrea Della Valle

Andrea Della Valle

FIRENZE – Nel cinquantenario della scomparsa di Antonio de Curtis in arte Totò, la Fiorentina Women’s gli rende omaggio segnandone nove in quel di Cuneo. Valgono quanto i tre anni di militare nella stessa città dichiarati dal Principe di Costantinopoli nonché della risata?

Valgono di sicuro come pretesa di ascesa al trono di uniche sostenitrici dell’ormai sempre più altrimenti desueto Orgoglio Viola. Le ragazze di Sauro Fattori e Sandro Mencucci sono ad un punto da uno storico ed emozionante trionfo. Il loro primo scudetto. Il terzo per Firenze, che non festeggia più dal 1969 e chissà se si ricorda come si fa. Domenica lo vedremo, nella suggestiva cornice dello Stadio Franchi su cui la dirigenza viola ha dirottato l’ultima e ormai decisiva partita casalinga delle viola girls. Decisione per la quale rivendichiamo orgogliosi la paternità, insieme allo staff di Controradio e al presidente di Fiorentina Women’s Sandro Mencucci, sempre sensibile e ben disposto ad iniziative di simile portata.

Manca un punto, e poi sarà solo festa. Non è più tempo di cuscini e radioline che volano per aria. Il calcio è cambiato, Firenze anche. Ma la vittoria di Alice Parisi & C., in merito alla quale ormai crediamo di poter abbandonare ogni precauzione scaramantica, casca in un momento particolarmente delicato per la città e la tifoseria. Il tutto grazie alla controparte maschile, della quale si parla – purtroppo, ma doverosamente – più avanti.

Nel frattempo, ad un passo dal paradiso, le Fattori girls si prendono un record importante, quello della più rotonda vittoria viola in trasferta, che apparteneva nientemeno che alla compagine maschile dei tempi di Uccellino Hamrin: 7-1 a Bergamo all’Atalanta, con il centravanti svedese che ne segnò ben cinque. Stavolta non c’è un mattatore, anzi una mattatrice. Segnano un po’ tutte le campionesse della Fiorentina, a dimostrazione che è prima di tutto la squadra che è super quest’anno, qualcosa di più della sommatoria delle singole, ottime individualità.

Per tutto il resto, soprattutto per le note dolenti, sempre più dolenti, c’è la squadra maschile. Andrea Della Valle incontra i ragazzi di Paulo Sousa in settimana, e sembra l’Al Pacino di Ogni maledetta domenica, il Sylvester Stallone di Rocky Balboa, il generale Patton alla vigilia dello sbarco in Sicilia, l’ammiraglio Nelson alla vigilia della battaglia di Trafalgar. Chi più ne ha più ne metta.

La Fiorentina non ne ha più, e non ci mette nulla. Il film della partita dei maschi si intitola Dimenticare Palermo, e ci perdoni da lassù il compianto Francesco Rosi se ci permettiamo di accostare ad un suo capolavoro lo spettacolo indegno andato in onda allo stadio Renzo Barbera, già la Favorita, del capoluogo siciliano.

In campo ci va una squadra sola, ed è quella che ormai è più che virtualmente condannata a retrocedere in serie B, non quella a cui si sarebbero riaperte improvvisamente (ed immeritatamente) le porte dell’Europa. I rosanero vogliono fare bella figura, i viola ormai sono abituati alle figuracce. Basta abbandonarsi alla ormai indefettibile regia del mister venuto dal Portogallo, e che in Portogallo non tornerà fino alla fine del campionato, per scelta precisa di questa indefinibile società.

Andrea Della Valle dice di averli guardati tutti negli occhi, uno per uno. Chissà cosa ha visto. In campo ci va il nulla, a prescindere dalle solite scelte incomprensibili dell’allenatore e di una campagna acquisti che è soltanto da dimenticare. Chiesa e Bernardeschi in panchina, assieme a Saponara. Sanchez terzino assieme a Milic. Passi una settimana a dire di volerla e doverla vincere a tutti i costi, per approfittare dei passi falsi di non prodigiose avversarie. Forse pensi che te la risolva lo stellone di Babacar, e che tu ti possa permettere di dare le altre nove maglie così, come alla fiera del paese, come fai da inizio stagione.

La vendetta di Paulo Sousa è stato un piatto che si è freddato a lungo prima di essere mangiato. Il momento è arrivato adesso, con il danno di una qualificazione all’Europa League non solo mancata ma neanche giocata ed insieme la beffa dell’ennesima figuraccia con il fondoclassifica, dopo quelle con Empoli e Crotone. Se la Fiorentina fosse impelagata nella lotta per la salvezza, avrebbe la classifica avulsa perdente con tutte le contendenti.

Segna Alessandro Diamanti su punizione. Non sia mai che si neghi una soddisfazione ad un ex viola. Babacar per poco non la raddrizza nell’unica occasione capitatagli. Poi è praticamente un monologo del Palermo, fino al 90’ allorché Aleeesami raddoppia in contropiede. Ci sarebbe spazio nei minuti di recupero anche per un 3-0, Jajalo tira da distanza siderale, nemmeno una Fiorentina indegna come questa avrebbe meritato l’ulteriore sberleffo.

Cari amici viola vicini e lontani. Mancano quattro partite. Del portoghese più pagato e meno proficuo della storia del calcio viola ce ne libereremo, finalmente. Di Andrea Della Valle detto Medusa purtroppo no. Il fratello maggiore ormai è segnalato fisso a Chi l’ha visto? Il calcio maschile ormai da queste parti è divertente come le Primarie del PD.

Non ci resta che quello, splendido, femminile. Ed assiepare gli spalti del Franchi sabato prossimo per vedere le nostre meravigliose ragazze cucirsi sui petti quel triangolino tricolore che agogniamo ormai da una vita. E poi chiudere questa stagione, seppellendo nell’opportuno oblio le ultime gesta della squadra dei maschietti.

L’anno prossimo il giovedi tutti al cinema. Dice che il cinema italiano non se la passa tanto bene. Di sicuro, meglio del calcio fabbricato dalla premiata Ditta Della Valle.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche ad indirizzo storico, e lavora come dipendente nella pubblica amministrazione. Tra le sue passioni ha un posto importante la Fiorentina, è tifoso viola da sempre.


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